Reddito di cittadinanza, precari e dimenticati: la lettera dei lavoratori Anpal

Mentre la fase due del reddito entra nel vivo, tornano a protestare i 654 operatori con il contratto in scadenza e con il futuro in bilico: ''Ministro Catalfo, chiediamo la stabilizzazione''. Disagi anche per gli stranieri con il sussidio bloccato: quattro ricorsi in Tribunale

Foto di repertorio

Cambiano i ministri ma i problemi rimangono gli stessi. Tra le questioni lasciate in sospeso dal precedente governo e che quello appena nato dovrà cercare di risolvere il prima possibile c'è quella relativa ai 654 precari di Anpal, l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro. Qual è il problema? Il paradosso nasce con il reddito di cittadinanza, per cui è stato necessario assumere oltre tremila navigator, le figure che dovranno aiutare i percettori del sussidio a trovare un posto di lavoro. Ma mentre queste nuove figure trovavano occupazione proprio attraverso l'Anpal, allo stesso tempo gli operatori con contratto a termine, anche se con anni di esperienza, rischiano di perdere il lavoro e restare a casa. Per 27 di loro il destino è già stato questo, cosa che temono gli altri 654 precari che il prossimo 26 settembre hanno fissato uno sciopero sotto il ministero del Lavoro

In questo momento, con la fase due del reddito di cittadinanza che sta partendo in tutta Italia, i navigator sono stati assunti con un contratto di due anni, mentre il nodo dei precari resta ancora in un pericoloso limbo. Le stabilizzazioni previste dal decreto Imprese potrebbero infatti non bastare e non coprire la totalità dei lavoratori a rischio. Adesso, il problema che fino a qualche mese fa era di Luigi Di Maio ha cambiato destinatario, visto che a “gestire” il dicastero del Lavoro adesso c'è Nunzia Catalfo. Adesso sarà lei a dover risolvere questa bella gatta da pelare. 

Reddito di cittadinanza, la lettera dei precari Anpal: sciopero il 26 settembre

Dopo un anno di sit-in, mobilitazioni e proteste, il prossimo 26 settembre i precari Anpal hanno deciso di mettere in atto il primo sciopero del governo giallorosso, rivolgendo una lettera alla neo arrivata Catalfo chiedendo a gran voce la stabilizzazione di tutti i precari di Anpal Servizi. 

"Egregia ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, siamo i precari di Anpal Servizi che hanno animato nell'ultimo anno -si legge nella lettera- una determinata mobilitazione per le stabilizzazioni di 654 lavoratori. Durante i lavori dell'Indagine conoscitiva sul funzionamento dei servizi pubblici per l'impiego in Italia e all'estero, una nostra delegazione è stata da Lei ricevuta presso la commissione Lavoro del Senato. Già durante quel positivo incontro abbiamo avuto l'occasione di confrontarci sull'importanza di dotare Anpal Servizi di una pianta organica stabile, valorizzando l'esperienza decennale e le competenze strategiche messe a disposizione quotidianamente dagli operatori precari nelle attività di assistenza tecnica alle Regioni, al ministero del Lavoro, ai centri per l'impiego e al sistema formativo".

 "Vista la Sua esperienza professionale nei servizi per il lavoro, sa benissimo -spiega ancora la nota del Coordinamento nazionale precari di Anpal Servizi - Clap Anpal Servizi - che un sistema basato sulla precarietà dei diritti degli operatori non può che produrre precarietà dei servizi per gli utenti. Servizi non qualificati e sottodimensionati che non sono in grado di dare risposte a disoccupazione giovanile, intermittenza contrattuale, assenza di tutele, bassi salari che caratterizzano le biografie dei beneficiari del reddito di cittadinanza, dei riders, dei lavoratori vittime di crisi aziendali, per citare alcuni casi emblematici. Siamo ben consapevoli che, in questi lunghi anni di crisi economica e occupazionale, l'assottigliarsi del confine tra occupazione e disoccupazione, ha amplificato la condizione precaria di milioni di soggetti".

''Con la fase 2 del reddito di cittadinanza vanno stabilizzati i precari''

"Alla luce di una delle più importanti sfide che dovrà immediatamente affrontare con l'attuazione della fase due del reddito di cittadinanza, la stabilità occupazionale degli operatori ci sembra un elemento decisivo: sia per la sostenibilità organizzativa di Anpal Servizi, che per garantire diritti sociali e servizi di qualità agli utenti. Un tema su cui si sono espressi in più occasioni anche gli assessori regionali al lavoro ribadendo la necessità della nostra stabilizzazione", ricordano i precari Anpal. "La nostra intensa lotta ha portato a delle parziali aperture del ministero del Lavoro e dell'azienda, ma il percorso è ancora colmo di enormi limiti e di incertezze nell'attuazione. Nonostante la pubblicazione il 4 settembre del decreto 'Disposizioni urgenti per la tutela del lavoro e per la risoluzione di crisi aziendali', non è stato presentato dall'azienda il Piano industriale. Documento fondamentale a cui sono collegati sia la rimodulazione del Piano operativo 2017-2021, peraltro non ancora approvato da Anpal, che l'annunciato avvio delle stabilizzazioni. Un Piano industriale che nelle intenzioni avrebbe dovuto valorizzare il nostro patrimonio professionale come fattore di sviluppo del sistema di politiche del lavoro e di welfare", si legge ancora nella lettera.

Reddito di cittadinanza, occhio agli sms

Secondo i precari, "ad oggi, invece, non è chiaro quale sia il nostro ruolo e in che modo possiamo supportare le nuove sfide in atto". "Di una cosa siamo certi: per la struttura organizzativa di Anpal Servizi e per l'opportuna implementazione dei servizi connessi alla fase due del reddito di cittadinanza, è urgente dare immediata attuazione al decreto - avvertono - dotando fin da subito l'azienda di una pianta organica stabile. Attendere ulteriormente comporterebbe altri ritardi nell'organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive. A questi elementi non possiamo non aggiungere che il contesto di indeterminatezza in azienda riguarda anche ulteriori materie contrattuali e salariali". E gli operatori precari dicono no alle discriminazioni. "Per quanto concerne le criticità, è opportuno sottolineare che il piano presentato dall'amministratore unico Domenico Parisi, nell'incontro al ministero del Lavoro del 25 luglio, prevede l'assunzione a tempo indeterminato esclusivamente di 400 su un totale di 654 operatori precari. Un fattore di discriminazione insopportabile che è fonte di enorme preoccupazione in una comunità professionale già scossa dalla mancanza di risposte da parte dell'azienda ai 27 lavoratori con contratti a tempo determinato scaduti dal luglio 2018", continuano i precari.

"Viste le premesse e gli obiettivi del decreto Dignità, speravamo -spiegano i precari- di assistere alla trasformazione dei contratti a termine in contratti a tempo indeterminato e non a veri e propri esuberi di decine di unità di personale. Un'assenza di prospettiva per decine di lavoratori con contratti scaduti o in scadenza nei prossimi mesi proprio nello stesso periodo in cui è stata attuata l'assunzione di migliaia di navigator che hanno trasformato Anpal Servizi nella società di proprietà pubblica con il maggior numero di precari d'Europa". "Noi non abbiamo mai creduto alla 'guerra tra precari', la lotta che conduciamo per la nostra stabilizzazione non è mai stata in contrapposizione con i colleghi recentemente assunti. Da precari che hanno superato molteplici prove ad evidenza pubblica, ad ogni scadenza di contratto, non possiamo che augurarci si risolva il caso dei 'navigator' campani, da settimane in lotta. Le responsabilità e le forzature di Anpal Servizi non possono ricadere sulle spalle dei nuovi collaboratori precari", rimarcano dal coordinamento. "Auspichiamo che la sua azione di governo, che lei ha sostenuto sarà improntata 'all'ascolto, all'azione e all'operatività', affronterà in maniera decisa la condizione di vulnerabilità contrattuale in questo comparto del welfare, rafforzando fin da subito i percorsi di stabilizzazione degli operatori delle politiche attive", aggiungono i precari.

E i precari rivendicano anche il diritto alla libertà sindacale. "Ci auguriamo, inoltre, che sia rispettato il diritto alla libertà sindacale dentro Anpal Servizi, azienda che opera come ente strumentale dell'Anpal, vigilata dal suo ministero. Dopo diverse formali richieste di incontro, l'azienda non ha ancora convocato i rappresentanti delle Camere del lavoro autonomo e precario (Clap): un sindacato indipendente che in forza delle adesioni raccolte negli ultimi mesi è inequivocabilmente una delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative". "Nelle prossime settimane i lavoratori di Anpal Servizi continueranno lo stato d'agitazione su tutto il territorio nazionale con l'indizione di assemblee in azienda per preparare le nuove azioni di lotta. A cominciare dalla giornata di giovedì 26 settembre in cui si svolgerà uno sciopero e un presidio nazionale dalle 10,30 alle 14 sotto la sede del ministero del Lavoro. Chiediamo, quindi, che venga riconvocato con urgenza il tavolo di negoziazione presso il ministero con la sua partecipazione", conclude la lettera.

Reddito di cittadinanza “bloccato” agli stranieri: quattro casi in tribunale

Ma quello dei precari Anpal non è l'unico disagio legato al reddito di cittadinanza. Un'altra questione ostica riguarda il sussidio bloccato per i cittadini stranieri. Dopo la partenza del reddito di cittadinanza nell'aprile scorso, l'Inps, con circolare numero 100 del 5 luglio, ha bloccato l'esame di tutte le domande dei cittadini stranieri. Motivo per cui quattro associazioni hanno depositano un ricorso al tribunale di Milano per sbloccare il reddito di cittadinanza in favore di questi cittadini. 

"Una situazione assurda e ingiustificata contro la quale le nostre associazioni hanno proposto ricorso al tribunale di Milano.- sottolinea in una nota. Asgi, Avvocati per Niente, Fondazione Guido Piccini e Naga  - Abbiamo depositato il ricorso chiedendo che il tribunale ordini all'Inps di modificare la circolare e procedere all'esame delle domande presentate dai cittadini stranieri alle stesse condizioni previste per gli italiani".

Reddito di cittadinanza, "così non va": chi (e perché) ha chiesto una verifica

La vicenda è conseguenza del cosiddetto 'emendamento Lodi' che prevede l'obbligo per tutti i cittadini extra Ue di produrre, non solo l'attestazione Isee come i cittadini italiani e europei, "ma anche certificazione - spesso impossibile da reperire - 'rilasciata dalla competente autorità dello Stato estero, tradotta in lingua italiana e legalizzata dall'autorità consolare italiana' attestante la situazione reddituale e patrimoniale all'estero nonché la composizione del nucleo familiare". Si tratta, a dire delle associazioni "di una richiesta già di per sé illegittima (l'Isee viene già rilasciato dopo le verifiche dell'Agenzia delle entrate) e comunque spesso impossibile da soddisfare per l'inesistenza, nei paesi di provenienza, di un adeguato sistema di certificazione".

La norma prevede "comunque che un successivo decreto ministeriale stabilisca i paesi per i quali è 'oggettivamente impossibile' procurarsi tale documentazione, ma il termine per l'emanazione del decreto è scaduto il 18 luglio scorso e il decreto non è stato emanato. Il blocco nella erogazione del reddito di cittadinanza esclude a tempo indeterminato i cittadini stranieri senza alcuna giustificazione e deve quindi essere immediatamente rimosso".

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