Domenica, 18 Aprile 2021

Perché il reddito di cittadinanza sarebbe uno spreco (secondo Confindustria)

Il centro studi di Confindustria (Csc) consiglia di indirizzare le risorse per aumentare la platea del reddito di inclusione. Ma sul reddito di cittadinanza il M5s ci ha "messo la faccia"

Il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Continua a fare discutere il reddito di cittadinanza proposto dal M5s in campagna elettorale. E studi autorevoli ne mettono in dubbio l'efficacia, oltre che la fattibilità.

Reddito di cittadinanza: che cosa prevede (in teoria)

Il «reddito di cittadinanza» ipotizzato dai pentastellati prevede aiuti economici a cittadini e famiglie italiane considerate sotto la soglia di povertà. Spetterebbe a singoli (maggiori di 18 anni, e residenti in Italia) e famiglie, con differenti modalità in base a diversi parametri. A coloro che sono "poveri assoluti", cioè senza alcun tipo di reddito, andrebbero 780 euro mensili, in tutto 9.360 euro annui . A chi invece ha già un reddito, arriverebbe un’integrazione per l’importo necessario ad arrivare ai 780 euro.  L’accesso al reddito di cittadinanza sarebbe in ogni caso vincolato a un progetto di formazione e di aiuto dei centri per l’impiego (che dovrebbero essere riformati) di una ricerca di lavoro, anche di pubblica utilità. Se il lavoro eventualmente trovato viene rifiutato per più di tre volte si perde il diritto al reddito di cittadinanza. Il costo per le casse dello Stato è stato stimato attorno ai 15 miliardi di euro annui.

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Meglio reddito di inclusione o di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza proposto dal M5S coprirebbe una platea più ampia rispetto al reddito di inclusione (Rei), partito a gennaio, e garantirebbe un beneficio "molto più elevato" fino a 780 euro mensili per un single contro i 188 euro del Rei. Tuttavia comporterebbe uno "spreco ingente" di risorse pubbliche e rischierebbe di disincentivare la ricerca di lavoro. Lo sostiene il centro studi di Confindustria (Csc), secondo cui "affrettarsi a sostituire uno strumento appena partito significherebbe creare incertezza e allungare i tempi di implementazione".

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I tecnici dell'associazione di viale dell'Astronomia ritengono "più opportuno darsi il tempo per condurre una seria valutazione, specie delle modalità di attivazione al lavoro, e nel frattempo indirizzare le risorse per aumentare platea e beneficio" del Rei. Il Csc ricorda che la povertà è cresciuta "molto" con la crisi: ci sono 1,6 milioni di famiglie in povertà assoluta per un totale di quasi 5 milioni di individui.

Reddito di inclusione: a chi spetta

Il reddito minimo in Italia c'è e si chiama reddito di inclusione (Rei) e da luglio la platea arriverà a 700 mila famiglie, pari a 2,5 milioni di persone. Sono in regioni meridionali 7 beneficiari su 10 delle misure di contrasto alla povertà che secondo i dati dell'Inps hanno raggiunto il 50% della platea potenziale. I benefici economici del Reddito di inclusione, del Sia e delle misure regionali, spiega il presidente Inps Tito Boeri, "hanno raggiunto 251 mila famiglie al 23 marzo di quest'anno, coinvolgendo 870 mila persone". Il reddito di inclusione ha sostituito dal primo gennaio 2018 il sostegno per l'inclusione attiva (Sia), dimostrandosi "più generoso e favorendo le famiglie numerose". Attualmente il reddito di inclusione spetta a quei nuclei familiari che si trovano in almeno una delle seguenti condizioni:

presenza di un minorenne;

presenza di una persona con disabilità e di almeno un suo genitore o un suo tutore;

presenza di una donna in stato di gravidanza accertata (nel caso in cui sia l'unico requisito familiare posseduto, la domanda può essere presentata non prima di quattro mesi dalla data presunta del parto e deve essere corredata da documentazione medica rilasciata da una struttura pubblica).

presenza di una persona di età pari o superiore a 55 anni che si trovi in stato di disoccupazione.

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Tutti i dubbi sui costi

L'indigenza è legata a doppio filo alla "bassa partecipazione al mercato del lavoro". Con l'avvio del Rei, da gennaio l`Italia si è dotata di uno strumento universale di contrasto alla povertà su scala nazionale. Tuttavia, è partito con scarsi finanziamenti (2,1 miliardi di euro nel 2018) e si stima che potrà coprire solo la metà della platea. Il reddito di cittadinanza, così come descritto nel Ddl 1148 del 2013, coprirebbe una platea ben più ampia (2,8 milioni di famiglie) e garantirebbe un beneficio fino a 780 euro mensili.

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"Potrebbe però costare molto (30 miliardi di euro o più secondo varie stime, rispetto ai già elevati 17 miliardi prospettati dal M5S) - nota il Csc - e comportare uno spreco ingente di risorse pubbliche poiché verrebbe concesso anche a individui che poveri non sono. Per incentivare la partecipazione prevede solo l'obbligo di iscrizione ai centri per l`impiego, strutture che necessitano di una profonda e costosa riforma per poter garantire risultati apprezzabili nel facilitare l'avviamento al lavoro".

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