Venerdì, 5 Marzo 2021

Quel 2 per cento che rimane senza reddito di cittadinanza: che cosa succederà nel 2021

Al 98% di coloro che hanno presentato l'obbligatoria domanda di rinnovo è stata nuovamente erogata la prestazione nel mese di novembre 2020. Il Movimento 5 stelle difende a spada tratta la misura. Ma la parte di ricerca attiva del lavoro non va

Con le riattivazioni dei nuclei che avevano terminato il primo ciclo di Reddito di Cittadinanza nel mese di settembre 2020, aumenta a novembre nuovamente il numero dei nuclei familiari beneficiari di Reddito/Pensione di Cittadinanza, che raggiunge così il valore di 1,2 milioni, per un totale di 2,8 milioni di persone coinvolte e un importo medio mensile di 524 euro. E' quanto si legge in una nota Inps.

Al 98% di coloro che hanno presentato domanda di rinnovo è stata nuovamente erogata la prestazione nel mese di novembre 2020. Nel 61% dei casi si tratta di nuclei senza la presenza di minori e il 74% dei nuclei presenta al massimo tre componenti.

Il reddito di cittadinanza cambia nel 2021?

Il reddito di cittadinanza nel 2021 non dovrebbe subire radicali modifiche, ma è possibile che venga ancor più nettamente separata la parte relativa al sussidio da quella della ricerca lavoro. Non è un segreto che i navigator brancolino spesso nel buio, in pochi hanno trovato lavoro grazie alla struttura che è stata messa in piedi intorno alla misura simbolo del primo governo M5s-Lega. Anche per questo è stata ventilata l'ipotesi di riportare il Rdc allo spirito del Rei, il Reddito di inclusione varato dal governo Gentiloni.

"Il reddito di cittadinanza dà un sostegno importante alle famiglie italiane, era importante farlo immediatamente. Al suo interno c'è la riforma sul rafforzamento dei centri per l'impiego, che è rallentata per il covid" ha detto pochi giorni fa Nunzia Catalfo, ministro del Lavoro, nel corso di Omnibus su La7, ricordando come "entro il 2021 ci saranno le 11.600 assunzioni" previste, che porteranno il personale a circa 20mila unità. "La formazione è un tema centrale - ha aggiunto - e vogliamo rafforzare le politiche attive creando una rete forte che lavori in collaborazione con il privato, così che il disoccupato o il percettore del reddito abbia un solo punto di riferimento".

Lo stesso presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, ha più volte detto di vedere meglio il Rdc "come strumento di lotta alla povertà piuttosto che di politiche attive". Causa crisi, si potrebbe andare persino verso un ammorbidimento dei requisiti di accesso al Rdc. Il Reddito di emergenza infatti, rinnovato tre volte per 5 mensilità totali da 400 a 800 euro al mese, a fine anno finirà e quella platea va intercettata in un modo o nell'altro.

A Napoli e provincia 156mila famiglie con il Reddito o la Pensione di cittadinanza

A Napoli e provincia ci sono oltre 156mila famiglie con il Reddito o la Pensione di cittadinanza con 440mila persone coinvolte e un numero di nuclei che supera quelli della Lombardia e della Toscana insieme. Lo si legge nell'Osservatorio Inps sulla misura contro la povertà appena pubblicato. In Lombardia ci sono 102.429 famiglie con reddito di cittadinanza, meno della metà della Campania (252,256) pur avendo circa il doppio della popolazione della regione, In Toscana ci sono 40.162 famiglie con il reddito, poco più del Veneto (32.984) e dell'Emilia Romagna (37.201). Tra le regioni con più famiglie beneficiarie della prestazione ci sono la Sicilia (219.458) , il Lazio (117.424, oltre 84mila delle quali a Roma) e la Puglia

Come chiedere il reddito di cittadinanza

Per fare domanda di Reddito di cittadinanza nel 2021, quindi, per ora vanno rispettati gli stessi requisiti patrimoniali e reddituali previsti per chi fa domanda oggi. Serve un Isee aggiornato e quindi bisogna attendere il rilascio della Dsu aggiornata al 2021. Il valore dell'Isee, inoltre, non può superare i 9.360,00 euro, indipendentemente dal numero di componenti del nucleo familiare. Dal momento che si tratta di Isee 2021, i patrimoni presi in considerazione sono quelli relativi al 2019 (due anni precedenti alla data di presentazione della Dsu).

Non possono chiedere il Reddito di cittadinanza coloro che, nei 12 mesi precedenti alla data della domanda, hanno presentato dimissioni. Il nucleo familiare può ancora percepirlo, ma la persona che ha dato le dimissioni non sarà inclusa nella definizione del parametro di scala di equivalenza. Dato che inciderà sul calcolo dell'importo. Esclusi anche coloro che hanno percepito il beneficio ma gli è stato tolto a seguito di una sanzione. Si precisa inoltre che, in caso di sanzione, scatta una pena accessoria, per cui nessun membro del nucleo familiare può presentare domanda per i successivi 18 mesi. Se nel nucleo ci sono minorenni o persone con gravi disabilità, il limite scende però a 6 mesi.

Garante della Privacy in campo contro i 'furbetti' del reddito di cittadinanza e per favorire la sua erogazione solo a coloro che ne hanno diritto e per i quali risulti dimostrato il reale stato di necessità. Sono state approvate dall'Autorità per la protezione dei dati le misure che l'Inps adotterà per acquisire anche in modo massivo, sulla base di apposite convenzioni da stipularsi con diversi soggetti pubblici, le informazioni necessarie per effettuare i controlli sulla concessione del reddito di cittadinanza. Il parere favorevole dell'Autorità è stato reso sullo schema di provvedimento dell'Inps, che tiene conto di tutte le indicazioni fornite dall'Ufficio nel corso di interlocuzioni avute con l'Istituto per rendere lo schema pienamente conforme alla normativa nazionale ed europea. I trattamenti di dati che l'Inps dovrà svolgere, infatti, pur essendo finalizzati all'esecuzione di un compito di interesse pubblico, presentano, evidenzia il Garate, rischi elevati per i diritti e le libertà degli interessati in quanto prevedono scambi di dati personali - su larga scala e con modalità telematiche - relativi alla salute, alla condizione sociale e alla situazione economica e finanziaria, nonché a condanne penali e reati, riferiti principalmente a soggetti vulnerabili, anche minori d'età.

Luigi Di Maio difende il Rdc

"Sembra quasi surreale doverlo difendere ogni giorno. Leggiamo e sentiamo quotidianamente critiche a questa misura, che oggi dà sostegno a oltre 3 milioni di persone in povertà" dice Luigi Di Maio. "Giornali e non solo criticano il reddito dicendo che c'è bisogno di lavoro; grazie, lo sappiamo tutti che c'è bisogno di lavoro, sono decenni che c'è bisogno di lavoro, allora con questo discorso critichiamo pure le pensioni di invalidità, visto che alle persone invalide non va garantita solo una pensione ma anche l'assistenza dello Stato a 360 gradi. Che ragionamento illogico ed ipocrita - denuncia Di Maio - Lo stesso vale per i furbetti, sembra che siano spuntati fuori con il reddito, mentre da sempre ci sono persone disoneste che abusano degli strumenti di sostegno offerti dallo Stato". "E poi il tema dei controlli, come se spettasse al governo farli. Allora che facciamo, non si fa più nessuna legge perché tanto poi c'è chi non la rispetta? - incalza il ministro - La politica non può voltare le spalle alle persone che soffrono: abbiamo il dovere di aiutare chi ha bisogno, ma ogni giorno ci ritroviamo a combattere anche contro chi denigra questa legge di civiltà. Siamo stanchi".

Molte critiche al Rdc sono relative alla vasta platea di furbetti che lo hanno percepito senza averne in realtà i requisiti. E' poi di oggi la notizia che il "boss" della 'ndrangheta della locale di San Leonardo di Cutro percepiva illecitamente, a seguito di omesse dichiarazioni, il reddito di cittadinanza. Si tratta di A.M., arrestato il 29 maggio 2019 per associazione mafiosa, traffico di droga, riciclaggio, estorsione e usura nell`operazione "Malapianta" contro la 'ndrangheta di Cutro. È quanto ha scoperto la Guardia di Finanza di Crotone che, estendendo le indagini e tramite la collaborazione e l'interscambio informativo con l`Inps, ha scovato anche altre 7 persone, familiari conviventi di arrestati insieme al boss, che percepivano indebitamente il reddito di cittadinanza con false dichiarazioni.

Reddito di cittadinanza: i requisiti

Il richiedente deve essere cittadino maggiorenne in una delle seguenti condizioni:

  • italiano o dell’Unione Europea;
  • cittadino di Paesi terzi in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo, o apolide in possesso di analogo permesso.
  • cittadino di Paesi terzi familiare di cittadino italiano o comunitario - come individuato dall’articolo 2, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30 - titolare del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente;
  • titolare di protezione internazionale;

È, inoltre, necessario essere residente in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi due in modo continuativo. Il nucleo familiare deve essere in possesso di:

  • un valore ISEE inferiore a 9.360 euro (in presenza di minorenni, si considera l’ISEE per prestazioni rivolte ai minorenni);
  • un valore del patrimonio immobiliare in Italia e all’estero, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 30.000 euro;
  • un valore del patrimonio mobiliare non superiore a 6.000 euro per il single, incrementato in base al numero dei componenti della famiglia (fino a 10.000 euro), alla presenza di più figli (1.000 euro in più per ogni figlio oltre il secondo) o di componenti con disabilità (5.000 euro in più per ogni componente con disabilità e euro 7.500 per ogni componente in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza).
  • un valore del reddito familiare inferiore a 6.000 euro annui, moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza (pari ad 1 per il primo componente del nucleo familiare, incrementato di 0,4 per ogni ulteriore componente maggiorenne e di 0,2 per ogni ulteriore componente minorenne, fino ad un massimo di 2,1, ovvero fino ad un massimo di 2,2 nel caso in cui nel nucleo familiare siano presenti componenti in condizione di disabilità grave o di non autosufficienza, come definite ai fini dell’ISEE). Tale soglia è aumentata a 7.560 euro ai fini dell’accesso alla Pensione di cittadinanza. Se il nucleo familiare risiede in un’abitazione in affitto, la soglia è elevata a 9.360 euro.
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