Martedì, 20 Aprile 2021

"Il reddito di cittadinanza può scoraggiare la ricerca di lavoro, pesano i salari bassi"

La Corte dei Conti contesta la scelta di finanziare la misura in deficit e sottolinea che l'Isee non rappresenta "l'effettiva situazione economica e patrimoniale di molti dei richiedenti". Quanto alle pensioni nel prossimo triennio la spesa lieviterà da 269 miliardi a 305 miliardi

Foto di repertorio ANSA

L'introduzione del reddito di cittadinanza "segna un rilevante cambiamento e un potenziale progresso nelle politiche di protezione sociale del nostro Paese.  Tuttavia, il correlato incremento di spesa, se da un lato risponde ad una esigenza reale cresciuta con la crisi, cioè quella di contrastare la povertà, dall’altro, è motivo di preoccupazione per gli equilibri di bilancio di medio termine, date le condizioni di elevato debito pubblico del nostro Paese e la decisione del legislatore di finanziare la norma senza corrispondenti tagli di uscite correnti né incrementi permanenti di imposte". 

E' quanto rileva la Corte dei conti nel rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica. La magistratura contabile dunque promuove il reddito come strumento di lotta alla povertà, ma allo stesso tempo esprime una forte preoccupazione per la scelta di finanziare la misura in deficit. 

"Il reddito di cittadinanza può scoraggiare l'offerta di lavoro legale"

La Corte dei conti teme inoltre che "nonostante l’attenzione posta nel disegnare l’impianto dell’RDC e la previsione di un sistema di vincoli e sanzioni potenzialmente efficace nel contrastare gli abusi",  in un contesto come quello italiano "in cui è elevata la quota di economia sommersa e sono bassi i livelli salariali effettivi, lo strumento dell’RDC possa scoraggiare l’offerta di lavoro legale".

Rilancio dei centri per l'impiego: "Impresa meritoria ma difficile"

Per quanto riguarda i centri per l'impiego la loro situazione è tale "da fare dell’obiettivo del loro rilancio un’impresa tanto meritoria quanto obiettivamente difficile e che richiede, comunque, tempi assai lunghi. Su di essi - si legge nel rapporto -  viene ora operato un importante investimento, che segna una cesura con le esperienze passate e che è molto meritevole dal momento che in Italia è minima, nel confronto con altri paesi, la spesa per i servizi del lavoro nell’ambito della spesa sociale (0,04 del Pil contro lo 0,36 della Germania e 0,25 della Francia)".

Le stranezze dei dati Isee

Inoltre, lo stumento dell’Isee "resta lontano dal rappresentare l'effettiva situazione economica e patrimoniale di molti dei richiedenti le prestazioni assistenziali". Qualche stranezza in effetti emerge. Secondo la Corte dei Conti, "il patrimonio mediano risultante dall’ultimo rapporto di monitoraggio sull’ISEE è pari a 3.900 euro a nucleo familiare e solo qualche anno fa le stesse dichiarazioni evidenziavano patrimonio nullo nell’80 per cento dei casi".

Ad ogni modo "l’occasione è propizia per far fare un salto di qualità all’amministrazione pubblica nelle capacità di verifica e di controllo dell’attendibilità delle DSU e dell’ISEE".

La preoccupazione della Corte per lo stato dei conti pubblici

La Corte dei Conti esprime più di qualche perplessità per la crescita della spesa sociale. Sotto questo punto di vista, dati i vincoli della finanza pubblica italiana, "sarebbe stato più sostenibile un approccio improntato, per quel che riguarda l’ammontare del beneficio riconosciuto, a criteri di incrementi graduali".  E comunque "un eventuale minor esborso, rispetto alle stime originarie di spesa per il reddito di cittadinanza, ''andrebbe utilizzato, almeno sotto lo stretto profilo della sostenibilità dei conti pubblici, per ridurre il disavanzo e rientrare dal debito''.

Lo stato della finanza pubblica, del resto, non è così esaltante. Tutt'altro. "La spesa totale, in crescita in termini di prodotto nel 2019 e 2020" riprende a ridursi "solo nel biennio successivo per ritornare sui valori del 2018 (48,5 per cento). Esaurita la fase di discesa, gli interessi assorbono a fine periodo il 3,9 per cento del Pil". 

Quota 100: nel 2019 sale la spesa per le pensioni

A pesare, oltre al reddito di cittadinanza, è anche quota 100. "In termini di incidenza sul Pil - scrive la Corte -, la spesa pensionistica aumenta dal 15,3 al 15,9 per cento". "L’introduzione di Quota 100 ha posto sotto i riflettori una reale esigenza: quella di un maggior grado di flessibilità del requisito anagrafico di pensionamento", ma "a riguardo sarebbe necessaria una soluzione strutturale e permanente, più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati e tale da preservare gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema". In sostanza secondo i giudici contabili quota 100 è una toppa momentanea che peraltro peggiora lo stato dei conti pubblici, senza offrire alcuna soluzione strutturale.

La Corte ricorda a tal proposito che il Def 2019 "prospetta una crescita delle uscite per pensioni da 269 miliardi nel 2018 a 305 miliardi nel 2022, con un tasso di incremento medio annuo del 3,2 per cento".

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