Ridurre il reddito di cittadinanza per rifinanziare l'Iri: l'emendamento alla Manovra

Un emendamento al disegno di legge di bilancio sembra dare una notevole accelerazione all'intervento pubblico nelle aree in crisi industriale. Era stato il ministro Patuanelli a sancire la fine del tabù per la ricostituzione dell'Iri, ora c'è qualche novità in più

Il vice premier Luigi Di Maio con il Premier Giuseppe Conte (S) durante la presentazione della card per il reddito di cittadinanza, Roma, 4 febbraio 2019

Il ripristino dell'Iri approda in Manovra: lo si legge in un emendamento al disegno di legge di bilancio presentato in commissione nel quale si sottolinea come si potrà provvedere "ricorrendo al Fondo per il reddito di cittadinanza" al rifinanziamento dell'Istituto per la ricostruzione industriale che ha accompagnato il miracolo economico italiano.

In particolare come si evince dal disegno di legge di bilancio in discussione in Senato sono previsti alcuni definanziamenti per il ministero del Lavoro che riguardano proprio il fondo per l'introduzione del reddito di cittadinanza. Nello specifico si evidenziano come siano previsti 17 milioni di euro di minori stanziamenti per l'anno 2021 e 2022.

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Si tratta di una notevole accelerazione in merito all'annoso dibattito sull'intervento pubblico nelle aree in crisi industriale. Era stato il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ad indicare - parlando in commissione Industria del Senato - dell'Ilva e di Alitalia come esempi concreti di possibili nazionalizzazioni o di possibili interventi pubblici per "difendere l’interesse nazionale".

Ora nel testo dell'emendamento si sottolinea come saranno provvedimenti normativi successivi a provvedere a determinare i limiti di spesa, gli importi e i requisiti di accesso. Ma è un primo passo verso il ripristino di un tabù più volte evocato. 

Che cos'è l'Iri e perché se ne parla

L'Iri venne fondata nel gennaio 1933 da Benito Mussolini e il vecchio Istituto per la ricostruzione industriale ha sede proprio a fianco del Mise, il dicastero di via Veneto sulla cui poltrona l’ingegnere edile quarantacinquenne triestino è succeduto a Luigi Di Maio. 

Finanziata dal Tesoro e dalla Banca d'Italia, doveva riorganizzare le partecipazioni delle banche nelle imprese: un vero e proprio gigante economico capace di controllare attraverso le quote azionarie ben 600mila dipendenti alla fine degli anni Ottanta.

Tra il 1945 e gli anni '70 fu proprio l'Iri a guidare i principali progetti che portarono allo sviluppo produttivo e alla modernizzazione dell'Italia. Nel ventre dell'Iri sono cresciute Finmeccanica, Fincantieri, Fintecna, Alitalia, Alfa Romeo e l'Italsider di Taranto.

Con gli anni Novanta inizia il dogma dello "Stato minimo" e l'11 luglio 1992 l'Iri da Ente pubblico economico venne trasformata in Spa e sotto la presidenza di Romano Prodi diede il via ad un ampio programma di privatizzazione delle sue aziende, fino alla liquidazione sopraggiunta ne giugno del 2000.

Ora le crisi di giganti industriali come Alitalia e l'impianto siderurgico di Taranto hanno fatto tornare "voglia di intervento pubblico" dopo la stagione delle privatizzazioni degli anni Novanta, un nuovo statalismo caldeggiato soprattutto dai sindacati. 

Lo stesso segretario generale della Cgil Maurizio Landini aveva auspicato l'istituzione di "un'agenzia per lo sviluppo". In un recente sondaggio condotto da Termometro Politico per il programma tv di La7 Coffee break ha evidenziato come siano ancora molte le diffidenze verso un modello che in passato ha significato "debito pubblico" e "assistenzialismo statale".

nuova iri a cosa serve sondaggio-2

"Tutti hanno demonizzato la presenza dello Stato nell'industria, ma quello che oggi ci hanno consegnato tutte le crisi aziendali sono aziende private e multinazionali - sostiene il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo - Siamo stanchi di vedere questo film".

"Il Paese ha bisogno di un rilancio economico e asset strategici. Per l'Ilva di Taranto partiamo e restiamo fermi sull'accordo che avevamo fatto dieci mesi fa: la migliore acciaieria di Europa deve avere una produzione superiore a 6 milioni di tonnellate l'anno, senno' va in perdita e saremo costretti a venderla per forza".

Recentemente, in concomitanza con le poco rassicuranti vicende di AlitaliaArcelorMittal e le diverse fabbriche in crisi, per le quali sono aperti numerosi tavoli al MISE (Ministero sviluppo economico), è emersa nel dibattito politico anche la possibilità di rimettere in vita l’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) come strumento di intervento pubblico nell’economia.

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