Giovedì, 23 Settembre 2021
Economia Italia

"Cara ti lascio per il reddito", ora il governo studia le misure anti furbetti

Un emendamento presentato dalla Lega vuole bloccare sul nascere gli stratagemmi già adottati da molti per aggirare gli stretti paletti dei requisiti per accedere al reddito di cittadinanza

Il decreto istitutivo del reddito di cittadinanza continua ad essere bersaglio di una sequela di richieste di modifica, i cosiddetti emendamenti (quasi 1.600), presentati nel corso della conversione in legge del testo in Senato anche da parte delle forze di governo.

Se già ieri avevamo dato conto dei primi distinguo, oggi approfondiamo un emendamento presentato dalla Lega contro gli stratagemmi già adottati da molti per aggirare gli stretti paletti dei requisiti per accedere al reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza, il verbale anti furbetti

Se l'emendamendo della Lega verrà approvato a tutti coloro che faranno domanda per il reddito di cittadinanza e che si sono separati o divorziati dopo il 1 settembre 2018, dovranno certificare con "apposito verbale della Polizia Municipale" di non risiedere effettivamente più insieme.

Infatti il comma 6 dell'articolo 1 del decreto sul Reddito di cittadinanza esclude dall'accesso al reddito i coniugi separati e divorziati "qualora continuino a risiedere nella stessa abitazione".

Reddito di cittadinanza, a Palermo raddoppiati i cambi di residenza

Di fatto due coniugi potrebbero far finta di separarsi per ottenere il sussidio, cambiando solo nominalmente la residenza per far domanda di accesso al Reddito di Cittadinanza. Da diverse zone d'Italia si segnalano "strane" code all'ufficio dell'Anagrafe dopo l'approvazione del decretone, con un boom di richieste di cambio di residenza.

Se già avevamo messo in evidenza come il reddito di cittadinanza si presenta come una misura ibrida che, puntando sul sostegno al reddito incoraggia l'occupabilità, non solo esclude i poveri che non hanno una residenza (come i senzatetto), ma punta a ricollocare sul lavoro persone a bassa occupabilità lasciando invece scoperte le vittime degli esuberi aziendali che si apprestano a diventare i nuovi esodati. Ora l'allarme si sposta sulle risorse a disposizione, 6 miliardi di euro che rischiano di finire in pancia ai furbetti dell'assegnino. 

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