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Domenica, 5 Febbraio 2023
Novità in vista

Reddito di cittadinanza, cosa vuol dire che resta la "territorialità" e chi perderà il sussidio

Occhi puntati sul nuovo cosiddetto "decreto lavoro" atteso entro gennaio: si dovrà accogliere la prima proposta di lavoro per non dover dire addio al reddito? Le cose non stanno proprio così, ma ci sono novità impattanti in vista

Reddito di cittadinanza, si cambia (ma non troppo). Entro qualche settimana le novità saranno tutte nero su bianco. Vari interventi del ministero del Lavoro faranno parte del nuovo cosiddetto "decreto lavoro" atteso entro gennaio. L'attenzione è puntata anche, ma non solo, sul reddito di cittadinanza. Si punta a una nuova definizione dell’offerta di lavoro che non si può rifiutare per non perdere definitivamente il sussidio. 

Ma procediamo con ordine. Per gli "occupabili" il reddito di cittadinanza nel 2023 resta solo per 7 mensilità e decade già dopo il primo rifiuto ad un’offerta anche non "congrua". Per i 18-29enni che non hanno finito la scuola dell’obbligo è subordinato alla frequenza di corsi formativi. La quota dell'assegno destinata all’affitto sarà pagata direttamente ai proprietari. Il piano dell'esecutivo? Non dare un sussidio, ma il lavoro. Più facile a dirsi che a farsi.

Reddito di cittadinanza: cosa cambia quest'anno

Ora alle persone tra 18 e 59 anni (abili al lavoro ma che non abbiano in famiglia disabili, minori o persone a carico con almeno 60 anni d'età) il reddito di cittadinanza viene riconosciuto solo per 7 mensilità invece delle attuali 18 rinnovabili. Nel testo della manvora inviato alle Camere vengono introdotte anche altre novità. A partire dal 2023 anche chi rifiuterà una sola offerta di lavoro perderà il beneficio e sarà obbligatorio frequentare un corso di formazione o riqualificazione professionale (pena la decadenza del sussidio). 

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Il sussidio non sarà dunque cancellato a tutti i percettori, ma solo a coloro che sono tenuti a sottoscrivere il patto per il lavoro, hanno meno di 60 anni e nel cui nucleo familiare non ci sono disabili, minorenni o persone con più di 60 anni. Nel 2024 poi ci sarà una nuova revisione della misura, ma in ogni caso la maggioranza ha fatto capire che chi è "inabile" al lavoro potrà continuare a contare su un sussidio (che sia il reddito di cittadinanza o con un altro nome). Ora il decreto lavoro atteso entro gennaio nelle intenzione del governo dovrà "dare più flessibilità e meno burocrazia alle aziende, più sicurezza ai lavoratori" (Claudio Durigon dixit). 

Rimane il criterio di territorialità: cosa significa

Per quel che riguarda le offerte di lavoro ai percettori di reddito di cittadinanza, secondo indiscrezioni permarrà così com'è (o quasi) il criterio di territorialità (quindi un residente in Sicilia potrà rifiutare un lavoro di pochi giorni in Lombardia senza perdere il reddito, ad esempio). 

Cosa significa dunque, in concreto, che il reddito decade dopo il primo rifiuto di un'offerta anche non "congrua". La normativa in vigore finora prevedeva che l'offerta di lavoro dovesse essere idonea, sulla base di diversi parametri: il luogo di lavoro doveva trovarsi entro 80 km o 100 minuti di viaggio con mezzi di trasporto pubblici; la retribuzione non doveva essere inferiore ai minimi salariali previsti dai contratti collettivi; l’impiego doveva essere a tempo pieno o con un orario di lavoro non inferiore al 60 per cento dell’orario a tempo pieno previsto nei contratti collettivi; il contratto doveva essere a tempo indeterminato, determinato o di somministrazione; il lavoro doveva essere coerente con le esperienze e le competenze maturate. 

La modifica del requisito di "congruità" non significherà e si dovrà accogliere la prima proposta a prescindere dalla posizione sul territorio nazionale ma ci sarà invece meno "riguardo", probabilmente, all'esperienza lavorativa e con la coerenza con le esperienza pregresse del percettore di sussidio. Nelle prossime settimane si chiariranno i dettagli, ma il sottosegretario leghista al Lavoro Durigon nelle scorse settimane ha detto: "L'offerta congrua che abbiamo in mente prevede che qualsiasi persona, anche laureata, se gli offrono un posto anche di cameriere casomai vicino casa è giusto che la accetti, perché se uno prende dei soldi pubblici non credo che possa essere schizzinoso".

Per ora non è stato cambiato l'impianto complessivo delle regole sull'incontro tra sussidio e offerta di lavoro "congrua": sì, è scomparso l’aggettivo nella norma, ma la legge di bilancio non ha modificato l’art. 4 del decreto legge. n. 4/2019, che richiama ancora proprio l'offerta di lavoro congrua. Il ministero del Lavoro però ha spazio di manovra, e darà un segnale proprio nel prossimo decreto lavoro. Insomma, il percettore del reddito di cittadinanza potrà rifiutare un’offerta di lavoro quando il luogo di lavoro dista più di 80 chilometri da casa o non è raggiungibile entro un'ora e mezza con i mezzi pubblici. 

Forse il reddito di cittadinanza cambia nome

Il reddito di cittadinanza è "un esperimento servito durante il periodo della pandemia su cui dobbiamo, certamente, riflettere per introdurre correttivi e individuare un nuovo strumento per continuare a proteggere chi è in condizione di difficoltà", ha detto il ministro del Lavoro, Marina Calderone, intervenendo a SkyTg24 Economia. Il nome dello strumento che sostituirà il reddito di cittadinanza "potrebbe sembrare uno slogan, non è una cosa cui sono particolarmente affezionata. Sono affezionata al concetto che devo riempirlo di contenuti. Ci stiamo lavorando. Il nome verrà da sè" aggiunge Calderone. "Magari non rimane reddito di cittadinanza - ha aggiunto - ma avrà qualcosa di più vicino a un concetto di inclusione attiva, che per noi è molto importante".

Chi perderà il reddito di cittadinanza

Secondo le stime dell'Ufficio parlamentare di bilancio la stretta decisa dal governo Meloni potrebbe far perdere il beneficio al 38.5% dei nuclei familiari (e al 23% delle persone) che oggi lo ricevono. Si tratta di percentuali che corrispondono a circa 400mila famiglie e oltre mezzo milione di individui.

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