Reddito di cittadinanza e bonus per chi assume: cortocircuito nel mondo del lavoro

Sgravi per chi assume i beneficiari del reddito di cittadinanza. Chi è disoccupato e senza sussidio difficilmente troverà un datore di lavoro disposto ad assumerlo

Reddito di cittadinanza. Foto Ansa

Carlo (nome di fantasia) si è dimostrato molto preparato e competente al colloquio di lavoro, ma non è stato assunto. Disoccupato, ha fatto domanda per il reddito di cittadinanza, ma non è stata accettata. La sua "colpa"? Avere un papà pensionato: il reddito familiare supera così le soglie necessarie per poter accedere al sussidio. Carlo è disperato perché forse non troverà mai un impiego: il capo dell'azienda presso la quale ha fatto il colloquio di lavoro preferirebbe assumere chi percepisce il reddito di cittadinanza, così da poter avere gli sgravi contributivi previsti dalla legge. E così Carlo continuerà ad essere disoccupato, e senza reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza e bonus per chi assume: come stanno le cose

Eccolo il cortocircuito nel mondo del lavoro generato dai bonus alle assunzioni per chi assume i beneficiari del reddito di cittadinanza. Gli sgravi per le imprese che assumono un disoccupato titolare del sussidio voluto dal Movimento 5 stelle rischiano di trasformarsi in un boomerang, penalizzando i giovani disoccupati la cui domanda di Rdc non è stata accolta.

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Vediamo cosa stabilisce la legge nel decreto n.4/2019. Lo sgravio contributivo riconosciuto alle imprese che assumono disoccupati beneficiari del reddito di cittadinanza potrà arrivare fino a 780 euro al mese e sarà pari alle mensilità di sussidio riconosciute al neoassunto. Sarà necessario rispettare specifici adempimenti per fruire del bonus contributivo e sarà lo stesso datore di lavoro a dover entrare nel circuito del reddito: contestualmente all'assunzione del beneficiario del reddito di cittadinanza, il datore di lavoro dovrà stipulare presso il centro per l'impiego un patto di formazione, nel quale si garantisce al beneficiario un percorso formativo o di riqualificazione professionale. Le imprese dovranno comunicare sul sito dedicato al RdC i posti disponibili, e saranno incentivate esclusivamente le assunzioni a tempo pieno e indeterminato e non quelle a tempo determinato. Soltanto in tal caso, e ad assunzione avvenuta, si avrà diritto al bonus. L'importo del reddito di cittadinanza per le imprese che assumono verrà calcolato tenendo conto delle mensilità non fruite dal lavoratore, e sarà pari ad un minimo di cinque mesi (3.900 euro nel caso di assunzione di un beneficiario del reddito pieno, pari a 780 euro).

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Come funziona il bonus per chi assume? L'incentivo per i datori di lavoro in caso di assunzione viene calcolato secondo queste regole:

  • per quanto riguarda le assunzioni a tempo pieno e indeterminato di beneficiari del reddito di cittadinanza, è riconosciuto uno sgravio contributivo di importo pari alla differenza tra 18 mensilità di RdC e quelle già godute dal beneficiario;
  • il bonus spetterà solo se il lavoratore non venga licenziato senza giusta causa o giustificato motivo nei trentasei mesi successivi all'assunzione, pena la restituzione dell'importo maggiorato di sanzioni;
  • l'importo, come detto, non potrà essere inferiore a cinque mensilità.

Cosa succede se il lavoratore con reddito di cittadinanza viene licenziato

Nel provvedimento sulle agevolazioni alle imprese connesse al reddito di cittadinanza è stata inserita anche una norma che, in caso di successivo licenziamento del lavoratore assunto con la dote iniziale, obbliga l'impresa a restituire il bonus, maggiorato delle sanzioni civili previste per il mancato versamento dei contributi. "Nel caso di licenziamento del beneficiario di RdC, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell'incentivo fruito maggiorato delle sanzioni civili di cui all'art. 116, comma 8, lettera a), della legge 23 dicembre 2000, n. 388, salvo che il licenziamento avvenga per giusta causa o per giustificato motivo". E allora è lecito chiedersi se un datore di lavoro si assumerà il rischio di dover restituire gli sgravi contributivi ricevuti nell'ipotesi in cui dovesse decidere in futuro di licenziare il lavoratore ex titolare del reddito di cittadinanza. 

Tra quest'ultima "contro-indicazione" all'assunzione e il caso presentato all'inizio - quello per cui un disoccupato senza reddito potrebbe essere penalizzato da un datore di lavoro per via dei mancati bonus contributivi - ci sembra assai difficile che il sussidio possa davvero trasformarsi in un incentivo per favorire le assunzioni.

Per approfondire:

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