Reddito di cittadinanza, la 'svolta' col decreto crescita: cosa cambia

Secondo il ministero del Lavoro con il decreto crescita si ampliano i casi in cui si potrà richiedere il sussidio

Foto di repertorio

Il Decreto crescita allarga la platea dei beneficiari che potranno accedere al reddito di cittadinanza. E' questa, per il ministero del Lavoro, una tra le principali novità del provvedimento approvato ieri in via definitiva.

I benefici per i cittadini saranno infatti evidenti: si ampliano infatti i casi in cui "potrà essere chiesto l'indicatore provvisorio" e verrà introdotta "la doppia opzione di calcolo per l'Isee ordinario" che consentirà anche a chi è disoccupato da oltre 18 mesi o a chi percepisce un sussidio, di ottenere il Reddito di cittadinanza.

Cosa cambia per chi vuole chiedere il reddito di cittadinanza

Il quadro di riferimento di partenza, infatti, spiega la nota, stabiliva che l'Isee corrente poteva essere chiesto se si fosse verificata la concomitanza di due eventi: da un lato, la situazione reddituale del nucleo familiare che subiva un'oscillazione negativa superiore al 25%; dall'altro, la variazione della situazione lavorativa di almeno uno dei componenti il nucleo familiare, avvenuta nei 18 mesi precedenti la richiesta. Adesso, invece, con il Decreto crescita i requisiti diventano "alternativi e si aggiunge un'ulteriore opportunità rispetto a quelle originarie e che migliora la situazione per i richiedenti".

Reddito di cittadinanza, c'è l'accordo: parte la "fase due"

Nello specifico, oltre alle fattispecie già previste dalla legge, "possono richiedere l'indicatore provvisorio quelle famiglie in cui uno dei componenti perde il lavoro - o un trattamento assistenziale, previdenziale o indennitario esente da Irpef - oppure se la situazione reddituale del nucleo familiare non dovesse cambiare del 25%, un'eventualità che può ricorrere in numerosi casi".

La doppia opzione di calcolo

Sulla doppia opzione di calcolo, infine, annota ancora il ministero del Lavoro, il Decreto crescita ha modificato il comma 4 dell'articolo 10 del Decreto legislativo 147/2017 secondo cui per il calcolo dell'Isee ordinario devono essere considerati i patrimoni e i redditi del secondo anno precedente. "Dall'entrata in vigore della norma, la richiesta potrà riferirsi a quelli del primo anno precedente se più convenienti per i cittadini. In questo modo, in virtù del nuovo scenario normativo, si risolvono i problemi per i richiedenti il Reddito di cittadinanza che avevano lavorato nel 2017 cui, di fatto, era precluso l'accesso al beneficio", dice ancora il dicastero.

Reddito di cittadinanza, come capire se si ha diritto al sussidio (e come calcolare l'importo)

Se, infatti, per richiedere il Reddito di cittadinanza si doveva far riferimento all'Isee dell'anno precedente, chi aveva appena perso il lavoro non rientrava nei requisiti di reddito necessari. Al contrario, la valutazione delle domande sulla base del reddito corrente consentirà ai disoccupati in situazioni particolari, dunque anche se percettori di sussidio o disoccupati da oltre 18 mesi, di ottenere il Reddito di cittadinanza.

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