Reddito di cittadinanza e quota 100: perché la "manovra del popolo" è stata un flop

L'Istat certifica la stagnazione: economia ferma anche nel secondo trimestre del 2019. Di Maio e Salvini accusano il colpo. Il leghista "Ora serve una manovra coraggiosa"

Luigi Di Maio e Matteo Salvini

Nell’aggiornamento del Def "non ci possiamo attestare oltre l’1,6% di crescita nelle previsioni, ma io credo che avremo un dato più alto, perché stiamo facendo una grande manovra economica, che contiene anche un abbassamento delle tasse e garantirà un aumento dei consumi".

Solo pochi mesi fa (era l’ottobre del 2018) Luigi Di Maio commentava così i timori espressi da Pd e Forza Italia sullo stato dei conti pubblici. "Le opposizioni sono completamente distaccate dalla realtà" aveva aggiunto il vicepremier che al contrario vedeva possibile "un nuovo boom economico, come negli anni '60" (gennaio 2019). Del resto da quando il M5s è al governo, il vicepremier ha sempre provato a guardare il bicchiere mezzo pieno. Quando lo scorso aprile l’Istat stimò una crescita dello 0,2% per il primo trimestre del 2019, il sobrio commento di Di Maio fu: "Andiamo avanti come un treno verso il cambiamento".

Gli ultimi dati Istat: l'Italia non cresce più

A distanza di qualche mese però le speranze dell’esecutivo sono naufragate contro gli scogli della cruda realtà. Se è vero che sul fronte dell’occupazione ci sono segnali positivi (con gli occupati saliti al 59,2%, numero record dal 2004), su quello della crescita gli ultimi dati Istat dipingono un quadro a tinte fosche. Secondo l’istituto di statistica nel secondo trimestre del 2019 è infatti continuata la fase di sostanziale stagnazione dell'economia italiana che prosegue ormai dal secondo trimestre dello scorso anno. Dopo il lievissimo calo registrato nella seconda metà del 2018 e l'altrettanto marginale recupero del primo trimestre, il Pil ha dunque fatto segnare una variazione congiunturale nulla.

E Di Maio? Su facebook il vicepremier ha commentato solo i dati riguardanti il mercato del lavoro, tacendo quelli su Pil. "Queste sono notizie che ci rendono felici. L'occupazione in Italia continua ad aumentare. Secondo l’Istat siamo arrivati al tasso più basso di disoccupazione da gennaio del 2012, cioè da più di sette anni. Noi ce la stiamo mettendo tutta e sappiamo di avere contribuito a questi risultati con i provvedimenti che abbiamo portato avanti in questo anno". E ancora: "Fidatevi dei dati e non della propaganda di certi giornali!". 

Cosa diceva il M5s quando al governo c'era il Pd

Eppure le ambizioni dei pentastellati erano ben altre. Nel febbraio 2018, con un post pubblicato sul Blog delle Stelle, il M5s spiegava che "nel 2017 l’asfittica crescita italiana raggiungerà forse, e a malapena, l’1,5% in termini reali", mentre "il M5S ha l’obiettivo minimo, assolutamente realistico, di riportare l’Italia in media Ue, ossia intorno al 2,5% di crescita reale".

Nell’aprile del 2017, Di Maio aveva accusato Renzi di aver "gettato al vento una congiuntura internazionale favorevole" e di aver usato "la flessibilità concessa dall’Unione Europea per sostenere la sua campagna elettorale permanente invece che per agganciare la ripresa. L’Italia di Renzi - argomentava Di Maio - è sempre stata agli ultimi posti in Europa per crescita perché al posto degli investimenti produttivi e del reddito di cittadinanza ha speso 10 miliardi l’anno per un bonus da 80 euro e 20 miliardi per sostenere il fallimentare Jobs Act". E che dire della famosa teoria di Barbara Lezzi secondo cui  la crescita, pur modesta, del Pil negli anni del governo Pd era dovuta ai "consumi per i condizionatori"?

Di Maio: "Giù il cuneo fiscale, serve una spinta"

Di fronte alla stagnazione in corso però lo stesso Di Maio è stato costretto ad ammettere che le cose con il "governo del popolo" non vanno granché meglio. Tutt'altro. "I dati sull’occupazione sono molto incoraggianti e gratificano il lavoro portato avanti dal M5, ma per quanto riguarda la crescita bisogna dare una spinta maggiore" ha affermato il vicepremier. "Una spinta che a mio avviso passa anche per la riduzione del cuneo fiscale alle imprese". La soluzione? "Abbiamo presentato un’altra proposta del M5S sul tema, che prevede un primo risparmio di almeno 4 miliardi di euro per le imprese che puntano, per cominciare, sulle assunzioni a tempo indeterminato e che hanno un’attenzione verso l’occupazione femminile. Ma anche su questa proposta abbiamo ricevuto dei no, dei no che fanno male al Paese. Mi auguro di vedere dei sì, l’Italia non può più aspettare, deve ripartire. Noi proponiamo, governiamo, e mi aspetto un cambio di passo veloce, non solo critiche". 

Reddito e quota 100 non sono servite a sostenere la crescita

Anche Matteo Salvini si è dovuto arrendere all’evidenza. "L'economia è ferma" ha affermato il leader del Carroccio nel corso di una diretta facebook. "Tra pochi minuti mi sposto pochi palazzi qui a fianco per la riunione dei tecnici economici della Lega. Stiamo lavorando per una manovra coraggiosa, forte e incisiva. Non è il momento delle mezze misure, delle mezze cose". Eppure era stato lo stesso Salvini a dire che quota 100 avrebbe dovuto portare lavoro e crescita, mentre meno di un anno fa Di Maio annunciava che "con la manovra del popolo non si riprenderà solo il Pil ma anche la felicità dei cittadini". Dal governo oggi è arrivata l’ammissione (implicita) che reddito di cittadinanza e quota 100 non sono servite ad evitare la stagnazione. L’appuntamento con il boom è rimandato alla prossima finanziaria. 

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