Domenica, 26 Settembre 2021
Economia

Natale, 4 miliardi in regali: ma un italiano su 5 non può farne

Durante queste feste le famiglie italiane hanno speso 3,9 miliardi in doni, ma a causa della crisi, il il 19% delle persone non potrà permettersi neanche un regalo per i suoi cari 

A Natale si sa, non si bada a spese, soprattutto per quanto riguarda i regali. Quest’anno le famiglie italiani hanno speso quasi 4 miliardi di euro (3,9 per la precisione) tenendo conto sia dei doni per i più piccolo che quelli per gli adulti. Sono le cifre rivelare da un'analisi realizzata da Coldiretti, dalla quale si evidenzia che il 19%) non ha fatto regali. Si tratta di un rito che – sottolinea la Coldiretti – ha visto la maggioranza del 47% delle famiglie italiane stanziare un budget sotto i 100 euro, il 40% tra i 100 ed i 300 euro, l’11% dai 300 ai mille euro e un fortunato 2% che supera i mille euro.

Natale 2018, i regali più gettonati

Abbigliamento e accessori, prodotti alimentari e giocattoli salgono nell’ordine – spiega la Coldiretti – sul podio dei regali più gettonati insieme a libri e musica, articoli per la casa e tecnologia. Si conferma anche quest’anno – conclude la Coldiretti – una spinta verso regali utili e all’interno della famiglia, tra i parenti e gli amici a partire dall’enogastronomia per l’affermarsi di uno stile di vita attento alla riscoperta della tradizione a tavola, che si esprime con la preparazione fai da te di ricette personali per serate speciali o con omaggi per gli amici che ricordano i sapori e i profumi della tradizione del territorio.

Natale, un italiano su cinque senza regali

E' Natale, ma la crisi non va in vacanza durante le festività. Quasi 1 italiano su 5 (19%) non farà regali a Natale a causa principalmente delle difficoltà economiche che vedono nel Paese aumentare la forbice tra le fasce della popolazione benestanti e quelle a rischio povertà. Il triste dato emerge da un'altra analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia la situazione di difficoltà in cui si trovano molte famiglie. La punta dell’iceberg della situazione di disagio in Italia sono i 2,7 milioni di persone che nel 2017 sono stati addirittura costretti a chiedere aiuto per il cibo da mangiare.

“Si tratta di persone che – sottolinea la Coldiretti – hanno beneficiato degli aiuti alimentari attraverso l’accesso alle mense dei poveri o molto più frequentemente con pacchi alimentari che rispondono maggiormente alle aspettative dei nuovi poveri (pensionati, disoccupati, famiglie con bambini) che per vergogna prediligono questa forma di aiuto piuttosto che il consumo di pasti gratuiti nelle strutture caritatevoli”.

Il Natale degli indigenti

Infatti – precisa la Coldiretti – sono appena 114mila quelli che si sono serviti delle mense dei poveri a fronte di 2,55 milioni che invece hanno accettato l’aiuto dei pacchi di cibo sulla base dei dati sugli aiuti alimentari distribuiti con i fondi Fead attraverso dall’Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura (Agea). Tra le categorie più deboli degli indigenti si contano – continua la Coldiretti – 455mila bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e circa 100mila senza fissa dimora. Contro la povertà – continua la Coldiretti – si attiva la solidarietà con oltre un italiano su due (51%) che partecipa ad iniziative per aiutare i piu’ bisognosi durante il Natale secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Sono molte organizzazioni attive nella distribuzione degli alimenti, dalla Caritas Italiana al Banco Alimentare, dalla Croce Rossa Italiana alla Comunità di Sant’Egidio.

E si contano – continua la Coldiretti – ben 10.607 strutture periferiche (mense e centri di distribuzione) promosse da 197 enti caritativi impegnate nel coordinamento degli enti territoriali ufficialmente riconosciute dall’Agea che si occupa della distribuzione degli aiuti. La Coldiretti insieme a Campagna Amica ha promosso nei mercati degli agricoltori a chilometri zero l’iniziativa “La Spesa sospesa” che offre la possibilità ai consumatori di fare una donazione libera grazie alla quale acquistare prodotti a favore dei più bisognosi, sul modello dell’usanza campana del “caffè sospeso”, quando al bar si lascia pagato un caffè per il cliente che verrà dopo.

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