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Domenica, 21 Aprile 2024
L'intervista

Il Registro delle opposizioni non sta bloccando le chiamate indesiderate

"Se online viene dato il proprio consenso all’utilizzo del numero di cellulare, il numero viene automaticamente cancellato dal registro delle opposizioni" ha ricordato Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali, in un'intervista a Today.it

L’incubo delle chiamate indesiderate sui cellulari a tutte le ore della giornata non è ancora finito, neppure per chi si è iscritto al Registro pubblico delle opposizioni (Rpo). Se si vogliono bloccare le chiamate indesiderate di telemarketing dei call center, infatti, si possono iscrivere i numeri di telefono, fissi e cellulari, di cui si è intestatari al Registro. Sembra semplice (l’iscrizione in realtà lo è), peccato però che un iscritto su due riceve ancora le chiamate indesiderate nonostante siano trascorsi i 15 giorni indicati per garantirne l’efficacia. Come mai il Registro delle opposizioni non sta funzionando? Lo abbiamo chiesto a Agostino Ghiglia, componente del Garante per la protezione dei dati personali.

Come bloccare le telefonate dei call center con il registro delle opposizioni

Un iscritto al Registro su due riceve ancora telefonate indesiderate

Il 55% degli iscritti al Registro pubblico delle opposizioni continua ad essere bersagliato dalle chiamate commerciali degli operatori per la vendita di beni e servizi. Secondo il Codacons, su 2,7 milioni di iscritti, circa 1,3 milioni di persone continuano a ricevere telefonate di marketing aggressive. Il 40% circa delle telefonate commerciali ricevute dagli utenti propone contratti di forniture per luce e gas, mentre il 32% è legato al mondo della telefonia.

L’Associazione dei consumatori, allertata dalle numerose segnalazioni dei cittadini, ha deciso di presentare un esposto chiedendo al Garante per la privacy e alla Procura di Roma di aprire indagini sul territorio volte ad accertare il mancato rispetto della privacy dei cittadini e le relative responsabilità. 

Agostino Ghiglia ha spiegato in un’intervista a Today.it come mai alcune persone ricevono ancora le telefonate di marketing dai call center nonostante l’iscrizione al Registro pubblico delle opposizioni.

Secondo il Codacons un iscritto al Registro delle opposizioni su due riceve ancora telefonate indesiderate. Potete confermare questi dati?

"No. Non sono dati che possiamo confermare (e, credo, allo stato non possa farlo alcuno con esattezza), sicuramente ci sono ancora casi di numeri iscritti al Rpo che dopo 15 giorni dall’iscrizione continuano a ricevere chiamate promozionali indesiderate. È vero che negli ultimi due mesi le segnalazioni al Garante sono aumentate in maniera esponenziale ma probabilmente ciò è dovuto più alla percezione degli utenti che, proprio ora che nutrivano maggiori aspettative, sentono maggiormente il fastidio e il senso di impotenza".

Perché chi è iscritto al Registro riceve ancora chiamate dai call center? Cosa non sta funzionando?

"Il registro delle opposizioni serve per eliminare il proprio numero di telefono fisso o mobile dalla lista che i call center ogni 15 giorni aggiornano per le proprie chiamate di telemarketing. Non ci sono costi da sostenere e si rimane iscritti a tempo indeterminato. Ma dopo l’iscrizione al registro delle opposizioni, se online viene dato il proprio consenso all’utilizzo del numero di cellulare, il numero viene automaticamente cancellato dal registro delle opposizioni stesso. Nel corso dei 15 giorni che servono per aggiornare il registro è possibile, infatti, che sia avvenuto un cambio di operatore telefonico, si può aver dato il consenso online all’utilizzo del numero di cellulare o aver dato inconsapevolmente il consenso al trattamento del proprio numero (anche solo tramite un acquisto o la sottoscrizione di una carta fedeltà).

É possibile, inoltre, che le chiamate siano effettuate da call center abusivi che non rispettano l’obbligo di verifica presso l’Rpo. A questo punto occorre sporgere un reclamo al Garante tramite il nostro sito".

Molti call center chiamano da paesi che sono fuori dall’Unione europea. Cosa si potrebbe fare in questo caso?

"Purtroppo le nuove disposizioni del registro non si applicano ai call center ubicati all'estero.

In Italia si contano circa 1.400 aziende di call center in "outsourcing" per un fatturato annuo di 2,8 miliardi di euro. Considerati anche quelli interni alle aziende (telefonia, energia, banche.), il settore registra circa 120mila occupati. Il fenomeno si è fortemente intensificato negli ultimi mesi.

In alcuni casi abbiamo rapporti di collaborazione e segnaliamo le violazioni alle autorità competenti (ad es. Albania), ma il problema è che la maggior parte delle telefonate avviene con numerazione camuffata (c.d. “spoofing”) rendendo impossibile, al di là della dichiarazione dell’operatore che chiama, chi vi sia veramente dietro. E comunque in via generale non è vietato avvalersi di call center esteri purché si rispettino le norme di legge".

Le sanzioni ci sono ma forse ne servirebbero di più pesanti visto che alle imprese costa meno pagare le multe piuttosto che tenere aggiornati i database. Cosa ne pensa?

"Abbiamo promosso la sottoscrizione fra le categorie interessate di un codice di condotta, che sarà probabilmente presentato al Garante nelle prossime settimane. Nel codice, le committenze (ossia coloro che dispongono l’avvio di campagne promozionali) si sono impegnate ad accettare solo quei contratti provenienti dalla rete di vendita di cui risulti comprovata la regolarità sin dal momento del primo contatto telefonico. Gli altri saranno rifiutati e quindi i vari intermediari non riceveranno alcun compenso. In questo modo, crediamo e speriamo, che rendendo antieconomico l’attivazione di call center irregolari il fenomeno possa cessare o almeno ridursi sensibilmente.

Per quanto riguarda le azioni di contrasto nei confronti delle imprese regolari, quelle cioè alle quali si riesce a risalire, ritengo che le sanzioni previste dal GDPR possano essere un efficace e proporzionato deterrente".

I consumatori devono imparare anche a difendersi da soli. In che modo?

"Intanto devono prestare molta attenzione al momento del rilascio di consensi, che possono essere richiesti in tantissime occasioni e che possono portare, per superficialità, mancata comprensione da parte di chi li concede, o per scarsa cura e professionalità di chi li richiede, ad autorizzare espressamente il contatto telefonico. Attenzione ai "cookies" dunque: ricordiamoci che possiamo personalizzare il trattamento o rifiutarlo continuando - nella maggior parte dei casi- ad usufruire del servizio senza per forza digitare "Accetta".

Sotto altro profilo, quasi tutti gli smartphone hanno una funzione di blocco rispetto a numeri che si rivelano "di disturbo". Attivare queste opzioni può in qualche caso risultare particolarmente utile".

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Il flop del Registro sembrerebbe dunque dovuto a diversi fattori: alcuni operatori di telemarketing non hanno ancora effettuato l’iscrizione al Registro mentre altri starebbero utilizzando vari 'trucchetti' per aggirare la normativa. Per quanto riguarda il primo problema non c’è scampo, la normativa parla chiaro: “Tutte le aziende del settore sono tenute a consultare il Registro ed eliminare dalla lista i numeri che hanno tolto il consenso al trattamento dei dati”. Per quanto riguarda il secondo problema, invece, la situazione è più complicata. Alcuni operatori di telemarketing, infatti, utilizzano degli escamotage per aggirare le disposizioni previste dal Codice della privacy e dal Registro delle opposizioni. Ad esempio, sempre più chiamate provengono da sistemi automatizzati attraverso numeri fittizi (quindi non rintracciabili), creati da appositi software allo scopo di aggirare ed eludere le norme in materia. Ci sono poi le società non iscritte agli elenchi ufficiali degli operatori di telemarketing, quelle 'pirata', che possono eludere le nuove disposizioni vanificando i vantaggi del nuovo Registro. 

Chi viola il diritto di opposizione, ovvero la mancata osservanza del Registro, incorre in una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 20 milioni di euro o per le imprese, fino al 4% del fatturato mondiale totale annuo dell’esercizio precedente, se superiore. Le sanzioni per gli operatori di telemarketing dunque ci sono, ma alcuni esperti sono convinti che alle imprese costi meno pagare le multe piuttosto che tenere aggiornati i database.

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