Così il coronavirus ci "spinge" nelle miniere

L'epidemia di Covid-19 ha capovolto ogni prospettiva, anche nel mondo delle materie prime. Domani Bruxelles annuncerà la ripartenza dell’attività mineraria, anche in Italia

C'è uno strano trend che gli analisti non riescono ancora a decifrare: la Cina importa più acciaio e alluminio di quanto non ne esporti invertendo il caratteristico dumping con cui Pechino era solito inondare i mercati occidentali di metalli a basso costo. È l'effetto della politica di stimoli con cui il governo cinese ha drogato l'economia investendo in infrastrutture ed edilizia in un momento in cui il resto del Mondo era alle prese con il lockdown. Un'anomalia che rischia ora di mettere in crisi il mercato dei metalli con una corsa ai rincari che possono risultare pericolosi in un momento di fragilità dell’economia globale.

Metalli ma non solo: la fame di Pechino ha messo in allarme anche l'Unione Europea che ha improntato sull'economia verde il suo new deal per trainare la ripresa dopo lo shock del Covid. La transizione verso le auto elettriche capaci di circolare senza emissioni di Co2 sarà possibile solo grazie a una produzione su larga scala di batterie al litio.

Parte da questa dura realtà il progetto Ue di una nuova alleanza industriale, che verrà annunciata nei prossimi giorni, per assicurare al Vecchio Continente l’approvvigionamento di materie prime, oggi provenienti in gran parte da altri continenti. Da qui la decisione di Bruxelles di far ripartire l’attività mineraria volta ad garantire un’offerta interna di litio, bauxite e altre materie prime ritenute necessarie per la svolta ecologista annunciata con il Green Deal.

Ma i Paesi e le aziende che estrarranno le risorse minerarie destinate al mercato Ue "dovranno farlo in modo sostenibile e responsabile”, ha garantito pochi giorni fa il vicepresidente della Commissione europea Maros Sefcovic. La lobby europea delle miniere sostiene da tempo la ripresa delle attività di estrazione nel Vecchio Continente. 

Corina Hebestreit - direttrice di Euromines - mesi fa ha ipotizzato anche un futuro per l’attività estrattiva in Italia, in gran parte interrotta qualche decennio fa. "L’Italia ha tante risorse, ma deve avere la volontà di utilizzarle e di non andare a reperirle sul mercato - ha sostenuto la Hebestreit - È molto difficile competere quando hai una concorrenza così forte della Cina, che sostiene le attività estrattive nei suoi giacimenti con aiuti di Stato", ha spiegato tempo fa la direttrice della lobby mineraria. Ma "come facciamo ad abbassare la dipendenza dal carbone - si chiedeva la Hebestreit - senza estrarre materie prime necessarie per produrre batterie elettriche?". 

Parole condivise, almeno in linea di principio, dalle intenzioni fatte trapelare dalla Commissione europea, che annuncerà il piano di reperimento delle materie prime nella giornata di domani. Quel che sembra fuori discussione è che gli standard ambientali e di lavoro Ue dovranno trovare spazio anche in un settore ritenuto ben poco “amico dell’ambiente”, per usare un eufemismo, e caratterizzato da dure condizioni per gli addetti alle attività di estrazione.

L’idea della Commissione, come riportato dalla testata bruxellese Euractiv, è quella di mettere su un consorzio industriale sul modello dell’Alleanza europea per le batterie varata nel 2017, il cui compito primario era proprio quello di “assicurare l’accesso alle materie prime necessarie per produrre batterie”. 

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Oggi il commissario slovacco Maros Sefcovic ammette che l'Alleanza europea per le batterie è stata “estremamente utile”, ma solo per evidenziare le “nuove dipendenze” che le industrie europee devono affrontare quando si tratta di materie prime necessarie alla produzione di accumulatori agli ioni di litio. "Non è solo per le batterie che abbiamo bisogno di queste materie prime ma anche per quella che chiamerei l'economia del futuro: stiamo parlando di pale eoliche, pannelli fotovoltaici, di elettronica e robotica". 

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