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Domenica, 16 Gennaio 2022
La direttiva Ue

I rider saranno lavoratori dipendenti (ma servono due ''prove'')

La svolta prevista in una direttiva presentata dalla Commissione europea: i fattorini non verranno più considerati autonomi, ma l'app per cui prestano servizio dovrà rispettare almeno due dei cinque criteri richiesti dall'Europa

I rider saranno considerati a tutti gli effetti dei dipendenti: l'Europa si muove decisa verso questa direzione, con i lavoratori delle piattaforme digitali, come i fattorini che consegnano il cibo a domicilio, non saranno più autonomi, ma ad un patto: che l'applicazione per cui prestano servizio  corrisponda ad almeno due criteri su cinque previsti dall'Ue. A prevederlo è la direttiva proposta dalla Commissione Europea, che ora dovrà passare al vaglio dei colegislatori Ue, Parlamento e Consiglio. Una volta che sarà stata adottata, gli Stati membri avranno due anni per recepirla nei rispettivi ordinamenti. 

I rider saranno dipendenti

La direttiva si applica alle piattaforme digitali che organizzano il lavoro degli individui: sono escluse quelle che forniscono un servizio il cui scopo principale è sfruttare o condividere beni immobili, come AirBnb. Di fatto, stima la Commissione, oggi nell'Ue ci sono 5,5 milioni di lavoratori delle piattaforme (su 28 milioni in totale) che sono dipendenti, ma non vengono riconosciuti come tali, il che si traduce, tra l'altro, nel mancato versamento di contributi per un importo compreso tra 1,6 e 4 mld di euro l'anno. Si tratta di persone che lavorano in via subordinata, ma che non godono, come dovrebbero, dei relativi diritti. Per farli emergere, la direttiva si concentra non sui lavoratori, ma sulle piattaforme: se risponderanno ad almeno due criteri su cinque, saranno considerate di fatto dei datori di lavoro, fino a prova contraria. 

Quali sono i cinque criteri

I cinque criteri sono: 

  • determinare il livello di remunerazione o fissare delle soglie massime per i compensi;
  • supervisionare lo svolgimento del lavoro con mezzi elettronici; 
  • restringere la libertà di scelta dell'orario di lavoro o i periodi di assenza, di accettare o rifiutare incarichi o di utilizzare sostituti o subfornitori; 
  • fissare regole vincolanti specifiche che riguardino l'apparenza, la condotta nei confronti dell'utilizzatore del servizio o la prestazione lavorativa; 
  • restringere la possibilità di costruirsi una base di clienti o di lavorare per altri. 

In pratica, le autorità nazionali considereranno le piattaforme che soddisfano almeno due di questi cinque criteri come datori di lavoro, sicché queste dovranno adempiere ai loro obblighi nei confronti dei lavoratori in base al diritto nazionale. Dovranno ad esempio erogare un salario che rispetti il minimo legale, dove esiste, dovranno rispettare gli orari di lavoro, il diritto alle ferie e ai congedi parentali. Le piattaforme potranno comunque contestare questa presunzione, ma l'onere di provare di non essere dei datori di lavoro sarà a loro carico. 

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