Sabato, 8 Maggio 2021
Le indagini / Milano

"I rider non sono schiavi": l'inchiesta su sei aziende e l'obbligo di assumere 60mila lavoratori

La procura di Milano ha fatto il punto sull'inchiesta su alcune società di food delivery, annunciando l'apertura di un filone fiscale. Verifiche per capire se le società pagano le tasse in Italia. E un altro aspetto riguarda l'inquadramento dei fattorini

"Non è più il tempo di dire sono schiavi, ma è il tempo di dire che sono cittadini". Parole di Francesco Greco, procuratore capo di Milano che oggi in conferenza stampa ha fatto il punto sull'inchiesta milanese sui rider e alcune società di delivery, insieme all'aggiunto Tiziana Siciliano, al pm Maura Ripamonti e al comandante del Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri Antonino Bolognani. Sei indagati, 733 milioni di euro di ammende e la necessità di applicare le normative sull'assunzione di 60mila lavoratori: è questo finora il bilancio dell'inchiesta, partita nei mesi scorsi come indagine per caporalato nei confronti di una società di food delivery e poi allargatasi ad aspetti fiscali relativi ad altre aziende attive nel settore delle consegne a domicilio di cibo.

Rider, l'inchiesta su sei aziende e l'obbligo di assumere 60mila lavoratori

Il procuratore Greco ha comunicato che la procura di Milano ha aperto un'indagine fiscale su Uber Eats, filiale italiana del colosso americano già finita in amministrazione giudiziaria con l'accusa di caporalato sui rider. L'inchiesta ha l'obiettivo di "verificare se sia configurabile una stabile organizzazione occulta dal punto di vista fiscale", ossia chiarire se Uber Eats svolga il servizio in Italia ma con guadagni all'estero per evitare di pagare le tasse al fisco italiano. "È bene che sia aperta questa analisi fiscale su Uber Eats, peraltro già in corso. I pagamenti dei clienti vengono effettuati online - ha chiarito Greco - ma non sappiamo dove vengono percepiti questi pagamenti e nel frattempo il rapporto di lavoro dei rider è strutturato sul territorio italiano".

L'indagine sui rider si è estesa a livello nazionale e la Procura di Milano ha indagato sei persone - tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza - delle società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo. Lo ha spiegato il procuratore aggiunto milanese Tiziana Siciliano che con il pm Maura Ripamonti è titolare del fascicolo. "Questa inchiesta - ha detto Tiziana Siciliano - si è imposta perché questa situazione di illegalità è palese" .

"Non è più il tempo di dire sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini", ha dichiarato Greco facendo il punto sulla prima fase delle indagini milanesi sui rider che, secondo il procuratore, in questo periodo di lockdown svolgono "una funzione fondamentale" perché consegnano a casa dei cittadini il cibo e "hanno permesso a molte imprese di non chiudere". In Italia i rider "hanno un trattamento di lavoro che nega loro un futuro. Hanno un permesso di soggiorno regolare - ha proseguito il procuratore Greco - ma non permettiamo loro di costruirsi una carriera adeguata". Il procuratore ha anche espresso la necessità di un "approccio giuridico" al tema.

"Non c'è più un capo reparto come una volta. I rider vengono guidati, sorvegliati, valutati attraverso l'intelligenza artificiale, da un programma informatico", ha spiegato Greco. Il procuratore ha citato il film di Ken Loach "Sorry we missed you" che propone uno spaccato del lavoro precario dei fattorini, aggiungendo che "ci troviamo davanti a un sistema di organizzazione aziendale che funziona attraverso un'intelligenza artificiale".

Non solo. Alle società del food delivery coinvolte sono state "contestate ammende sui profili di sicurezza dei fattorini per oltre 733 milioni di euro". Il dato è stato comunicato da Antonino Bolognani, comandante del Nucleo tutela del lavoro dei carabinieri. "Se le aziende pagheranno queste ammende, ciò consentirà loro l'estinzione del reato", ha aggiunto Bolognani. In attività di verifiche sono stati controllati "oltre 60mila fattorini", lavoratori "esposti a rischi".

E oltre "60mila lavoratori" di società del delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come "lavoratori coordinati e continuativi", ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. E ciò sulla base, come spiegato nella conferenza stampa, di verbali notificati stamani alle aziende. "Diciamo al datore di lavoro - è stato spiegato - di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni". Altrimenti saranno presi "provvedimenti specifici".

Continua a leggere su Today.it

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

"I rider non sono schiavi": l'inchiesta su sei aziende e l'obbligo di assumere 60mila lavoratori

Today è in caricamento