Rider, promesse mancate e silenzio: la protesta a due ruote

Lavoro e dignità, tutele e stipendi adeguati: i fattorini continuano la loro battaglia, ma fino ad ora dal governo sono arrivati tanti annunci e nulla di concreto

La protesta dei rider a Bologna (FOTO ANSA)

Stipendi bassi, sfruttamento e zero tutele: i rider, con il passare del tempo, sono diventati l'incarnazione del precariato nel nuovo millennio, l'emblema di un mercato che corre più veloce dei diritti, che fanno fatica a tenere il passo, soprattutto quando dal governo arrivano annunci e promesse che, almeno fino ad ora, non si sono concretizzati. Così ci si ritrova all'indomani di un Primo Maggio volto a festeggiare il lavoro, in un'Italia in cui proprio l'occupazione sembra un bene primario in via di estinzione. In questo scenario abbiamo visto protestare anche i fattorini della cosiddetta gig economy, quei lavoratori su due ruote che portano a casa degli utenti cibi e pietanze ordinate online e tramite applicazioni. Ma per cosa protestano i rider? Se fino ad un anno fa le loro richieste riguardavano soltanto le diverse tutele ancora assenti nel mondo del food delivery, a quasi un anno dall'insediamento dell'esecutivo Lega-M5s, oltre ai punti critici di questo settore vanno aggiunte le polemiche verso chi, nel corso di questo anno, ha promesso tanto e mantenuto poco o nulla. 

Rider, le promesse (mancate) di Di Maio

Dallo scorso anno, quando il nuovo governo ha preso piede, Di Maio come ministro del Lavoro sembrava aver preso subito a cuore la questione dei rider, la cui lotta contro il precariato aveva avuto anche un'ampia risonanza mediatica. Dopo i primi annunci su salario minimo, rimborsi e assicurazioni, ha avuto inizio una trattativa con le piattaforme di food delivery che dopo mesi di silenzio sembra non aver portato a nulla di concreto. Che fine ha fatto la norma sui fattorini? Il silenzio assordante sulla categoria è stato 'rotto' qualche giorno fa sempre da Di Maio, che attraverso il suo profilo Facebook ha emesso l'ennesimo annuncio: “La norma sui rider è pronta. Sarà inserita nella legge sul salario minimo che è in discussione in questi giorni al Senato. Se potremo, proveremo a farla diventare legge anche prima, inserendola nella fase di conversione del 'decreto crescita'”.

Una nuova 'promessa' che stavolta non ha scaldato i cuori dei rider e dei sindacati, considerando quanto successo negli ultimi mesi: all'inizio la norma doveva essere inserita nel decreto dignità, poi doveva trovare spazio nel Decretone sul reddito di cittadinanza, da cui poi è stata esclusa per 'estraneità di materia'. Adesso Di Maio parla di inserire la norma sui rider nella legge sul salario minimo o nel decreto crescita, ma per attuare quest'ultima 'mossa' servirà l'autorizzazione delle Camere. Che ci sarà in questa fantomatica legge? Sui dettagli si sa poco e niente, fatta eccezione per i tre punti elencati dal vicepremier nel suo annuncio: copertura Inail per gli infortuni, divieto di pagamento a cottimo e una migliore contribuzione Inps. Troppo poco per i rider e per i sindacati, con la protesta degli uomini su due ruote che ha contraddistinto il Primo Maggio appena passato.

Bologna, i rider alla Boldrini: “Traditi da Di Maio”

La manifestazione nazionale di Bologna è stato uno dei luoghi in cui i fattorini hanno cercato di far valere la loro posizione. Durante la giornata alcuni rappresentanti dei rider hanno anche avuto modo di parlare con Laura Boldrini, ex presidente della Camera, a cui i lavoratori hanno manifestato la loro insoddisfazione per le promesse non mantenute dall'attuale vicepremier e ministro del Lavoro:  “Ci avevano detto che avrebbero inserito un emendamento ad hoc per la nostra categoria nel decreto dignità per farci diventare lavoratori subordinati, ma poi non si è fatto nulla. In seguito, il governo ha aperto un tavolo lunghissimo con noi riders, con le aziende e con i sindacati di categoria. Ma il tavolo non ha portato a niente perché le grandi aziende non hanno voluto mediare”.

“Di Maio negli ultimi giorni ci ha detto: ‘fermi tutti, l’emendamento è pronto, lo inseriremo nel salario minimo’. Ma noi ci siamo fatti sentire- hanno concluso i rider bolognesi - dicendo che da parte nostra non c’è nessuna fiducia. Nel corso di quest’anno sono morti due nostri colleghi e tanti altri si sono gravemente infortunati”.

Rider, la protesta a Milano

Qualche chilometro più a Nord, a Milano, il tradizionale corteo per il Primo Maggio di Cgil, Cisl e Uil è stato aperto proprio da un rider, uno di quei 10mila lavoratori che ogni giorno consegnano cibo a domicilio. Le richieste sono sempre le stesse: una copertura assicurativa e un contratto che possa considerarsi tale. In un secondo momento la protesta di alcuni rider si è spostata in viale Monza, dove è situata la sede di Glovo, una delle principali aziende di food delivery che operano in Italia. I manifestanti hanno chiesto un incontro con la dirigenza, lasciando anche una bicicletta incendiata.

Rider, biciclette a terra a Torino

Anche a Torino il corteo del Primo Maggio ha visto tra i suoi protagonisti i rider. I lavoratori su due ruote hanno lasciato i loro veicoli a testa in segno di protesta, bloccando per qualche minuto l'ingresso in piazza della testa del corteo. Dopo l'arrivo dei sindacati e delle istituzioni i rider hanno recuperato i loro veicoli e si sono posizionati sotto al palco, una posizione dalla quale hanno potuto far emergere la loro insoddisfazione con cori che andavano da “Vogliamo lavoro e dignità” a “Siete dei venduti”.

"Solo promesse e annunci, noi dimenticati da Di Maio": la delusione dei rider

Clima teso anche a Firenze

A Firenze sono stati almeno 300 i rider che hanno fatto sentire la loro voce nel giorno della Festa dei lavoratori, denunciando l'insufficienza delle misure finora prese da questo governo e il peggioramento delle condizioni di lavoro. Come avvenuto in altre piazze, oltre a chiedere delle tutele, i sindacati di settore hanno cercato di ribaltare l'idea ormai diffusa che chi fa il rider sia soltanto un giovane che 'arrotonda' o che consegna le pizze nel tempo libero, mentre a svolgere questo lavoro, sempre più richiesto soprattutto nelle grandi città, ci sono uomini e donne di tutte le età, sia italiani che stranieri, che spesso mandano avanti le proprie famiglie con questo lavoro, nonostante sia l'emblema del precariato.

Rider a Bari: “Basta sfruttamento”

“Li chiamano lavoratori 2.0 per un lavoro che diventa sempre di più 0.0. Noi a questo non ci rassegniamo: dedichiamo il Primo Maggio ai riders, a quei tanti ragazzi e ragazze, agli uomini e alle donne costretti a sopravvivere”. In occasione della Festa dei lavoratori, Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato una biciclettata unitaria, intitolata 'Just Right', per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla questeione dei diritti di chi ogni giorno sfreccia sulle due ruote per consegnare cibo e altri prodotti. L'evento ha visto radunare i partecipanti in piazza Libertà: da lì la carovana si è spostata verso il lungomare, fino alla spiaggia di Pane e Pomodoro.

“Per questi lavoratori – ha spiegato a BariToday Gigia Bucci, segretaria Cgil Bari  - esiste ancora la retribuzione a cottimo. Noi diciamo no perché questo è sfruttamento del lavoro. Vogliamo un quadro di norme certe e diritti certi per questi lavoratori, inserirli in un contratto collettivo nazionale così come ha stabilito la sentenza di Torino”.

Rider aggredito a Roma

In questo scenario di promesse non mantenute e proteste, si inserisce anche il caso avvenuto a Roma nella notte del 29 aprile, quando un  rider di origine indiana è stato aggredito mentre tornava a casa insieme alla sua fidanzata a Torre Angela,da un gruppo di adolescenti che li hanno colpiti con sassi e uova.  A denunciare l'episodio è il sindacato Riders Union Roma, in un post su Facebook. "Noi di Riders Union Roma siamo vicini ai due ragazzi che l'altra sera sono stati presi di mira da un gruppo di adolescenti che hanno pensato bene di passare la serata tirando prima dei sassi e poi delle uova ai due ragazzi che stavano tornando a casa dopo aver consegnato cibo in giro per la città. Il brutto fatto - si legge nel post - è accaduto nella periferia Est di Roma dove il rider, che tornava a casa insieme alla sua fidanzata, anch'essa rider, si è trovato coinvolto in questa brutta situazione: scegliere se attirare verso di sé tutte le attenzioni degli adolescenti e far scappare la sua ragazza oppure rimanere entrambi lì. Lui ha scelto coraggiosamente di rimanere in quella situazione da solo e i bambinetti dopo essersi stufati di tirare i sassi hanno tirato verso il rider delle uova causandogli un danno oculare". "Il fatto di aver premeditato questo gesto così vile ci fa rabbrividire. In ogni caso, fortunatamente, per il rider c'è stato 'solo' un trauma all'occhio destro e non la peggiore ipotesi, che si era paventata all'inizio, del distacco della retina. Tra noi rider - sottolinea il sindacato - si è attivata subito la rete di mutuo soccorso e abbiamo fatto sì che il rider fosse accompagnato all'ospedale. Ti auguriamo una pronta guarigione; sappiamo che il dottore ti ha prescritto, oltre ai medicinali, una settimana di riposo. Goditela insieme alla tua fidanzata.Noi vi aspettiamo in strada, sempre a braccia aperte. Spero li scuserete, non crediamo siano razzisti ma semplicemente deficienti".

I sindacati dei rider: “Basta chiacchiere”

A seguito delle dichiarazioni di Di Maio sulla 'norma pronta', anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno voluto esprimere la loro perplessità: “Basta chiacchiere, il governo presenti una proposta stabile e non più rinviabile”. In una nota i sindacati puntano proprio il dito sulle promesse non trasformate in realtà dal governo: “Una categoria di lavoratori particolarmente esposti al precariato, questa, su cui il governo, all'indomani del suo insediamento, volle accendere un faro senza però riuscire, fino a ieri, a portare a casa una mediazione tra sindacati e piattaforme del food delivery. Sono più di 5 mesi che sul tavolo ad hoc aperto al dicastero di via Veneto è sceso il silenzio mentre la bozza di provvedimento che il ministro aveva inviato informalmente alle parti era stata di fatto bocciata dalle aziende di settore”. Il tempo delle promesse e degli annunci è scaduto, adesso servono soluzioni concrete. 

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