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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Economia Bologna

Popolo dei riders, i ragazzi delle consegne: "Ecco in che condizioni lavoriamo"

Studenti lavoratori, 50enni vittime della crisi e anche tante ragazze. Tutti i retroscena della nuova professione esplosa con il fenomeno "delivery"

Li vediamo sfrecciare in sella alle loro biciclette con ingombranti zaini termici sulle spalle, impegnati in veloci corse che partono dai ristoranti per arrivare a suonare alla porta dei clienti con le pietanze ancora ben calde, pronte da mettere a tavola. Praticamente una missione. Una missione che se non "impossibile" diventa un tantino difficile quando il meteo non è clemente, come la scorsa settimana, quando i ciclo-fattorini hanno fatto un appello ai consumatori affinché scegliessero di non ordinare, almeno per la sera della nevicata. Farsi consegnare in tempi stretti una cena di sushi, un rifornimento di affettati, un menù etnico, un piatto di tortellini caldi o la classica pizza è possibile grazie a una nuova categoria di lavoratori, i "riders". Sgnam, Deliveroo, Foodora, Just Eat, Glovo: sono alcune delle piattaforme di consegne a domicilio attive nelle nostre città.

Erika Bertossi ha parlato con uno dei riders attivi a Bologna, per cercare di capire meglio le condizioni di questi lavoratori, le difficoltà in cui versano quando le condizioni atmosferiche sono avverse e le richieste che avanzano ai loro committenti. Il fatto di voler mantenere l'anonimato, come spiega il giovane intervistato, "è una forma i tutela per non correre il rischio di vedersi il contratto non rinnovato".

Un "popolo" di ciclisti che a Bologna conta circa 300 persone, un target eterogeneo fatto non solo di studenti lavoratori che cercano di arrotondare, ma anche di 50enni usciti dal mondo del lavoro a causa della crisi e costretti così a reinventarsi in qualche modo per tirare avanti. La tendenza del "delivery" (sì, perché l'anglicismo sembra funzionare meglio rispetto al nostrano "consegna a domicilio") ha preso piede ormai da tempo e la nuova opportunità rispetto alla vecchia pizza a casa sta nel poter attingere dalle cucine di tutti i ristoranti della città e non solo a chi dispone del servizio.

Non tutti lo sanno. Qual è la storia dei riders esattamente? Come funziona per i ristoranti che si servono delle piattaforme di consegna e voi avete un solo o più committenti?

"In Italia l'uso delle biciclette per le consegne è relativamente recente anche se lo si considerava più per i cosiddetti bike-messanger, mentre all'estero hanno capito da molto più tempo quanto possa essere invece il mezzo perfetto per attraversare le città più agilmente e quindi più velocemente. Il fenomeno del food-delivery nasce e si sviluppa a pari passo delle piattaforme grazie alle quali anche ristoranti che non sono strutturati e non hanno dipendenti per le consegne possono far avere al cliente il cibo direttamente a casa. Per loro è come avere 20 coperti in più senza l'onere fisso di una persona da stipendiare. Per quanto riguarda le commissioni, le piattaforme chiedono il 30% e ci sono i 2,90 euro per la consegna che pagano i clienti. Noi riders veniamo assunti dalla piattafroma, anche se chiamarla assunzione forse è un po' troppo. In effetti si tratta di contrattualità di due tipi: la prestazione occasionale o la collaborzione coordinata continuativa, quest'ultima con un po' più di tutele rispetto alla prima. Noi siamo per le piattaforme degli intermediari fra il cliente e il ristorante, un ulteriore elenento in più di questa catena". 

Cosa ha fatto esplodere, secondo te, il fenomeno degli ordini a casa?

"Secondo me il mercato ha tirato fuori le necessità degli utenti, creando poi delle app belle e colorate, che mostrano le pietanze e le recensioni, invogliando a utilizzarle. Si tratta di vetrine fatte bene, accessibili, trasparenti: l'unico paradosso è che mentre prima c'era una sorta di raggio di azione compatibile con le distanze case-ristorante, adesso gli ordini possono arrivare anche da 5 chilometri di distanza. Prima avevamo i volantini con i menù delle pizzerie più vicine, adesso ti portano anche i tortellini del tuo chef preferito e lontano. E' bene però a volte pensare anche a chi sta dietro a tutto ciò". 

E infatti ci avete stimolato a pensarci proprio in concomitanza con l'ondata di neve, pioggia e gelo degli scorsi giorni, quando avete anche fatto un appello ai consumatori...

"Le piattaforme tendenzialmente sono insensibili a certe esigenze, solo una sulla città in questi giorni ha deciso di chiudere in anticipo per agevolarci, mentre le altre hanno lasciato la scelta ai singoli lavoratori: il problema è che se non lavoriamo il nostro ranking diminuisce e rischiamo di perdere le chiamate e quindi i compensi. Interrompere per sicurezza in alcune circostanze particolari (come appunto l'ondata recente di maltempo) è come fosse un brutto gesto nei confronti della gente, ma non è così...L'obiettivo del nostro appello (non fare ordini nella serata della neve) era la sensibilizzazione e i riscontri sono stati ottimi, visto che si è aperto anche un canale con l'amministrazione pubblica".

A proposito di sicurezza: i mezzi di cui disponete sono sicuri? Sono forniti dai vostri committenti o sono di vostra proprietà?

"I mezzi, quindi le biciclette (gli scooter sono pochi) sono di nostra proprietà e naturalmente non tutti sono il massimo in quanto a sicurezza. Al colloquio non è necessario mostrare il proprio mezzo. Per quanto riguarda i kit di sicurezza solo due piattaforme li forniscono (caschetto e protezioni). Il cassone a marchio invece viene consegnato in cambio di una cauzione di 80 euro".

Continua a leggere l'intervista su BolognaToday
 

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