Sabato, 17 Aprile 2021

Rifiuti urbani, ne produciamo troppi (e la differenziata ci costa di più)

Sempre più rifiuti urbani da gestire - mezza tonnellata a testa nel 2018 - che finiscono sempre meno in discarica, ma fa eccezione il Centro. La plastica da imballaggi non raggiunge gli obiettivi di riciclo previsti. Ecco i dati del Rapporto Rifiuti Urbani 2019 di Ispra

Sempre più rifiuti urbani prodotti e da gestire: poco meno di 500 chili a testa per ogni italiano nel 2018. La raccolta differenziata, invece, conferma il trend di crescita e si attesta al 58,1%, ma cresce anche il costo ed è al Centro che si paga di più. Vola la raccolta dell'organico, ma non tutte le regioni hanno gli impianti per trattarlo e così i rifiuti continuano a "viaggiare". Sono alcuni dei dati più salienti contenuti nel “Rapporto Rifiuti Urbani edizione 2019” dell’Ispra, l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Vediamoli nel dettaglio.

Rifiuti urbani, ne produciamo troppi (e la differenziata ci costa di più): il rapporto Ispra

Un dato è certo, dice Ispra: produciamo troppi rifiuti. Dopo sei anni di decrescita (sotto 30 milioni di tonnellate) nel 2018 la produzione nazionale dei rifiuti urbani torna a superare tale cifra e arriva a quasi 30,2 milioni di tonnellate (+2% rispetto al 2017). La crescita è ancora maggiore se si guarda al dato pro capite: +2,2%, che in termini di quantità è pari a poco meno di 500 chilogrammi per abitante. Se ne producono di più al Centro (548 kg per abitante), mentre il nord Italia si ferma a circa ai 517 kg per abitante e il Sud a 449.

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Come vengono gestiti i rifiuti urbani prodotti in Italia? Secondo i dati presentati da Ispra alla Camera, il recupero di materia rappresenta la maggior porzione di gestione dei rifiuti (28%), seguono il conferimento in discarica (22%, quasi 6,5 milioni di tonnellate), il trattamento biologico della frazione organica e l’incenerimento. Ma se il conferimento in discarica diminuisce a livello nazionale (-6,4%), aumenta invece solo nel Centro Italia (+4,3%). Sono 127 le discariche che sul territorio nazionale hanno ricevuto rifiuti provenienti dal circuito urbano: 56 al Nord, 25 al Centro e 46 al Sud.

Rifiuti, aumenta la differenziata: dove costa di più

Come detto, la raccolta differenziata aumenta, nel 2018, di 2,6 punti percentuali a livello nazionale e raggiunge il 58,1%. Sette regioni italiane su venti raggiungono, e superano, l’obiettivo del 65% di differenziata fissato, al 2012, dalla normativa: Veneto (73,8%), Trentino Alto Adige (72,5%), Lombardia (70,7%), Marche (68,6%), Emilia Romagna (67,3%), Sardegna (67%) e Friuli Venezia Giulia (66,6%). Tra queste regioni, quelle che fanno registrare i maggiori incrementi delle percentuali di raccolta sono, nell’ordine le Marche, la Sardegna e l’Emilia Romagna. Un salto significativo si rileva al Sud con un aumento della percentuale di raccolta di 4,2 punti nel 2018, in particolare in Sicilia (+7,8 punti) e in Molise (+7,7 punti), seguite dalla Calabria (+ 5,6) e dalla Puglia (+5). Un miglioramento importante, anche se non fa spostare le quattro regioni dalle ultime posizioni a livello nazionale. Un altro dato importante che emerge dal Rapporto è la crescita del costo della differenziata: al Centro si paga di più.

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Nel 2018, il costo medio nazionale annuo pro capite è pari a 174,65 euro per abitante per anno (nel 2017 era 171,19). La cifra è la somma di varie componenti: 56,17 euro/abitante anno per la raccolta indifferenziata; 53,60 per la differenziata; 21,41 per spazzamento e lavaggio delle strade; 35,57 per i costi comuni e, infine, 7,89 euro/abitante anno per i costi di remunerazione del capitale. Al Centro i costi più elevati (208,05 euro/ab/anno), segue il Sud con 186,26 euro/ab/anno. Al Nord il costo è pari a 154,47 euro/ab/anno.

I rifiuti urbani prodotti in Italia "in viaggio": dove finiscono

L’esportazione dei rifiuti interessa l’1,5% dei rifiuti urbani prodotti in Italia, aumentata del 31% rispetto al 2017, mentre calano dell’8% le importazioni. Abbiamo portato fuori dai confini nazionali soprattutto combustibile solido secondario (45%) e rifiuti prodotti dal trattamento meccanico (18%). Austria e Portogallo i Paesi cui vengono destinate le maggiori quantità di rifiuti urbani. A inviarle sono soprattutto due regioni: il Friuli Venezia Giulia e la Campania, rispettivamente 27% e 22% del totale esportato. Abbiamo, invece, importato plastica (29%), vetro (25%) e abbigliamento (22%). Soprattutto dalla Svizzera, con il 33% del totale importato: si tratta soprattutto di rifiuti di imballaggio in vetro, destinati a impianti di recupero e lavorazione situati per lo più in Lombardia. L’abbigliamento, invece, è destinato in massima parte alla Campania, presso aziende che ne effettuano il recupero.

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E' l'organico la frazione più raccolta: rappresenta il 40,4% del totale. Seguono carta e cartone, vetro e plastica. Alcune regioni, tuttavia, sono ancora senza gli impianti necessari per trattare questi rifiuti che così vengono avviati fuori dal territorio: analizzando i flussi di rifiuti organici avviati fuori regione, i maggiori quantitativi derivano dalla Campania (circa 487mila tonnellate) e dal Lazio (oltre 270mila tonnellate). Dove finiscono? Nel caso della Campania è il Veneto a ricevere la quota più considerevole dell’organico (49,7% del totale); per quanto riguarda il Lazio, è invece il Friuli Venezia Giulia la regione cui sono conferiti i quantitativi maggiori (pari al 48,7%), a seguire il Veneto (23,4%).

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