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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
I nostri soldi

La riforma fiscale del governo Draghi e il taglio dell'Irpef per i redditi medi

L'ipotesi è quella di intervenire sul terzo scaglione del 38% che riguarda le fasce di reddito tra i 28mila e i 55mila. Tra i temi all'ordine del giorno anche l'Irap e la riforma del catasto

La riforma fiscale è ai blocchi di partenza. Il presidente del consiglio Mario Draghi ha fissato per oggi la cabina di regia e il Consiglio dei ministri con diversi temi all'ordine del giorno: il ventilato taglio all'Irpef, l'eventuale eliminazione dell'Irap e la spinosa questione della riforma del catasto, misura quest'ultima che non piace né a Lega né a Forza Italia nonostante il premier abbia già assicurato che si farà a tassazione invariata.

La Fase 1 della riforma punta in primo luogo a intervenire sull'Irpef a favore dei ceti medi e semplificare il sistema. La delega fiscale definirà comunque solo la cornice degli interventi della riforma, seguiranno poi i decreti attuativi per dare seguito alle misure. Al capitolo fisco saranno destinati 9 miliardi attingendo dal tesoretto di oltre 22 miliardi emerso per l'impatto della revisione al rialzo del pil 2021 (+6%) sul deficit. 

Riforma del fisco: chi potrebbe beneficiare del taglio dell'Irpef

Quanto al menu della riforma, c'è consenso tra le forze politiche per un intervento sul terzo scaglione Irpef del 38% che riguarda le fasce di reddito tra i 28mila e i 55mila.

Così almeno si erano espresse a fine giugno le commissioni Finanze di Camera e Senato sollecitando una ridefinizione dell'imposta, "in accordo con i richiamati obiettivi generali di semplificazione e stimolo alla crescita" e adottando "in particolare i seguenti obiettivi specifici: l'abbassamento dell'aliquota media effettiva con particolare riferimento ai contribuenti nella fascia di reddito 28.000-55.000, la modifica della dinamica delle aliquote marginali effettive, eliminando le discontinuità più brusche". L'ipotesi è quella di ridurre di almeno un punto, forse due, l'attuale aliquota del 38%. Si tratterebbe dunque di una sforbiciata alle tasse per la classe media.

Il segretario del Pd Enrico Letta ha chiesto nei giorni scorsi al governo di "partire dai ceti medio-bassi, da coloro che hanno stipendi che sono sempre tracciabili", senza però specificare meglio cosa intenda per ceti medio-bassi. L'ultima riforma fiscale - il famoso bonus da 100 euro in busta paga - era andata soprattutto a vantaggio delle fasce di reddito tra 28mila e 35mila euro.

La riforma interverrebbe anche sotto il profilo amministrativo-burocratico semplificando il sistema e possibilmente rivedendo le varie fasi del rapporto tributario (accertamento-riscossione-contenzioso). 

La nuova finanziaria

Le risorse per la nuova legge Finanziaria si aggirerebbero intorno ai 25-26 miliardi: gli oltre 22,5 miliardi legati alla maggiore crescita, le risorse legate ad entrate superiori alle attese e quelle 'liberate' sulla scia del calo del fabbisogno. Di questa 'torta', fino a 9 miliardi andrebbero ad un anticipo delle misure fiscali; fino a 6 miliardi verrebbero destinati al finanziamento della riforma degli ammortizzatori sociali e a misure per il welfare; almeno 3 miliardi agli incentivi alle imprese. 

La riforma del catasto

Uno dei dossier sul tavolo è quello dell'Irap, con la possibile cancellazione dell'imposta regionale sulle attività produttive almeno per le imprese individuali ed i professionisti.  E poi c'è la controversa riforma del catasto. Lo scopo dell'intervento è quella di una definizione del valore degli immobili ai fini fiscali più aderente alla realtà del mercato. "La tassazione - ha spiegato il presidente del consiglio Draghi - avviene in questo modo: si prende un numero di non so quanti anni fa, si moltiplica per 160 e si ottiene un importo, questo è quel che ho capito. Perché 160? È un altro numero che non ha nessun senso come rendite catastali originali".

Draghi ha poi assicurato che con la riforma "non si pagherà né più né meno che prima, ma si rivedono le rendite per come sono state fissate". I partiti della coalizione di destra temono però che il ventilato cambio di calcolo da vani a metri quadrati possa comportare un aumento generalizzato delle rendite (perlomeno su una parte di immobili), che a sua volta si tradurrebbe in un aumento di Imu e Tari.

Riforma del catasto, cosa può cambiare in concreto

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