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Martedì, 23 Aprile 2024
pensioni nel 2023

Pensioni, si rischia il ritorno alla Fornero nel 2023: tutti gli scenari

La crisi di governo mette a serio rischio la riforma delle pensioni, i tempi sono stretti e la legge Fornero incombe, già dal 2023: cosa può succedere

Le pensioni e la riforma della legge Fornero potrebbero essere una delle vittime della crisi del governo Draghi. Diversi provvedimenti economici al vaglio dell'esecutivo potrebbero ritrovarsi in una fase di stallo, in attesa della nuova legislatura. In autunno infatti si andrà ad elezioni anticipate, ma i tempi sono stretti. La legge di bilancio va votata entro il 31 dicembre 2022 e sembra sempre più probabile il ricorso all'esercizio provvisorio. A quel punto, cosa ne sarà della riforma delle pensioni e della legge Fornero?

Perché di nuovo la legge Fornero

La legge Fornero è stata sostituita in via momentanea dalle "Quote". La prima era stata Quota 101, espressione del "governo gialloverde", il primo governo di Giuseppe Conte, che permette l'uscita dal mondo del lavoro ad almeno 62 anni di età e 38 di anzianità contributiva. Quota 102 ha sostituito a sua volta Quota 100, aumentando l'età di due anni (64+38). Il problema è che queste due misure sono valide fino al 31 dicembre 2022. 

"Serve una riforma pensioni che garantisca meccanismi di flessibilità in uscita e un impianto sostenibile ancorato al sistema contributivo" ha ricordato il presidente del Consiglio Mario Draghi nella giornata del Senato in cui si è sancita la fine politica del suo governo. "Possiamo discutere di quota 101, 102 o anche 102,5; ma il percorso progressivo verso il sistema contributivo non cambia - ha detto Draghi - Indietro non torniamo, perché il sistema previdenziale retributivo ha creato delle vulnerabilità che tutti anche all’estero ci rimproverano". Adesso, non è chiaro se riusciremo ad avere una nuova riforma delle pensioni nel 2022. In caso, si ritornerebbe alla previsione di legge, ossia la legge Fornero, che permette di andare in pensione a 67 anni di età, oppure anticipando, perdendo qualcosa nell'assegno a fine mese: a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e a 41 anni e 10 mesi per le donne. Quali sono le ipotesi?

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Il flop di Quota 100

Doveva essere la riforma "anti-Fornero", ma le adesioni per Quota 100 sono state poco meno di 380 mila, "ampiamente al di sotto di quelle attese", come certificato dall'Ufficio parlamentare di bilancio. Nei tre anni di sperimentazione, dal 2019 alla fine del 2021, l’Inps ha accolto 379.860 domande di pensionamento anticipato con Quota 100 sulle 481.444 arrivate, meno della metà di quanto ci si aspettava.

Nei primi tre mesi del 2022 all’Istituto sono pervenute altre 12.100 richieste: poco meno di 6.200 nel mese di gennaio, circa 3.700 circa a febbraio e 2.200 a marzo. C'è da dire che il mancato uso dei fondi accantonati per i previsti prepensionamenti lasciano liberi 10 miliardi di euro. Questi risparmi potrebbero finanziare la riforma delle pensioni. Sì, ma quale?

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Le ipotesi sulle pensioni nel 2023

Dopo il voto in autunno il nuovo governo avrà pochissimo tempo per trovare una nuova misura per il sistema pensionistico in vista del 2023. A inizio anno il governo Draghi aveva aperto alla possibilità di andare in pensione prima dei 67 anni, accogliendo le richieste dei sindacati per superare, dunque, la legge Fornero. Ma tra guerra in Ucraina, crisi energetica, le polemiche su catasto, concessioni balneari e poi la crisi di governo hanno di fatto arrestato il dibattito sule pensioni. Se non si troverà una soluzione al 31 dicembre di quest’anno con la fine del regime transitorio di Quota 102, dal 2023 si tornerà alla Legge Fornero. La soluzione semplice è prorogare Quota 102, anche se ci sono altre ipotesi in ballo.

L'ipotesi "Tridico" nel 2023: come funziona

Sul tavolo c’è la proposta del presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che prevede la pensione dai 63-64 anni solo con la quota che si è maturata dal punto di vista contributivo. Il lavoratore uscirebbe dunque con l'assegno calcolato con il contributivo e aspetterebbe i 67 anni per ottenere l'altra quota, che è quella retributiva. L’ipotesi Tridico sembra una delle più percorribili dal punto di vista finanziario, perché porterebbe un aggravio di circa 2,5 miliardi per i primi tre anni e poi risparmi a partire dal 2028. 
Ricapitolando, i requisiti sarebbero:

  • Almeno 63 o 64 anni di età (da adeguare alla speranza di vita);
  • Possesso di almeno 20 anni di contributi;
  • Aver maturato, alla data di accesso alla prestazione, una quota contributiva di pensione di importo pari o superiore a 1,2 volte l’assegno sociale. La prestazione completa spetterebbe, come detto, fino al raggiungimento del diritto per la pensione di vecchiaia.

La "toppa" dell'Ape sociale

Una delle "toppe" che si potrebbe mettere per il prossimo anno è un allargamento del perimetro dell'Ape sociale, su cui pare esserci il consenso delle forze politiche. E, in questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla scorsa manovra che faceva scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inseriva i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali era possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico.

Il cosiddetto anticipo pensionistico, ormai a tutti noto come Ape (dove "Ape" sta per anticipo pensionistico) consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti). L'Ape sociale è praticamente un’indennità erogata da parte dello Stato e destinata a soggetti con 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità. La misura dell’Ape sociale, introdotta nel 2017, con l'ultima manovra è stata prorogata anche al 2022. Dal 2023 potrebbe essere estesa a molti più lavoratori rispetto al passato.

Altri modi per andare in pensione: il riscatto di laurea

Un modo per andare in pensione prima è il riscatto della laurea. Anche in questo caso c'è una proposta del presidente dell'Inps Tridico che prevede il riscatto gratuito degli anni di studio all’università, seguendo l’esempio della Germania. Tridico è convinto che l’iniziativa "possa incentivare i ragazzi a studiare, in un Paese in cui la percentuale di laureati è la più bassa in Unione Europea dopo la Romania.

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Quando si va in pensione in Europa

Se si mantenesse la legge Fornero anche nel 2023, l'Italia sarebbe la nazione in cui si va in pensione più tardi insieme alla Grecia e in Danimarca, dove però alle donne è permesso andarci sei mesi prima degli uomini. Nella maggior parte dei Paesi membri si può lasciare il lavoro a 65 anni: Belgio, Croazia (ma le donne a 62 anni e nove mesi), Cipro, Lussemburgo, Ungheria, Slovenia, Austria e Polonia (in entrambi questi ultimi le donne a 60) e Romania (le donne a 61 e nove mesi).

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In Germania si va in pensione a 65 anni e nove mesi, mentre a 66 in Irlanda e Spagna, in Francia a 66 anni e sette mesi e in Bulgaria a 66 anni e nove mesi. Il Paese in cui si va in pensione prima di tutti è Malta, dove a 63 anni si può già lasciare il lavoro, ci sono poi la Repubblica ceca con 63 anni e dieci mesi, la  Lettonia con 64 e la Lituania con 64 e due mesi. In Svezia e Finlandia l'età pensionabile è flessibile, ciò significa che una persona può richiedere la pensione entro una certa fascia di età che va per il primo Paese dai 62 ai 68 anni e per il secondo dai 63 e nove mesi ai 68.

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