Domenica, 9 Maggio 2021
I nostri soldi

Riforma Irpef e busta paga: cosa succede con il governo Draghi

Nel piano nazionale di ripresa e resilienza si parla di una possibile revisione dell'imposta con l'obiettivo di razionalizzare il sistema e "ridurre gradualmente il carico fiscale". L'ipotesi più probabile è ridurre le aliquote da 5 a 3, ma il costo dell'operazione potrebbe sfiorare i 20 miliardi

Foto di repertorio

Con il Piano nazionale di ripresa e resilienza riparte anche il cantiere del fisco. Obiettivo: razionalizzare il sistema e ridurre le iniquità del sistema attuale che si basa su cinque scaglioni Irpef e penalizza in modo particolare alcune fasce di reddito. L'ambizione è ovviamente anche quella di abbassare il carico fiscale sui lavoratori. La riforma che il governo Draghi si appresta a varare preserverà la progressività del tributo, escludendo quindi un'Irpef ad aliquota unica. I tempi sono stretti. Si parla di una legge delega da far votare al Parlamento entro il 31 luglio 2021. 

Nel testo del Pnrr si legge che "la possibile revisione dell'Irpef" avrà "il duplice obiettivo di semplificare e razionalizzare la struttura del prelievo e di ridurre gradualmente il carico fiscale, preservando la progressività e l'equilibrio dei conti pubblici. Sarebbe in tal modo incentivata la tax compliance e potrebbe essere sostenuta la partecipazione al lavoro delle donne e dei giovani". E ancora: "Il disegno di Legge delega terrà adeguatamente conto del documento conclusivo della 'indagine conoscitiva sulla riforma dell'IRPEF e altri aspetti del sistema tributario' avviata dalla Commissioni parlamentari e tuttora in corso di svolgimento. Per realizzare in tempi certi la riforma definendone i decreti attuativi il Governo, dopo l’approvazione della legge di delega, istituirà una Commissione di esperti". 

Come potrebbe cambiare l'Irpef con il governo Draghi

Cosa dobbiamo aspettarci? Accantonata l'idea della flat tax, una delle ipotesi di cui si è parlato nelle scorse settimane è quella di adottare il modello tedesco che prevede una sorta di aliquota "variabile"  per ciascun contribuente in base alla dichiarazione dei redditi. Si chiama "sistema ad aliquote marginali continue" e grazie a una App tutti potrebbero individuare la propria aliquota effettiva a partire dal reddito. Si tratterebbe però di ridisegnare l'interno sistema fiscale italiano con il rischio di aggiungere ulteriore confusione ad un meccanismo già di per sé farragginoso. L'ipotesi che va per la maggiore in realtà è più semplice e prevede la riduzione delle aliquote da 5 a 3. Vediamo insieme cosa potrebbe cambiare.

Il sistema oggi in vigore prevede i seguenti scaglioni

  • Redditi fino a 15 mila euro > aliquota Irpef pari al 23%  sulla parte eccedente la no tax area di 8.174 euro. 
  • Redditi tra 15.001 e 28 mila euro  > 27% sulla parte eccedente i 15.000 euro. 
  • Redditi tra 28.001 e 55 mila euro > 38%  sulla parte eccedente i 28.000 euro.
  • Redditi da 55.001 a 75 mila euro > 41% sulla parte eccedente i 55.000 euro.
  • Redditi oltre i 75 mila euro > 43% sulla parte eccedente i 75.000 euro. 

Con il nuovo sistema le aliquote diventerebbero tre: 

  • Fino a 25mila euro > aliquota Irpef del 23%
  • Da 25mila a 55mila > aliquota irpef del 33% 
  • Sopra i 55mila > aliquota Irpef del 43%

Va sottolineato che anche i redditi al di sopra del limite si avvantaggerebbero comunque della minore tassazione sugli scaglioni più bassi. Il limite di questo sistema è invece l'aumento del carico fiscale per la fascia di reddito tra i 25 e i 28mila euro. In altre parole se l'idea dovesse andare in porto il nuovo sistema non converrà a tutti. Altro problema: le coperture. Abbassare le tasse ad una platea di lavoratori così ampia ha un costo piuttosto elevato: si parla di circa 20 miliardi di euro. Al ministero dell'economia e delle finanze si aspettano però che questo modello possa garantire un aumento del Pil dello 0,727% e favorire di più l’occupazione dei lavoratori altamente qualificati. 

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