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Lunedì, 17 Gennaio 2022
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Pensioni, Ape sociale al cuore della riforma: cosa succede dal 2023

Flessibilità, pensioni complementari e precarietà giovanile: su questi tre pilastri si baserà il confronto tra governo e sindacati nei prossimi mesi. Si allontana l'ipotesi di uscite per tutti da 62 anni, mentre è intorno all'anticipo pensionistico che si può costruire un piano a lunga scadenza

Come sarà la riforma delle pensioni? Sulle pensioni "avvieremo subito un programma operativo". Parola del presidente del Consiglio Mario Draghi, nel corso dell'incontro con i sindacati. Il primo punto al centro dell'incontro con i segretari di Cgil, Cisl e Uil è stato quello di costruire un metodo di consultazione su più ambiti.

Tre sono i temi sui quali si focalizzerà questo percorso: flessibilità in uscita, pensioni complementari e precarietà giovanile. I ministri Franco, Brunetta e Orlando si occuperanno del coordinamento politico, il sottosegretario Garofoli e il capo del Dipe Leonardi della parte tecnica. Il confronto con i sindacati non sarà quindi portato avanti da Draghi. Sulle pensioni è possibile lavorare "su qualsiasi modifica" purché non sia messa a repentaglio la "sostenibilità nel medio e lungo periodo" e "all`interno del contesto europeo" ha anche detto il presidente del Consiglio.

"L'elemento di novità è che c'è la disponibilità a fare una discussione generale" secondo il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine del tavolo sulle pensioni con il Governo. "Abbiamo consegnato la nostra piattaforma unitaria sulla riforma delle pensioni - ha aggiunto - e abbiamo chiesto che il confronto affronti tutte le questioni. Non ci interessano gli aggiustamenti".

Pensioni: come sarà la riforma

Qual è la situazione sul fronte pensioni? Dal 2022 si andrà in pensione con Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi), e dal 2023 torna la legge Fornero La piattaforma sindacale chiede flessibilità in uscita per tutti a partire dai 62 anni di età o 41 anni di contributi I paletti di Draghi sono flessibilità in cambio del ricalcolo contributivo: pensione in base a quanto si è versato dunque. Il problema è che con il ricalcolo contributivo l'assegno per molti lavoratori con carriere discontinue, periodi di cassa integrazione, precariato, basso salario è destinato a essere al limite della soglia di povertà. I sindacati chiedono anche una pensione di garanzia che permetta ai giovani con importanti buchi contributivi di avere pensioni dignitose, equità per i lavori gravosi e le donne. Tanta carne al fuoco: il tempo per organizzare una riforma vera che superi la Fornero c'è. Si preannunciano mesi di duro confronto. Oggi Draghi dovrebbe comunicare il calendario dei tre tavoli tecnici: si parte subito dopo le festività natalizie.

Il punto fermo è che tutti gli eventuali correttivi rimarranno nel solco del sistema contributivo: si intende con metodo retributivo il calcolo dell’assegno pensionistico sulla base delle ultime retribuzioni, mentre con metodo contributivo si tiene in considerazione l’ammontare dei contributi effettivamente versati. Le stime più pessimistiche riportano che per il 60% di chi è entrato nel mondo del lavoro a metà degli anni ‘90, l’importo sarà sotto la soglia di povertà considerando anche che non è prevista un’integrazione al minimo. La riforma delle pensioni Fornero del 2011 ha già predisposto numerose modifiche al sistema previdenziale italiano, segnando il passaggio definitivo dal metodo retributivo a quello contributivo.

Ape Sociale 2023: cosa può succedere e chi lascerà il lavoro

Secondo il Sole 24 ore con questi presupposti sono "nulle le chance di successo dell’ipotesi di pensionamenti anticipati con 62 anni, svincolati dal ricalcolo contributivo dell’assegno, che è contenuta nella piattaforma unitaria sulla previdenza consegnata dai sindacati a palazzo Chigi".

Invece ci sarà una condivisione di partenza sull'approccio che ipotizza dal 2023 uscite anticipate "totalmente contributive e sull’allargamento del bacino dell’Ape sociale. E, in questo senso, un segnale è già arrivato con l’ok del governo all'emendamento alla manovra che fa scendere da 36 a 32 anni la soglia contributiva per l’accesso all’Ape sociale dei lavoratori edili e inserisce i ceramisti tra le mansioni usuranti per le quali è possibile utilizzare l’Anticipo pensionistico". Staremo a vedere.

Il cosiddetto anticipo pensionistico, ormai a tutti noto come Ape, è un progetto che consente il prepensionamento, senza alcun onere economico, a specifiche categorie di lavoratori che abbiano raggiunto una certa età anagrafica (più altri requisiti).  L'Ape sociale, dove Ape sta per anticipo pensionistico, è un’indennità erogata da parte dello Stato destinata a soggetti - al momento basata su 63 o più anni di età in particolari condizioni di difficoltà, per esempio perché hanno svolto per anni lavori gravosi o perché assistono un coniuge con una disabilità o ancora perché si sono ritrovati disoccupati senza la possibilità di diventare a tutti gli effetti pensionati per motivi di età  - che hanno necessità di un aiuto economico prima di poter accedere alla pensione di anzianità. La misura dell’Ape sociale, introdotta nel 2017, con la manovra è stata prorogata anche al 2022. Dal 2023 potrebbe essere estesa a molti più lavoratori rispetto al passato.

"Noi chiediamo di agevolare l'uscita già a 62 anni o con 41 anni di contributi a prescindere dall'eta' anagrafica - insistono dalla Cisl -  E poi l'Ape sociale deve diventare strutturale ed essere allargata ad altre mansioni, per edili e lavoratori agricoli l'eta'' contributiva deve ridursi da 36 a 30 anni. L'età dei lavoratori è anche un fattore di rischio. Come si può chiedere a una persona di 67 anni di stare su un ponteggio o in un campo agricolo? Abbiamo 100 morti per incidenti sul lavoro al mese, bisogna ridare dignità al lavoro", ragiona il segretario generale Luigi Sbarra.

Aumenti pensioni dal 1 gennaio 2022: le cifre

Un altro segnale è quello della perequazione piena degli assegni pensionistici dopo il sostanziale congelamento del 2020 (con inflazione negativa dello 0,3%). Come conferma un dossier Inps, nel 2022 la rivalutazione sarà dell’1,7% e scatterà in maniera decrescente al salire della pensioni ma, a differenza del 2020, sarà calcolata in forma progressiva scaglione per scaglione.

Ripartirà infatti dal 1° gennaio la perequazione piena. Una rivalutazione del +1,7% che sarà applicata in maniera decrescente al salire della pensioni ma anche, a differenza del 2020, calcolata in forma progressiva scaglione per scaglione. Una formulazione questa che porterà incrementi più generosi agli assegni più bassi. E' un dossier dell'Inps a mettere a fuoco una stima di quanto deciso con decreto Mef lo scorso novembre.

Il doppio calcolo infatti porterà le pensioni di importo fino a 4 volte il trattamento minimo, cioè sino a 2.062,32 euro, ad ottenere l’incremento dell’1,7%; quelle superiori a 4 e fino a 5 volte il trattamento minimo Inps, tra i 2.062,33 euro e i 2.577,90 euro, ad avere una rivalutazione dell’1,53%, e la rivalutazione all’1,7% dello scaglione sino a 2.062,32 euro. Le pensioni di importo superiore a 5 volte il minimo Inps, cioè oltre i 2.577,90 euro, otterranno invece un incremento dell’1,275%, ferma restando la rivalutazione dell’1,7% dello scaglione sino a 2.062,32 euro e dell’1,53% della fascia compresa tra 2.062,33 e 2.577,90 euro. Complessivamente dunque una pensione di 2.000 lordi euro al mese godrà di un incremento sempre al lordo di 34 euro mensili, una pensione di 2.500 euro lordi al mese, localizzata cioè tra 4 e 5 volte il minimo Inps, otterrà quasi 42 euro al mese in più.

Di conseguenza, si legge ancora nel dossier Inps, il trattamento minimo Inps per l’anno 2022 (perequato all’1,6%) sarà fissato a 523,83 euro (in luogo degli attuali 515,58 euro mensili) e l’assegno sociale dsi adeguerà da 460,28 euro a 467,65 euro al mese. Per accedere alla pensione di vecchiaia l’importo soglia mensile dell’assegno pensionistico (che deve essere pari a 1,5 volte l’assegno sociale) aumenta dunque da 690,42 euro a 701,47 euro. Per accedere alla pensione anticipata l’importo soglia mensile dell’assegno pensionistico (che deve essere pari a 2,8 volte l’assegno sociale) aumenta da 1288,78 euro a 1309,39 euro. Per arrivare in tempo ad erogare l'aumento comunque l'Inps spiega di aver ricalcolato gli assegni sulla base della perequazione che si è registrata nell'ottobre scorso e pari all'1,6% per procedere poi con la rata di marzo ad un conguaglio fascia per fascia.

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