Sabato, 15 Maggio 2021

Burocrazia e ritardi danneggiano il suo bar: "Ho investito per fornire un servizio utile a tutti"

Da Alghero una piccola storia che racconta in maniera limpida quali ostacoli impensabili trovino spesso sulla propria strada nel nostro Paese gli imprenditori con voglia di lavorare e intuito: la rivoluzione digitale della Pubblica Amministrazione si trasforma in una beffa

Luca Tronci dietro al bancone del GE Cafè & Wine Bar ad Alghero

Questa è una piccola storia, che racconta però in maniera limpida quali ostacoli impensabili e imprevisti trovino spesso sulla propria strada nel nostro Paese gli imprenditori con voglia di lavorare e intuito. Problemi che, se dovuti a incomprensibili ritardi della macchina della pubblica amministrazione, "profumano di beffa". Ad Alghero (Sassari) in via degli Orti c'è un poliambulatorio pubblico molto frequentato: ospita gli ambulatori di cardiologia, dermatologia, fisioterapia, fisiatria, ginecologia, neurologia, ortopedia, medicina dello sport, oculistica, odontoiatria, otorinolaringoiatria e logopedia. 

Ma per gli utenti da tempo c'è un disservizio notevole: pagare il ticket non è possibile. Proprio così; da quando due anni fa ha chiuso l'ufficio apposito, gli utenti che non sono a conoscenza della situazione sono costretti a prenotare lì la visita, e poi andare fino all'ospedale civile, distante però un paio di chilometri per pagare il ticket. In auto, i più fortunati, oppure a piedi, perché i mezzi pubblici non passano di frequente. E poi magari in tutta fretta tornare al poliambulatorio per la visita specialistica. Luca Tronci, 45 anni, barista e ristoratore, se n'è reso conto quando sotto il sole cocente di una giornata della scorsa estate, una persona è entrata nel suo bar, il Ge Cafè, aperto da poco, a poche decine di metri dall'ingresso del poliambulatorio, chiedendo dove fosse l'ospedale: doveva pagare il ticket. 

Così ha avuto l'intuizione che avrebbe potuto far "girare meglio" il suo locale: ha pensato di fare un investimento e aderire  al servizio PagoPA, che permette di pagare ticket sanitari (e molte altre prestazioni) negli esercizi aderenti. Ha aperto il portafoglio e fatto un investimento non certo simbolico per iscriversi al servizio: alcune migliaia di euro, compreso un "fondo cassa" per l'anticipo dei pagamenti, "che ho versato a conclusione dell'accordo" dice a Today.it. Tutto bene quindi? No, tutt'altro. "Il servizio pagoPA è attivo da tempo in tutte le regioni italiane, tranne che in Sardegna. La pubblica amministrazione avrebbe dovuto aderire entro il 1° giugno 2017" continua. Come da pessima abitudine italiana, c'è stata una prima proroga, fino al 31 dicembre. E poi un'altra ancora. L'Azienda per la Tutela della Salute (ATS) deve risolvere il disagio. Non l'ha fatto per ora, nonostante le prescrizioni della Regione Sardegna, ci racconta.

PagoPA permette di pagare tributi, tasse, utenze, rette, quote associative, bolli e qualsiasi altro tipo di pagamento verso le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, ma anche verso altri soggetti, come le aziende a partecipazione pubblica, le scuole, le università, le ASL. Le Pubbliche Amministrazioni e le società a controllo pubblico aderiscono al sistema pagoPA perché previsto dalla legge. Il vantaggio è quello di poter fruire di un sistema di pagamento semplice, standardizzato, affidabile e non oneroso per la PA e più in linea con le esigenze dei cittadini. Il servizio che Luca Tronci vorrebbe proporre è utile, e atteso da tanti cittadini. Invano, finora. Ha sostenuto tutte le spese, e non aspetta altro che arrivi il via libera regionale dell'azienda sanitaria, che deve integrarsi a PagoPA.

Tronci aspetta, ma non potrà aspettare ancora molto a lungo. L'azienda sanitaria ha preso tempo fino al 1° settembre per aderire a pagoPA. "Sto subendo un grosso danno economico - ci racconta - in questa zona il locale non può funzionare senza questo servizio". Uno dei cardini della ventilata "rivoluzione digitale" nella Pubblica Amministrazione potrebbe decidere la sorte di un esercizio commerciale come il bar di Tronci.  Lui, originario di Decimomannu, si è trasferito con moglie e due figli ad Alghero e ha scommesso su questa attività, che sorge in una zona della città non centrale, tra i quartieri della Pietraia e della Pivarada. Zona difficile dal punto di vista commerciale, nello stesso isolato le serrande di alcune attività si sono abbassate da tempo. Senza contare che gestire un'attività per dodici mesi all'anno in una località turistica come Alghero è un'impresa ammirevole. Sono tanti infatti i locali che aprono soltanto nella stagione turistica, da maggio a ottobre, quando la cittadina della Riviera del Corallo arriva persino a raddoppiare la sua popolazione, passando dai 40mila abitanti fino a 100mila e oltre. 

Ricapitoliamo: un imprenditore investe per fornire un servizio che la sanità pubblica non riesce a garantire (il poliambulatorio è frequentato da migliaia di persone ogni settimana). Per una serie di concause la sopravvivenza e la crescita dell'attività, in una zona non centrale della città, sono legate proprio alla possibilità di offrire il nuovo servizio PagoPA. Grazie al servizio per pagare i ticket sanitari, aumenterebbe immediatamente inoltre anche il giro di clienti. I giorni passano, nulla si muove, nonostante le migliaia di euro già spese. E così Luca Tronci è costretto a valutare tutte le opzioni: "Sì, potrei anche decidere di chiudere, o trasferire l'attività altrove". I ritardi della burocrazia, a volte, scoraggiano anche i più motivati.

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