Tutti i debiti della pubblica amministrazione: siamo i peggiori d'Europa

L'ammontare complessivo dei debiti commerciali della pubblica amministrazione ha raggiunto i 53 miliardi. I "casi limite" sono moltissimi, soprattutto nel Mezzogiorno. Cgia: "Situazione inaccettabile, effetti molto negativi sui bilanci di migliaia e migliaia di imprese"

Lo scorso anno l'ammontare complessivo dei debiti commerciali della pubblica amministrazione ha raggiunto ben 53 miliardi di euro, in calo rispetto al 2017 di 4 miliardi. E' quanto scrive la Cgia, nel riportare la stima diffusa ieri dal governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, nel corso delle sue considerazioni finali. In Europa, evidenza l'associazione, nessun altro Paese può contare su un debito commerciale così smisurato. Secondo i dati Eurostat, la Grecia ha un'incidenza dei mancati pagamenti di parte corrente sul Pil dell'1,4%, mentre da noi è al 2,9%.

Quando la pubblica amministrazione "non paga" i fornitori

Secondo Paolo Zabeo, coordinatore dell'Ufficio Studi della Cgia, "è una situazione inaccettabile per un Paese civile che continua a produrre effetti molto negativi sui bilanci di migliaia e migliaia di imprese fornitrici della nostra Pa". Quanto alla stima diffusa da Visco, "l'utilizzo del condizionale è d'obbligo - scrive ancora l'associazione mestrina - visto che la periodica indagine condotta dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini statistiche, condotte sulle imprese, e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza". Si tratta di una precisazione, si legge ancora, "che evidenzia quanto sia intollerabile che il ministero dell'Economia e delle Finanze (Mef) non riesca ancora adesso a quantificare con esattezza l' ammontare complessivo del debito commerciale contratto dalla Pa italiana con i propri fornitori".

Cgia, debiti commerciali della Pubblica Amministrazione

L'analisi a livello geografico è implacabile. I casi limite sono moltissimi, soprattutto nel Mezzogiorno. Il Comune di Napoli, ad esempio, paga mediamente i propri fornitori con 320 giorni di ritardo (Indicatore di Tempestività dei Pagamenti riferito al 2018), l'ASL Napoli 1 con 167 (dato riferito al primo trimestre 2019) e l'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria con 163 (dato medio 2018).

"Anche se l'introduzione della fattura elettronica non ha consentito al Mef di dimensionare lo stock dei debiti accumulati - afferma il segretario della Cgia Renato Mason - negli ultimi anni i tempi medi di pagamento sono leggermente scesi. Dalla fine del mese di marzo del 2015, infatti, tutti i fornitori della Pa hanno l'obbligo di emettere la fattura in formato elettronico. Una disposizione che ha reso più trasparente il rapporto commerciale tra pubblico e privato, anche se il debito complessivo rimane ancora da definire e i ritardi dei pagamenti di molti enti sono spesso del tutto ingiustificati".

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Inps, Inail e ministeri pagano in ritardo: debito 'monstre' con le imprese 

Che cosa è cambiato negli ultimi anni

Nel biennio 2013-2014, ricorda la Cgia, i governi Monti, Letta e Renzi stanziarono circa 50 miliardi di euro per onorare il pagamento dei debiti commerciali che, alla fine del 2012, risultavano essere "certi, liquidi ed esigibili". Nonostante questo sforzo economico così importante, lo stock dei mancati pagamenti ha comunque subito una contrazione molto contenuta. Dal giugno del 2014, ricorda ancora la Cgia, i fornitori dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti di previdenza e assistenza sociale hanno l'obbligo di emettere la fattura in formato elettronico, modalità che è stata estesa alle restanti Amministrazioni pubbliche a partire dal 31 marzo 2015, nonostante ciò i tempi di pagamento della nostra Pa continuano ad essere molto elevati.

Nel dicembre del 2017, tale situazione ha indotto la Commissione europea a deferire l'Italia alla Corte di giustizia dell'Ue. Bruxelles, pur riconoscendo l'impegno profuso negli ultimi anni, ha rilevato che le "amministrazioni pubbliche italiane necessitavano ancora in media 100 giorni per saldare le loro fatture, con picchi che risultavano essere nettamente superiori". "Ancorché la nostra Pa sia tra i peggiori pagatori d'Europa - scrive ancora la Cgia - molti si erano convinti che i tempi di pagamento si sarebbero drasticamente ridotti grazie all'introduzione, partita gradualmente dal luglio del 2017, dell'obbligo da parte di tutti gli enti pubblici di trasmettere le informazioni relative ai singoli pagamenti attraverso il sistema Siope+. Questa modalità doveva consentire a regime la quantificazione dell'ammontare delle passività commerciali e il monitoraggio continuo dei tempi di pagamento delle amministrazioni debitrici".

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L'anno scorso tale sistema è stato esteso a tutte le amministrazioni pubbliche. Nonostante ciò, sono ancora moltissimi gli enti che non rispettano questa disposizione e non consentono al ministero dell'Economia e delle Finanze di misurare con precisione l'ammontare complessivo del debito e i relativi tempi medi di pagamento", conclude l'associazione.

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