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Venerdì, 24 Marzo 2023
Capitali a rischio

Quali sono le banche italiane più esposte in Russia

Chi rischia di più a causa del conflitto Russia - Ucraina. Per Credit Suisse la vera minaccia non è la guerra ma il caro energia

Nonostante gli sforzi diplomatici fatti per evitare un conflitto, la Russia ha invaso militarmente l'Ucraina. Questa notte il presidente russo Vladimir Putin ha dato l'ok all'invasione, ufficialmente per difendere i separatisti del Donbass. Immediata la risposta dell'Occidente, con Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna che hanno annunciato un secondo pacchetto di sanzioni contro la Russia per spingerla al ritiro delle truppe. La guerra, per ora economica con i paesi della Nato, comporta importanti ripercussioni non solo per Mosca, colpita dalle sanzioni, ma anche per i suoi partner commerciali, Ue in primis. La Russia, infatti, è il quinto partner commerciale dell’Unione europea, il terzo dell’Italia, mentre i traffici con gli Stati Uniti sono molto più limitati. Coinvolti tutti i settori dell'economia italiana, comprese le banche. Perché e per quanto, ma soprattutto chi rischia di più?

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Crisi Russia - Ucraina, banche italiane esposte per oltre 30 miliardi di dollari

Gli istituti di credito italiani risultano essere tra i più esposti alla crisi Russia - Ucraina, assieme alle banche francesi. Secondo una ricerca di Credit Suisse, condotta sui dati della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), le banche italiane sarebbero esposte verso la Russia con 25,3 miliardi dollari ai quali vanno aggiunte altre esposizioni potenziali come i quasi 6 miliardi di garanzie. Subito dietro gli istituti francesi esposti per 25,1 miliardi, poi quelli austriaci per 17,5 e quelli statunitensi per 14,6. Limitato l'impatto sulle banche tedesche, per 'soli' 8 miliardi di dollari. Le primissime conseguenze economiche dell'attacco russo all'Ucraina sono visibili sui mercati finanziari, con i titoli dei principali istituti di credito italiani che a Piazza Affari arretrano pesantemente di circa 5 punti percentuali, in linea con l'indice di settore bancario europeo. E' il caso di Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm e Mediobanca. Ma quali sono le banche più esposte verso la Russia?

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Unicredit tra le banche più esposte

La Banca centrale europea (Bce) si è già attivata per chiedere alle banche europee di fornire i dati aggiornati sulla loro esposizione in Russia per gli stress test, con gli istituti di credito sempre più preoccupati  per l'escalation della crisi. Il conflitto Russia - Ucraina, infatti, peserà su molte banche: prima di tutte la banca austriaca Raiffeisen Bank International (RBI), visto che realizza il 20% dei ricavi in Russia, con un ammontare di prestiti pari a 10,5 miliardi (considerando anche l'Ucraina). Al secondo posto di questa scomoda classifica troviamo la francese Société générale, con una quota di ricavi in Russia del 4% e con 8,7 miliardi di prestiti. Al terzo posto c'è l'italiana Unicredit con il 4% dei ricavi totali. L'istituto di credito italiano, presente in Russia dal 2005, conta circa 2 milioni di clienti retail e circa 30.000 corporate. Sono 72 gli sportelli presenti sul territorio russo e 8 i miliardi di euro di prestiti erogati. L'utile della controllata russa nel 2021 ammontava a 180 milioni di euro, poca cosa se si guarda ai 3,9 miliardi totali. La Russia, infatti, pesa per circa il 3% del margine di interesse e il 3% del capitale allocato. Vale la pena ricordare che Unicredit aveva di recente rinunciato all'acquisizione della banca russa Otkritie Bank, proprio per i rischi geopolitici, ossia per il rischio di sanzioni per la questione Ucraina. Invischiata con la Russia anche Intesa Sanpaolo, con 28 filiali, 976 dipendenti e un valore degli asset pari a circa 1 miliardo di euro. Guardando al debito sovrano russo, invece, l'esposizione di Unicredit risulta essere pari a 1 miliardo mentre quella di Intesa Sanpaolo pari  a 50 milioni. Rifacendo la classifica sulla base degli impieghi, ossia le risorse che la banca mette a disposizione dei clienti sulla base della liquidità accumulata, RBI si piazza al decimo posto, Société générale con Rosbank è undicesima mentre Unicredit è quattordicesima (calcoli Autonomous).  

Credit Suisse: il vero problema resta il caro energia

"Ciascuna di queste banche - specificano gli analisti di Credit Suisse - ha riportato un rapporto prestiti/depositi in Russia ben al di sotto del 100%, contribuendo a limitare l'esposizione in situazioni estreme. Come percentuale del totale dei prestiti, l'esposizione è del 12% per RBI e inferiore al 2% per  Société générale e Unicredit". Il vero problema per le banche europee non sono i prestiti concessi in Russia, quanto i prezzi dell'energia. "Dal 2014 le banche hanno ridotto i rischi e migliorato il finanziamento locale delle operazioni - sottolinea il report - con Unicredit che ha venduto le sue attività ucraine nel 2016. Con la maggior parte delle grandi banche europee quotate che hanno un'esposizione diretta limitata alla Russia, vediamo la principale potenziale minaccia del settore derivante dall'aumento dei prezzi dell'energia che riduce la crescita e quindi le aspettative sui tassi di interesse".

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