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Venerdì, 14 Giugno 2024
La nuova "scala mobile"

Salari che aumentano in "automatico" ma la clausola d'oro è per pochi

La novità strappata durante la pandemia da alcuni sindacati per oltre un milione di lavoratori che vedranno buste paga con aumenti significativi: frutto di una clausola di salvaguardia di cui per ora beneficiano solo i metalmeccanici

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Prezzi di frutta e verdura alle stelle? Vacanze più care? Colpa dell’inflazione che erode il potere d’acquisto degli italiani, ma anche di salari fermi da decenni. C'è una categoria di lavoratori che però si differenzia da tutte le altre e che grazie a una clausola di salvaguardia sull’inflazione beneficia di un adeguamento automatico dello stipendio legato al rialzo dei prezzi, all’aumento del costo della vita.

Sono i metalmeccanici: a partire da giugno si ritroveranno 123 euro in più in busta paga senza dover firmare nessun nuovo accordo. Perché non inserire questa clausola di garanzia anche negli altri contratti collettivi di lavoro nazionali? Questi aumenti possono bastare? Ne abbiamo parlato con Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm.

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Clausola di salvaguardia sull’inflazione: cos’è e come funziona

Aumenti salariali legati all’inflazione? Si può, con una clausola di salvaguardia che adegua gli stipendi all’indice dei prezzi al consumo comunicato ogni anno dall’Istituto di statistica nazionale (Istat). Per 1,6 milioni di lavoratori addetti all’industria metalmeccanica privata (Federmeccanica) e all’installazione di impianti (Assistal) è già realtà. La clausola di salvaguardia, inserita nell’ultimo rinnovo contrattuale del 5 febbraio 2021, infatti, consente di ottenere aumenti superiori ai 27 euro pattuiti al momento della stipula nel caso in cui l’inflazione registrata a consuntivo sia superiore a quella stabilita in sede di sottoscrizione del contratto.

Per gli adeguamenti automatici si prende a riferimento l’Ipca, i prezzi al netto della componente energetica importata. Questo vuol dire che a un rialzo dell’indice del 6,6%, corrisponde un aumento contrattuale di 123,40 euro lordi (sul livello C3), 96,4 euro in più di quanto previsto al momento della stipula del contratto.

Metalmeccanici aumenti stipendi 2023 - Uilm

Rota (Fiom-Cgil): "Non sono aumenti ma adeguamenti"

Questi aumenti interesseranno anche gli oltre 420mila lavoratori di piccole e medie imprese industriali e manifatturiere del settore metalmeccanico aderenti al contratto Unionmeccanica-Confapi; i 32mila addetti del settore orafo, argentiero e della gioielleria; i 18mila lavoratori delle cooperative metalmeccaniche. Mediamente per un livello 5 gli aumenti si aggirano sempre sui 120 euro lordi al mese, euro più, euro meno.

I metalmeccanici sono gli unici lavoratori italiani a godere di questa clausola, ottenuta grazie alla lungimiranza dei sindacati di settore. "Le regole sulla materia sono uguali per tutti, anche per le altre categorie. A noi non hanno fatto un regalo, noi siamo stati quelli che le abbiamo interpretate al meglio", ha dichiarato Mirco Rota, dirigente sindacale di Fiom-Cgil. Anche per il prossimo anno sono previsti aumenti salariali consistenti, sicuramente superiori ai 35 euro fissati nel 2021 in sede di rinnovo del contratto. "Secondo la previsione Istat del 2023, che prevede un Ipca ancora al 6,6%, l’adeguamento per il prossimo anno dovrebbe essere ancora più alto, sui 130 euro. Se confermato, sarebbero due aumenti pesanti ma non sufficienti, non possiamo accontentarci", ha aggiunto Rota ricordando che "non stiamo parlando di aumenti ma di adeguamenti: i soldi che prendono a giugno coprono solo una parte della perdita di potere d'acquisto del 2022".

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Palombella (Uilm): "La clausola di salvaguardia è stata una pensata geniale"

Anche se l’inflazione nel 2022 ha registrato un aumento dell’8,7%, con alcuni mesi in cui i prezzi al consumo hanno superato persino il 10%, il recupero del 6,6% sugli stipendi dei metalmeccanici non è poca cosa. Stiamo parlando di 123 euro su una perdita di potere d’acquisto di 173 euro, con una copertura pari al 70% circa. "Una correzione" secondo Rocco Palombella, segretario generale della Uilm. "Nei quattro anni precedenti con la deflazione e senza adeguamento Ipca gli aumenti erano stati pari a 40 euro, una miseria. È vero che i salari sono stati garantiti da un’inflazione bassa però la retribuzione era bassissima. Ecco perché abbiamo voluto inserire oltre ai rinnovi contrattuali pari a 112 euro (in quattro anni 25, 25, 27, 35 euro rispettivamente) anche la clausola di salvaguardia. Nessuno di noi però immaginava un’inflazione a due cifre, causata anche dalla speculazione che nessuno ha controllato", ha puntualizzato Palombella. "La clausola di salvaguardia è stata una pensata geniale ma questa somma così importante non riuscirà a compensare l’erosione che l’inflazione ha creato".

Dello stesso parere Roberto Benaglia, segretario generale Fim-Cisl. "È stata inserita durante la pandemia, in condizioni di estrema incertezza, in maniera prudente e previdente. Ci siamo costruiti con molta maturità, ma anche grande disponibilità da parte di Federmeccanica, una formula che riconosce la vera inflazione. Ha funzionato benissimo perché l’adeguamento dei salari è avvenuto durante la vigenza contrattuale. I 27 euro sono diventati 123,40 e non abbiamo dovuto aspettare la rinegoziazione del contratto. Non c'è nessuno altro contratto in Italia o in Europa nel settore metalmeccanico che è riuscito a difendere così bene i salari, tranne alcuni casi eccezionali". Da considerare poi che mentre negli altri paesi europei i contratti salariali durano un anno, al massimo due, "in Italia abbiamo la presunzione di farli ogni tre o quattro anni. Siamo nell'epoca dell'imprevedibilità, mettere dentro ai contratti meccanismi di correzione durante il contratto credo sia molto saggio". 

Per il prossimo rinnovo contrattuale, previsto a giugno del 2024, i sindacati puntano a ottenere molto di più. La battaglia sindacale riguarderà ancora una volta i salari, aumenti per coprire interamente l’inflazione, magari detassati, ma punterà anche su una riduzione dell’orario di lavoro a parità di stipendio. Perché? Per ben due motivi: per salvaguardare l’occupazione soprattutto nei settori in difficoltà per la transizione ecologica (automotive, ad esempio); per migliorare il rapporto lavoro-vita privata dei lavoratori. Una sperimentazione in tal senso è già partita alla Toyota di Bologna (35 ore settimanali). Chi paga? Lo Stato e le aziende, risponde Palombella, spiegando che "un lavoratore in cassa integrazione non produce ricchezza, anzi rischia di creare disoccupazione di ritorno lavorando in nero. Si tratta di riutilizzare i miliardi che vengono spesi per la cassa integrazione e provare a stabilire un orario di lavoro ridotto per mantenere invariati i livelli di occupazione, perché una persona che va al lavoro crea altra ricchezza".

Clausola di salvaguardia e "scala mobile": differenze

Nel panorama contrattuale italiano il contratto nazionale dei metalmeccanici è l’unico in grado di difendere il potere d’acquisto dei salari dei lavoratori. Perché non applicare questa clausola di salvaguardia sull’inflazione anche a tutti gli altri contratti collettivi nazionali?

Il pensiero torna inevitabilmente alla "scala mobile", meccanismo economico volto a indicizzare automaticamente i salari in funzione degli aumenti dei prezzi di alcuni beni, come la benzina. Questo strumento "interveniva prima e non a posteriori come la clausola di salvaguardia, era un sistema perverso", ha chiosato Palombella. Introdotto nel 1945 venne soppresso nel 1992 poiché ritenuto la causa di una forte fiammata inflazionistica. Il rischio è proprio questo, un ulteriore aumento dei prezzi perché le aziende che non hanno realizzato troppi guadagni finirebbero per scaricare sui prezzi finali i maggiori costi del lavoro, vanificando tutti gli sforzi fatti per sostenere il potere d'acquisto dei lavoratori. In poche parole si verrebbe a creare una spirale inflazionistica difficile da controllare.

Una soluzione potrebbe essere la "scala mobile a inflazione programmata", come suggerito da Mauro Antonelli, direttore del centro studi Unione nazionale consumatori (Unc) in un’intervista a Today. Un adeguamento automatico dei salari all’inflazione, ma solo quella stimata dal governo e solo per gli stipendi più bassi, quelli sotto i 35mila euro, "perché chi guadagna di più risente meno dell'aumento dei prezzi".

Benaglia (Fim-Cisl): "Il Fisco è un drago che mangia le cose buone che contrattiamo"

Sicuramente nei momenti critici, come quelli in cui l’inflazione è alle stelle, agganciare gli stipendi all’inflazione è l’unica soluzione possibile per supportare le famiglie visto che non si possono aspettare tempi migliori. Al contempo però devono essere messi in campo altri strumenti validi per non far perdere potere d’acquisto ai salari, intervenendo sulle uscite piuttosto che sulle entrate di un lavoratore per non pesare troppo sulle imprese. Classico esempio la detassazione degli stipendi, ma qui serve un massiccio intervento del governo. "In questa situazione il vero vincitore è quello che non ha lavorato, il governo", ha dichiarato Palombella ricordando che a fronte di un incremento degli stipendi dei metalmeccanici di 123 euro lo Stato prende almeno un buon 50% dalla tassazione.

"È assurdo che 60 euro vadano via in tasse", ha tuonato Benaglia ricordando che "chi affitta una casa o gioca in borsa paga il 25% di tasse mentre noi metalmeccanici ne paghiamo il doppio. Se le aziende spendono 123 euro e i lavoratori il 50% in tasse, siamo di fronte al fatto che lo Stato, il Fisco è un drago che mangia le cose buone che contrattiamo".

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