Salario minimo, scontro tra imprenditori e Di Maio: "9 euro l'ora" ma così saltano i contratti

Secondo la confederazione dei datori di lavoro il rischio è di smontare il sistema dei contratti nazionali, che non regolano solo il salario ma anche tanti altri temi rilevanti, come ferie, malattia, straordinari.

Il salario minimo si farà. Lo assicura il ministro del lavoro Luigi Di Maio dopo una giornata di polemiche scaturite da una intervista a Maurizio Stirpe, vice-presidente di Confindustria. 

Per la confederazione dei datori di lavoro infatti il salario minimo rischia di avere "l'effetto opposto rispetto a quello dichiarato". Come spiega Stirpe se il salario minimo "diventa un'alternativa ai contratti collettivi, finisce per togliere diritti e tutele ai lavoratori. "Un'azienda che dovesse rispettare solo il salario minimo, che il governo vuole fissare a nove euro l'ora, non avrebbe più nessun interesse a fare contrattazione su altri temi".

Insomma, il rischio è di smontare il sistema dei contratti nazionali, che non regolano solo il salario ma anche tanti altri temi rilevanti, come ferie, malattia, straordinari. "E far saltare il sistema dei contratti farebbe saltare anche queste tutele".

Contrari anche Confcommercio che incoraggiano invece il governo a dare impulso ai contratti collettivi: "Sarebbe una strategia migliore rispetto al salario minimo contrastando con determinazione la diffusione dei cosiddetti contratti-pirata e rafforzando, invece, il ruolo dei contratti sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative, anche in riferimento ai minimi salariali definiti in sede di contratto".

In serata ilvicepremier ha però ribadito le sue intenzioni: "Prevediamo di fissare per legge una soglia di almeno nove euro lordi l'ora al di sotto della quale non si può scendere". "In sostanza - aggiunge Di Maio - contratti da tre o quattro euro l'ora come se ne vedono oggi non saranno più consentiti, perché tre o quattro euro l'ora non è lavoro, è schiavitù".

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