Venerdì, 18 Giugno 2021
Lavoratori senza futuro

L'esercito dei 66mila sanitari precari per l'emergenza covid

Su un totale di 83.180 assunti, tra medici e infermieri, soltanto 17mila hanno firmato un contratto a tempo indeterminato. Tutti gli altri, come denuncia la Federazione italiana Autonomie locali e Sanità, sono ''lavoratori senza futuro''

Foto di repertorio Ansa

Dal marzo dello scorso anno sono in prima linea contro il coronavirus, mettendo a rischio la propria vita nel tentativo di salvarne quante più possibile. Eppure medici, infermieri e operatori sanitari, continuano a prendere paghe misere e non solo, di tutti quelli assunti per l'emergenza Covid, circa 66mila sono precari. 

Emergenza Covid, su 83mila assunti 66mila sono precari

Un situazione certificata dai numeri della Corte dei Conti e denunciata da Giuseppe Carbone, segretario generale della Fials, la Federazione italiana Autonomie locali e Sanità:  "Stanno traghettando l'Italia fuori dall'emergenza con un'opera incessante da oltre 15 mesi: prima hanno allestito reparti in tempi record per i malati Covid, battendosi contro il virus anche senza protezioni adeguate, sotto organico e dimostrando un coraggio da leoni, poi si sono arruolati nella campagna vaccinale, alcuni persino volontari nei giorni di riposo pur di partecipare all'impresa di immunizzare la popolazione. Sono i nostri operatori sanitari, che qualche giorno fa abbiamo visto premiati con onorificenze al merito dal Capo dello Stato. Ma rimane vergognosamente basso il trattamento stipendiale riservato loro: con 1.400 euro al mese, gli infermieri faticano da anni ad affrontare il quotidiano, in più ora c'è un esercito di oltre 66mila precari, certificati dalla Corte dei conti, che ha calcolato solo 17.151 tempi indeterminati assegnati a medici, infermieri e altre professioni sanitarie su un totale di 83.180 assunti per l'emergenza. Una cosa inaccettabile". 

I numeri parlano da soli su 31.990 assunzioni di personale infermieristico, 8.757 sono a tempo indeterminato, e su 21.414 medici solo 1.350. Una scena simile avviene per le altre professioni sanitarie, che vedono 7.044 assunzioni vere a fronte dei 29.776 reclutamenti per la pandemia.

"Dall'elaborazione dei dati recentemente pubblicati- prosegue Carbone- emergono scelte miopi e prive di avvedutezza politica da parte delle varie aree geografiche coinvolte. In particolare le isole svettano per colpevole penuria di contratti stabili con 2.550 infermieri reclutati, di cui solo 5 assunti a tempo indeterminato. Mentre per le altre professioni sanitarie si registra l'indecenza di 2 assunzioni definitive su 4.013 reclutamenti". Anche "il Sud si attesta su numeri davvero spaventosi con 690 contrattualizzati a tempo indeterminato a fronte di 8.085 reclutamenti".

Secondo il segretario generale Fials è ''inutile lamentarci che i nostri giovani se ne vadano all'estero e che nel Paese cresca la denatalità: è chiaro che tutti i proclami e le dichiarazioni d'intenti cui abbiamo assistito negli scorsi mesi non hanno portato nessun reale cambiamento".

Assunzioni e contratti: la mappa

Ma vediamo nel dettaglio i dati ripartiti per aree geografiche. Secondo la Corte dei conti: nel Nord Ovest su 7.032 infermieri reclutati per la pandemia, abbiamo 1.144 tempi indeterminati; il Nord Est ha assunto in modo definitivo 3.370 infermieri su 7.567; mentre il centro Italia ha reclutato 6.756 di cui 3.548 tempi indeterminati. Anche i dati delle altre professioni sanitarie seguono un andamento similare e non incoraggiano affatto: nel Nord Ovest il rapporto tra assunti a tempo e stabilizzati è di 7.666 a 405, nel Nord Est di 5.381 a 2.119, e nelle regioni centrali di 5.403 a 1.953. 

"Sono stati creati posti di lavoro senza futuro- conclude Carbone- ma non possiamo permetterci di perdere il patrimonio di esperienza e professionalità costituito da decine di migliaia di precari tra infermieri, oss, tecnici, professionisti, ostetriche, personale amministrativo e di assistenza, indispensabile per mandare avanti i servizi alla salute e realizzare l'ambizioso disegno del Pnrr. Soprattutto trovo inappropriato che si vedano negata qualunque certezza dopo oltre un anno di trincea. Vengano completate le ricognizioni non ancora effettuate dei necessari fabbisogni di personale nelle aziende ospedaliere e sanitarie- conclude- anche tenendo conto dei pensionamenti che si prevedono per l'anno in corso. Occorrono stime con il più davanti per rafforzare il SSN e rispondere alla domanda di sicurezza dei cittadini che tutti consideriamo ineludibile".

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