Giovedì, 29 Luglio 2021
Sindacati in piazza

La protesta ''tripla'' contro lo sblocco dei licenziamenti: "Se il Governo volesse..."

Cgil, Cisl e Uil scendono in piazza sabato 26 giugno a Torino, Firenze e Bari, per chiedere la proroga della misure che vieta alle aziende di licenziare, in scadenza il 30 giugno. L'intervista a Tania Scacchetti: ''Se ci fosse una volontà politica si potrebbe prolungare il blocco, anche soltanto di qualche settimana"

Un momento della manifestazione dei sindacati avvenuta a Montecitorio lo scorso 28 maggio (Foto Ansa)

Da giovedì 1° luglio, dopo quasi 500 giorni di stop, le grandi aziende potranno tornare a licenziare i propri dipendenti. Una ''mannaia'' che pende sulla testa di migliaia di lavoratori, in prima battuta per quelli delle imprese più grandi e, da novembre, per chi lavora nelle piccole aziende: dal primo luglio andranno a decadere i vincoli imposti dal Governo Conte nel febbraio del 2020, introdotti dall'esecutivo all'inizio della pandemia di Covid 19 per evitare una crisi sociale senza precedenti che avrebbe contribuito a rendere ancora più tragiche le conseguenze dell'emergenza sanitaria.

Lo sblocco dei licenziamenti dal primo luglio 

La misura nello scorso marzo era stata prolungata fino al 30 giugno 2021, una data che si avvicina inesorabile e che potrebbe aprire le porte a migliaia di licenziamenti, sempre che il governo Draghi non trovi una nuova intesa nella maggioranza. Lo sblocco che dovrebbe avvenire la prossima settimana sarà però parziale: in base alla normativa oggi vigente, dal 1° luglio, per industria ed edilizia, torna la cassa integrazione ordinaria ma scontata (non si pagano cioè le addizionali fino a dicembre). Chi la utilizza, non potrà licenziare finché usa l’ammortizzatore scontato. Invece, le aziende che non hanno bisogno di chiedere la cig ''scontata'' potranno tornare a licenziare i dipendenti. Discorso diverso per il per il settore terziario e i servizi, per cui il blocco resterà in vigore fino al 31 ottobre 2021.

La ''tripla'' manifestazione a Torino, Firenze e Bari

Le stime sui posti a rischio sono variabili, ma anche nella migliore delle ipotesi, ci saranno migliaia e migliaia di posti di lavoro a rischio in tutta Italia. Una condizione che i sindacati ritengono inaccettabile, motivo per cui le sigle Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato per sabato 26 giugno tre manifestazioni unitarie Torino, Firenze e Bari. A Piazza Castello a Torino parlerà il Segretario Generale della Cgil, Maurizio Landini, a Firenze a Piazza Santa Croce il Segretario Generale della Cisl, Luigi Sbarra, a Bari a Piazza della Libertà, il Segretario Generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri. Lo slogan della tripla manifestazione è "Ripartiamo, insieme. Con il lavoro, la coesione e la giustizia sociale per l'Italia di domani".

Il Governo può prolungare il blocco?

Ma cosa chiedono le sigle sindacali? Cosa può fare il Governo? Può decidere, nel tempo che rimane di prorogare la scadenza? Lo abbiamo chiesto a Tania Scacchetti, segretario nazionale Cgil: ''Se ci fosse una volontà politica ci sarebbero gli strumenti per trovare soluzioni concordate, come la proroga della misura. Parliamo poi di qualche settimana in più, il tempo sufficiente per convenire sulla riforma degli ammortizzatori sociali e strutturare un sistema che possa salvaguardare la continuità occupazionale delle persone ed evitare eventi traumatici come i licenziamenti collettivi''.

''Sui posti di lavoro a rischio – aggiunge Tania Scacchetti – va chiarito il fatto che parliamo sempre di numeri potenziali. Ci sono diverse stime da meno di 100mila a diverse centinaia di migliaia, io credo che 200-300mila sia un dato abbastanza credibile. Un dato preoccupante che si va ad aggiungere ad un altro numero: quegli oltre 800mila posti di lavoro che già sono andati persi durante la pandemia''. 

I motivi della protesta

Proprio per evitare che il numero dei posti di lavoro andati in fumo cresca ancora i sindacati hanno deciso di scendere in piazza domani, sabato 26 giugno, scegliendo tre città diverse, Torino, Firenze e Bari: ''È un modo per riprendere le piazze, per ridare voce alle condizioni di lavoro, ci vuole un pieno coinvolgimento delle parti sociali in questa fase. Abbiamo deciso di scegliere tre grandi città, una al Nord, una al Centro e una al Sud. Torino rappresenta l'industria, un grande settore in crisi, Firenze rappresenta le città d'arte e la ripartenza del turismo culturale, Bari può rappresentare il Mezzogiorno e quel divario con il Nord che deve essere assolutamente ridotto''. 

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Dalle pensioni agli investimenti: gli altri temi sul tavolo

Ma lo sblocco dei licenziamenti, come sottolineato da Tania Scacchetti a Today.it, è soltanto uno dei temi chiave che ha spinto le sigle ad organizzare la protesta: ''Quello è il punto più urgente, ma esistono altre questioni da affrontare, dalle pensioni agli ammortizzatori sociali, fino agli investimenti per welfare e sanità''.

''Un altro tema trasversale – spiega la Sacchetti – sono proprio gli investimenti e le scelte di politica industriale. È necessario conquistare uno spazio di interlocuzione con il Governo, il lavoro deve avere dignità ed essere partecipe delle scelte, non soltanto subirle. Serve un piano di crescita per l'occupazione, siamo molto preoccupati che che possano essere fatti degli investimenti che non guardano all'occupazione, soprattutto di giovani e donne, che invece deve essere una priorità. Già prima della pandemia - conclude – avevamo numeri preoccupante e molto indietro rispetto al resto d'Europa. Adesso, senza una inversione di tendenza, rischiamo di andare verso il declino e non ce lo possiamo permettere''. La piazza chiama, vedremo se ci sarà un Governo a rispondere.

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