Lunedì, 21 Giugno 2021
scandalo volkswagen / Germania

Così hanno scoperto lo scandalo Volkswagen

Il New York Times ricostruisce la vicenda delle emissioni "mascherate". Tutto iniziò 2 anni fa e a scoperchiare "il vaso di Pandora" è stato un mix di coincidenze e curiosità da parte dei ricercatori. Intanto Berlino trema

Una "banale" storia di coincidenze e curiosità. C'è questo alla base dello scandalo Volkswagen, scoperta a barare sui livelli di particelle inquinanti prodotte da milioni dei suoi motori diesel. La casa tedesca ha impiegato oltre un anno per ammettere di fronte alle autorità americane che il suo è stato un tentativo deliberato di raggirare le leggi sulle emissioni, e non una questione di problemi tecnici.

Ma Volkswagen l'aveva quasi scampata. Se non fosse stato, appunto, per una serie di pure coincidenze e per la curiosità di vari ricercatori specializzati nelle quattro ruote, come ricostruisce il New York Times.

TUTTO INIZIO' DUE ANNI FA - Allora l'International Council on Clean Transportation (Icct) - una non-profit la cui missione è "migliorare le performance ambientali e l'efficienza energetica" nei trasporti "per il bene della salute pubblica e per mitigare il cambiamento climatico" - stava conducendo test in Europa per capire la reale performance di automobili dotate di motori diesel "puliti". Non particolarmente colpiti dai risultati, gli esperti del gruppo (tra le cui fila ci sono molti ex funzionari dell'Agenzia per la protezione ambientale americana o Epa, quella che venerdì scorso ha formalmente accusato Volkswagen di avere barato) decisero di condurre la stessa analisi su vetture negli Stati Uniti. Consapevoli del fatto che in Usa le norme sulle emissioni erano più stringenti e quasi certi che l'esito del test avrebbe fatto sfigurare le auto europee, i ricercatori si misero al lavoro senza immaginare che invece sarebbero inciampati in una delle maggiori truffe nel settore automobilistico della storia recente. In cerca di aiuto, l'Icct pubblicò un annuncio per la ricerca di un partner con cui testare vetture diesel. La West Virginia University decise di partecipare al bando. "Testare veicoli leggeri a diesel in condizioni reali sembrava molto interessante", ha raccontato al New York Times Arvind Thiruvengadam, professore all'ateneo. "Ci siamo guardati e ci siamo detti 'proviamoci'". Alla fine quell'università fu stata selezionata, senza immaginare che avrebbe trovato un gruppo auto intento a barare. Per di più Volkswagen non era stata presa di mira.

I DUBBI - Per caso due dei tre veicoli a motore diesel acquistati per il test erano del gruppo tedesco. Ma ci volle poco per fare sorgere dubbi tra gli esperti. "Se sei imbottigliato nel traffico di Los Angeles per tre ore, sappiamo che la vettura non si trova nella condizione migliore per dare buoni risultati sulle emissioni", ha spiegato Thiruvengadam al quotidiano newyorkese. "Ma se si va a 70 miglia all'ora, tutto dovrebbe funzionare perfettamente. Le emissioni dovrebbero calare. Ma quelle di Volkswagen non scesero". È vero che le condizioni reali di guida sono condizionate dalla velocità, dalla temperatura, dalla topografia e da come il conducente preme sui freni. Ma la performance dei veicoli del gruppo tedesco sembrava piuttosto strana. A confermarlo fu poi il California Air Resources Board (Carb), l'agenzia dello Stato della California preposta a fissare standard sulle emissioni. Venuto a conoscenza dei test in corso dell'Icct, il Carb decise di prenderne parte. E così i regolatori misero alla prova gli stessi veicoli analizzati dal gruppo di esperti aiutato dalla West Virginia University. I test si svolsero prima nei laboratori sofisticati del Carb, e l'esito sui due veicoli Volkswagen fu perfetto (il merito, con il senno di poi, fu il ricorso al controverso software chiamato "defeat device"). Ma quando quei due veicoli furono messi sulle strade del Golden State, le emissioni di diossido di azoto risultarono tra le 30 e le 40 volte più alte dei limiti di legge.

LE INDAGINI - Di conseguenza il Carb e l'Epa iniziarono le loro indagini su Volkswagen nel maggio 2014, come emerso dai documenti diffusi venerdì scorso. Il gruppo auto disse di avere scoperto la ragione di tali livelli alti di emissioni e propose un rimedio software. Ciò risultò lo scorso dicembre in un richiamo di quasi 500mila vetture in Usa. Ma il Carb continuò la sua inchiesta, non convinto che la performance su strada delle auto del gruppo sarebbe migliorata. E aveva ragione. Gli standard sulle emissioni continuavano ad essere violati, motivo per cui il Carb scelse di condividere quanto scoperto con l'Epa l'8 luglio. A quel punto l'Agenzia per la protezione ambientale minacciò Volkswagen: o risolveva la questione o le autorità non avrebbero dato il via libera ai modelli 2016 dell'omonimo marchio e di quello Audi (una procedura generalmente di routine). Solo a quel punto arrivò l'ammissione del secondo maggiore gruppo di auto al mondo e con essa una crisi reputazionale smisurata.

BERLINO SAPEVA - Ma i guai per la Volkswagen non si fermano qui. Il governo tedesco e Bruxelles sarebbero stati da tempo a conoscenza della tecnica di manipolazione dei gas di scarico sui motori diesel della casa tedesca. A lanciare la bomba è stata l'edizione online del quotidiano tedesco Die Welt citando come fonte un documento del ministero dei Trasporti tedesco. Il ministero, secondo il giornale, in un'interrogazione del 28 luglio 2015 presentata dai Verdi per chiedere chiarimenti sul problema dei software sui controlli delle emissioni che riconoscono eventuali test, rispondeva in modo tale da presupporre la conoscenza dell'esistenza di questi meccanismi poi emersi in seguito alla scandalo che ha coinvolto la casa automobilistica tedesca. Al ministero dei trasporti - scrive il Die Welt - era chiara l'esistenza della 'tecnica di spegnimento', cioè in gergo tecnico il riconoscimento del test, come è stato scoperto negli Usa sui veicoli Volkswagen che, secondo quanto riconosciuto dallo stesso costruttore, è stato installato in 11 milioni di veicoli". 

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Così hanno scoperto lo scandalo Volkswagen

Today è in caricamento