Venerdì, 5 Marzo 2021

Rinnovo dei contratti, sarà un autunno caldo: 2 milioni di lavoratori in sciopero

Dai metalmeccanici al settore alimentare, fino ai lavoratori del legno, si accende lo scontro tra sindacati e industriali per ottenere un aumento salariale: tutte le proteste in calendario

Foto di repertorio

Mentre l'emergenza coronavirus e le sue conseguenze tengono banco, c'è una questione, ancora irrisolta, che resta calda, anzi caldissima: quella dei rinnovi contrattuali nel mondo del lavoro. Dai metalmeccanici agli alimentaristi fino ai lavoratori del legno e arredo è braccio di ferro conclamato tra sindacati e industriali per ottenere un rinnovo che preveda aumenti salariali sostanziosi. 

Rinnovo dei contratti: due milioni di lavoratori in sciopero

In sciopero da qui a novembre infatti quasi 2 milioni di lavoratori; l'1,4 milioni di tute blu che incroceranno le braccia il 5 novembre prossimo per 4 ore, oltre alle 2 ore in corso oggi; gli oltre 400 mila alimentaristi che lo faranno domani ma che hanno annunciato di essere pronti ad un nuovo stop di 8 ore il 9 novembre in caso di mancate risposte; e i circa 150mila lavoratori del settore del legno-arredo in 'piazza' per il 13 novembre prossimo. E questo senza contare la "force de frappe" di Cgil Cisl e Uil tornati oggi, come scrive la confederazione di Corso Italia, a chiedere la proroga degli ammortizzatori sociali, il varo di investimenti utili alla ripresa e la creazione di nuove opportunità di lavoro senza le quali, minacciano, "daremo continuità alla mobilitazione unitaria" dello scorso 18 settembre.

Un clima, dunque, da autunno caldo quello che si respira ai tavoli di trattativa e fuori, in un muro contro muro per ottenere aumenti in busta paga con cui rimontare la crisi post Covid, liberare risorse e ridare fiato alla domanda interna che però si scontra con un mondo imprenditoriale, solo in parte in difficoltà, ma che alla luce dell'incertezza economica, e anche politica, non intende più condividere una logica di incrementi salariali che non siano legati alla crescita della produttività.

Dai metalmeccanici agli alimentaristi: chi aspetta il rinnovo

E' proprio questo il nodo della trattativa tra metalmeccanici e Federmeccanica arenatasi ieri giusto sul capitolo salario: il no delle imprese alla richiesta di aumenti che vadano oltre il puro recupero ex post dell'inflazione, non più?di 45 euro in 3 anni secondo le stime del sindacato, ha fatto saltare il tavolo del negoziato. "La posizione di Federmeccanica sul blocco dei salari è molto precedente al Covid, già all'inizio della trattativa era stata questa la loro posizione e ieri al tavolo l'hanno esplicitata in maniera conclusiva e definitiva. Per noi è inaccettabile", denuncia il leader Fiom, Francesca Re David convinta però che la trattativa debba essere ripresa e il contratto rinnovato. Accuse ribadite anche dalla Uilm che però chiama in causa direttamente Confindustria e il suo presidente Carlo Bonomi accusato di aver fatto di una certa rigidità anti contratto la cifra del suo mandato.

"Confindustria ha utilizzato il contratto dei metalmeccanici per poter mettere in discussione tutti i contratti nazionali di lavoro. Noi ci opponiamo a questa impostazione, a questa deriva liberista con cui si intende dividere i lavoratori", dice il segretario generale Rocco Palombella che spiega il vero obiettivo sindacale: "il nostro scopo non è lo sciopero ma la trattativa che riprenderemo quando Federmeccanica abbandonerà la linea di Confindustria", conclude. Parole pesanti a cui viale dell'Astronomia non replica anche se vengono sostanzialmente giudicati come attacchi strumentali e senza senso. E "basta alibi Covid" anche per la Fim, come dice rivolto agli imprenditori meccanici il segretario generale Roberto Benaglia. "E' stato certamente un anno complicato ma non può passare come un alibi per non dare a 1,4 mln di metalmeccanici un giusto contratto che serve per la ripartenza dell'industria ma soprattutto per la difesa del lavoro e per adeguare i salari al valore del lavoro. Chiediamo dunque che la trattativa riprenda ma su basi ben diverse e il più presto possibile".

Ma in fibrillazione, e da tempo, anche il settore dell'alimentazione dopo il contratto 'separato' firmato senza Federalimentari. Domani sciopero di 4 ore e presidi: una protesta annunciata per rivendicare il contratto firmato il 31 luglio scorso con Unionfood, Assobirra e Ancit come "l'unico contratto nazionale" annunciando anche la volontà di proseguire la mobilitazione con un nuovo sciopero tra un mese, il 9 novembre qualora "non ci fossero le adesione necessarie al contratto del 31 luglio con manifestazioni in 20 piazze italiane con collegamenti in streaming". Sul piede di guerra anche il settore legno e arredo, un settore peraltro, come annota oggi la Fillea, in "netta ripresa economica": dopo 18 mesi di confronto, 15 incontri, uno sciopero nazionale già fatto e un altro proclamato per il 13 novembre prossimo, è evidente che FederLegno non vuole rinnovare un Ccnl che tenga insieme il settore e valorizzi i lavoratori", denuncia la Fillea Cgil. Solo dalla sanità privata arriva una buona notizia: il contratto che mette fine ad una attesa lunga 14 anni è stato definitivamente firmato oggi, interessa circa 100 mila lavoratori e prevede un incremento medio mensile in busta paga pari a 154 euro.

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