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Mercoledì, 8 Febbraio 2023
Sciopero di 72 ore

Perché rischiamo di rimanere senza benzina in autostrada

La protesta dei gestori degli impianti autostradali indetta dai sindacati di categoria durerà tre giorni, dal 13 al 16 dicembre. Le motivazioni del settore spiegate a Today da Antonino Lucchesi, presidente Faib autostrade

Uno sciopero lungo 72 ore per chiedere di essere ascoltati e per capire il destino di un’intera categoria. Come annunciato nei giorni scorsi Organizzazioni di categoria dei Gestori degli impianti autostradali, Faib, Fegica ed Anisa, le aree di servizio autostradali rimarranno chiuse per sciopero dalle ore 22 di martedì 13 dicembre, fino alla stessa ora di venerdì 16 dicembre. Tre giorni di protesta che arrivano come un fulmine a ciel sereno, ma che di fatto scoperchiano un vaso di Pandora rimasto chiuso durante la pandemia: la mancata ristrutturazione dell’impianto complessivo delle aree di servizio autostradali.

Le cause dello sciopero

A causare lo stato d’agitazione è il testo della bozza di Decreto Interministeriale che viene fatta circolare dagli ultimi giorni della scorsa legislatura, come spiegato a Today da Antonino Lucchesi, presidente Faib autostrade: "Urge un nuovo decreto sulle concessioni autostradali. Il 7 agosto del 2020 è scaduto il precedente decreto sulle concessioni, che poi non è stato rinnovato a causa della pandemia, congelando di fatto tutte le assegnazioni. Sarà un decreto importante perché sancirà il modo in cui verranno espletate le gare e quali saranno le nuove regole. Soltanto scoprendo questo potremo capire se sopravviveremo o no". Un problema che non nasce certo oggi, ma che diventa sempre impellente se rimane inascoltato: "Prima con Conte e poi con Draghi - ha sottolineato Lucchesi - avevamo fatto delle proposte, rimaste tutte disattese, abbiamo scritto anche all’attuale governo e a tutti i ministeri coinvolti, ma ad oggi non vi è stata alcuna risposta. Lo scorso 31 ottobre dovevano uscire le nuove regole, ma questo non è avvenuto, motivo per cui ad oggi noi non possiamo sapere come andrà a finire. Ci spaventa il fatto che, nella bozza circolata negli ultimi mesi, noi non esistiamo completamente":

Un settore a rischio

Ma come è possibile che un’intera categoria rischi di sparire? Come spiegato dal presidente Faib autostrade, il primo duro "colpo" ai gestori è arrivato nel 2015: "Con la norma sull’accorpamento, che prevedeva la chiusura e appunto l’accorpamento delle stazioni meno redditizie, abbiamo dovuto rinunciare a 120 aree di servizio. Abbiamo lottato, ma questo è il massimo che siamo riusciti ad ottenere. Poi cosa è successo? I prezzi non sono diminuiti, c’è stata soltanto la sostituzione dei gestori, con le aree di servizio che sono passate sotto il controllo delle società che si occupano della ristorazione. Per il nuovo decreto avevamo chiesto che non ci fossero più accorpamenti e che venisse rispettata la continuità gestionale. Nonostante le iniziali garanzie date dal Mise, nella bozza dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti, non soltanto non viene tenuto conto di queste richieste, ma noi non veniamo neanche menzionati".

Per i gestori è importante capire quali saranno le regole per accedere alle gare, rimaste bloccate per la pandemia e che ripartiranno nel settembre 2023. Tra concessioni scadute anche da 7-8 anni e quelle che scadranno da qui al prossimo settembre, circa il 75% degli impianti andranno a gara: "Se non sappiamo le regole - ha denunciato Lucchesi - non possiamo sapere se esisteremo o no. Siamo in un limbo, ma il tempo stringe. Addirittura nel vecchio decreto c’era una garanzia per i dipendenti, sparita nel-nulla nelle nuove indicazioni. Noi siamo l’anello debole da poter rimuovere di una catena che coinvolge le concessionarie autostradali, le compagnie petrolifere e i grandi gruppi della ristorazione, ma i dipendenti dovrebbero essere garantiti. Settembre è sempre più vicino e serve tempo per scrivere e approvare un decreto che deve mettere d’accordo tre ministeri, l’antitrust, l’Autorità di Regolazione Trasporti, le compagnie petrolifere, le concessionarie e le aziende che si occupano di ristorazione".

Tutti gli altri problemi

In questo scenario di incertezza esistono poi altre problematiche "collaterali", dai prezzi al passaggio all’elettrico, che contribuiscono a rendere la situazione ancora più ricco di sole perplessità: "Esiste il problema delle royalty che vanno ristabilite - ha chiarito Lucchesi - negli ultimi 10 anni i volumi sono passati da 4 miliardi di litri erogati in un anno a meno di 900 milioni. Per quanto riguarda i prezzi, gli aumenti non fanno che peggiorare anche la nostra attività. Essendo i gestori pagati con un prezzo fisso al litro, per noi non cambia nulla anzi, ci guadagniamo di più se il prezzo è più basso. Inoltre, le royalty che le società pagano sono altissime e vengono scaricate sul prezzo finale, che quindi tende ad essere superiore a quello fuori dall’autostrada".

Se questo non fosse abbastanza, ci sono anche le problematiche legate alle bollette e agli interventi del governo, come spiegato dal presidente Faib autostrade: "Noi siamo costretti a rimanere aperti h24, ma adesso è arrivata anche la batosta delle bollette, passate da 2.200 euro mensili a picchi di 9mila, nonostante il consumo non sia cambiato. Anche se in questo momento ci interessa di più la nostra sopravvivenza, gli aspetti economici hanno il loro peso. Siamo stati costretti a rimanere aperti anche durante la pandemia, quando nessuno poteva circolare. Gli aiuti governativi sono arrivati, ma non sono stati in grado di pareggiare le perdite. Infine c’è anche il problema della transizione elettrica e di come verrà gestita: noi chiediamo di diventare ‘gestori della mobilità’, erogando gpl, benzina o elettricità".

"Aspettiamo una convocazione"

Lo sciopero delle aree di servizio autostradali indetto da Faib, Fegica ed Anisa non riguarderà le stazioni in mano alla ristorazione (circa 120-130) che invece rimarranno aperte. La chiusura i restanti stabilimenti che vorranno aderire alla protesta inizierà alle 22 del 13 dicembre, ma se il messaggio inviato dalle sigle venisse recepito dal governo, c’è anche la possibilità che lo sciopero duri meno di tre giorni: "Siamo disponibili a ragionare se ci convocano - ha concluso Lucchesi - Siamo anche disponibili ad interrompere la protesta in caso di chiamata dal ministero. Possiamo discutere di tutto, ma se c’è in gioco la sopravvivenza devi scioperare e portare avanti la tua battaglia, perché in questo momento è a rischio non soltanto nostro futuro, ma anche quello di migliaia di dipendenti e delle loro famiglie". Una richiesta di udienza chiara e inequivocabile, che diventerà protesta perentoria a partire dal prossimo 13 dicembre. Con la speranza che qualcuno, da Roma, sia in ascolto. Intanto, in vista dei tre giorni senza benzina, meglio fare il pieno. 

Venerdì è ancora sciopero generale: il 16 dicembre a rischio anche i treni 

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