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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Braccia incrociate

Sciopero benzinai, confermata la protesta di 72 ore in autostrada

Stop di tre giorni nelle aree di servizio autostradali: si parte alle 22 di mercoledì 13 dicembre. Le sigle sul piede di guerra: "Dal governo nessuna risposta, non hanno provato nemmeno a convocarci"

È stato confermato lo sciopero nelle aree di servizio autostradali che partirà alle ore 22 di domani, mercoledì 13 dicembre, e terminerà alle 22 di venerdì 16 dicembre. L'auspicata convocazione da parte del governo non è arrivata, come sottolineano le associazioni Faib Confesercenti, Fegica Cisl e Anisa Confcommercio in una nota congiunta: "Ogni cittadino di questo Paese ha conosciuto a proprie spese lo stato di assoluto degrado a cui sono state sottoposte le aree di servizio autostradali, sia in termini di prezzi dei carburanti e della ristorazione, del tutto abnormi e fuori mercato, sia in termini di standard qualitativi. Questo è il risultato di una politica 'cervellotica' messa in atto e perpetuata -fin dal 1998- da chi ha invocato le privatizzazioni come salvezza del Paese, ma ha creato solo rendite di posizione a vantaggio di veri e propri rentiers che non hanno investito un euro ma hanno riconosciuto dividendi milionari".

Confermato lo sciopero dei benzinai

"Proprio in questi giorni - scrivono le sigle - circola ancora una “bozza” di Decreto Interministeriale che ha il solo scopo di perpetuare le condizione di privilegio acquisite dalle società concessionarie (private) a scapito dell’interesse degli automobilisti (anche professionali) costretti a pagare pedaggi capestro, carburanti più cari ed un panino come se fosse acquistato nel centro di Tokyo. Le Organizzazioni di Categoria, inascoltate, hanno denunciato la situazione insostenibile ai Ministri del precedente e dell’attuale Governo -Giovannini, Cingolani, Salvini e Pichetto Fratin- senza tuttavia che sia stata fornita alcuna risposta, né accordato l’incontro urgente richiesto per esaminare il merito dei rilievi. È l’effetto di una politica che si trascina da 25 anni è che ha lasciato mani libere alle società concessionarie che hanno potuto (e possono) disporre a loro piacimento e senza alcun controllo concreto dell’Amministrazione (che pure ne avrebbe l’obbligo di legge) un bene regolato dalla “Concessione” ed utilizzato, ai soli fini di lucro, come se fosse una “cosa privata”, a danno dell’intero sistema dei trasporti su gomma (che rappresentano l’80% del movimento delle merci)".

Per i gestori, "tocca ancora una volta alle piccole società di gestione -ultimo anello di una filiera composta da soggetti con ben altra forza e solidità- con il solo mezzo a propria disposizione, vale a dire l’astensione dal lavoro, l’ingrato compito scoperchiare una pentola maleodorante che sembra essere funzionale a tutti -Governi, Autorità di Garanzia competenti, Concessionari, marchi della Ristorazione, compagnie Petrolifere ed ora persino quelle Elettriche- tranne che ai Gestori ed ai Consumatori che, infatti, in meno di dieci, hanno tagliato dell’80%i loro acquisti in autostrada. Insieme alla proclamazione dello sciopero le Organizzazioni di Categoria hanno chiesto alla Commissione per lo sciopero nei pubblici servizi, l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione delle vertenze collettive di interesse nazionale, così come da normativa vigente".

"Dal governo nessuna risposta"

"Lo sciopero di domani - ha ribadito il segretario nazionale della Fegica Cisl, Alessandro Zavalloni - è confermato Il Governo non ha nemmeno provato a convocarci, non abbiamo avuto nessuna riposta. Eppure il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, in campagna elettorale non è andato leggero sui prezzi della benzina e sulle concessionarie ma finora ha parlato molto di barcone ma per niente del nostro settore".

"La nostra vertenza viene da lontano. Possiamo dire che arriva dal 1999, da quando sono state privatizzate le Autostrade. Prima quando c'erano i Benetton non c'era manco la possibilità di fare ragionamenti: godevano di buonissima stampa e di rapporti politici trasversali". Ora, la bozza di decreto interministeriale, che deve modificare quello del 2015, "è solo un aggiornamento" sul quale "non abbiamo avuto minimamente la possibilità di ragionarci sopra": questa bozza "ricalca più o meno il vecchio decreto a parte nella misura in cui prevede un terzo bando per le colonnine elettriche. Per il resto nulla è cambiato rispetto alla situazione precedente e non si parla neanche più della razionalizzazione della rete" che nel decreto del 2015 comunque, osserva, "prevedeva la chiusura di 25 aree di servizio e la riapertura di 18. Per dire nulla".

La razionalizzazione della rete, sottolinea Zavalloni, "siamo costretti a chiederla noi. E' una contraddizione per un sindacato. La chiediamo perché senza riordinare il settore non si risolvono le inefficienze del settore". Le aree di servizio, anche dal punto di vista del turismo, rileva, "dovrebbe essere un biglietto di visita". E' per quello, aggiunge, che chiediamo, "che per un bene pubblico che viene dato in concessione ci sia un controllo del ministero che verifichi bando per bando la correttezza e l'equità delle gare che sia per la ristorazione o per i servizi forniti all'utente. Questo controllo finora non c'è mai stato".

Per Zavalloni, quindi, "serve un nuovo decreto che aggiorni questi nuovi bandi in modo da elaborare uno schema tipo al quale si devono adeguare tutte le concessionarie. Per esempio noi abbiamo proposto una 'rivoluzione copernicana' con royalties fisse, tratta per tratta, che devono essere individuate dal ministero di concerto con le concessionarie. Un sistema completamente diverso rispetto a quello attuale che è basato su quante royalties uno promette di pagare alle concessionarie". Per il segretario nazionale della Fegica, poi, "non è gestibile un sistema che prevede aree di servizio ogni 25 chilometri. Poteva andare bene negli anni '60 ma non può andare bene adesso quando con una macchina puoi fare Roma - Milano senza fare rifornimento. Non è più gestibile, non è più un sistema efficiente". I Benetton, aggiunge, "hanno fatto carne di macello del nostro settore che è molto meno ricco ma che è ancora sufficientemente ricco affinché i grandi operatori, i concessionari e i marchi del ristorazione del petrolio possano ancora dividersi le spoglie di questo settore sulle spalle dei gestori e dei consumatori".

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