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Domenica, 5 Febbraio 2023
La protesta congelata

Benzinai in rivolta: "A queste condizioni lo sciopero è confermato"

Per i gestori degli impianti sono "inaccettabili" le sanzioni contenute nel decreto sulla trasparenza dei prezzi: "Sul caro carburanti continua lo scaricabarile del Governo. Lo sciopero al momento è confermato"

Resta confermato, almeno per il momento, lo sciopero dei benzinai previsto per il il 25 e il 26 gennaio.  Ai gestori delle pompe di carburanti di Fegica e Figisc Confcommercio non piace il decreto sulla trasparenza dei prezzi pubblicato sabato dal governo, soprattutto nella parte relativa alle sanzioni che rischiano i benzinai, e affermano che "a queste condizioni è confermato lo sciopero" già indetto per il 25 e 26 gennaio. Ad essere considerate "inaccettabili" dai gestori sarebbero le multe fino a 6mila euro per i cartelli senza la segnalazione del prezzo medio, con sospensione dell'attività fino a 90 giorni in caso di recidiva: "Così ricade ancora una volta tutto su di noi, come se fossimo i colpevoli degli aumenti dei prezzi, non ci stiamo".

"A queste condizioni lo sciopero è confermato"

Una notizia confermata dal presidente della Fegica, Roberto Di Vincenzo; "Lo sciopero al momento è confermato. La soluzione è nelle mani di un negoziato specifico che non può partire se non in condizioni di assoluta serietà e competenza sui problemi di un settore che attendono risposte da troppo tempo". "Sul caro carburanti continua lo scaricabarile del Governo - accusa Di Vincenzo - Dopo avere certificato formalmente il comportamento assolutamente corretto dei gestori nell’incontro della scorsa settimana, prima la pubblicazione di un Decreto pasticciato e senza alcuna efficacia sui prezzi, poi l’avvio di una istruttoria Agcm che indagherebbe sui petrolieri non per le loro eventuali responsabilità ma perché non avrebbero sorvegliato i benzinai evidentemente rei di aver speculato sui prezzi. È una situazione grave, se non fosse ridicola. Il Governo non può continuare ad avere sette anime l’una contro l’altra armate e sette posizioni diverse che finiscono inevitabilmente per scaricarsi sui cittadini di questo Paese e pure su una intera categoria di lavoratori. Non può dire oggi che i gestori si sono comportati correttamente e domani evocare l’intervento della GdF e dell’Agcm"

"L’incontro previsto per domani con il Governo, che peraltro non è stato ancora convocato, sottolinea, "non nasce certamente sotto i migliori auspici, né ci mette in uno stato d’animo sereno. Al Presidente del Consiglio facciamo appello direttamente perché riassuma alla responsabilità collegiale del Governo la direzione del negoziato e perché cessi questo continuo stillicidio di iniziative e provvedimenti assunti da singoli esponenti, i quali sembrano giocare ciascuno una propria partita. Lo sciopero al momento è confermato. La soluzione è nelle mani di un negoziato specifico che non può partire se non in condizioni di assoluta serietà e competenza sui problemi di un settore che attendono risposte da troppo tempo". Così, a meno di 24 ore dall'incontro previsto per domani, martedì 17 gennaio, che avrebbe dovuto scongiurare lo sciopero, questo sembra invece sempre più certo.

"Il dl criminalizza la categoria"

Alla rivolta della categoria si unisce anche la Giunta nazionale della Faib Confesercenti che esprime "delusione per l'esito dell'incontro di venerdì scorso, che pure si era svolto in un clima positivo. Faib, di conseguenza, conferma il giudizio di forte contrarietà sul decreto Trasparenza. Pesa la formulazione della norma che conferma l’obbligo di un nuovo cartello e l’inasprimento inaccettabile delle sanzioni. Lo sciopero contro questo provvedimento inutile e dannoso resta congelato, in attesa dell'incontro di martedì già fissato al Ministero delle Imprese e del made in Italy. In quella sede valuteremo se il Governo ha intenzione di accogliere le richieste della categoria o meno. E prenderemo le decisioni conseguenti che saranno illustrate nel dettaglio nella conferenza stampa unitaria, indetta per giovedì 19 gennaio".

Per la Faib Confesercenti "ben venga maggiore trasparenza ma si eliminino adempimenti che risulterebbero inutili e si riveda il sistema sanzionatorio, senza duplicazioni e senza accanimenti. Si perseguano con razionalità gli strumenti utili per dare informazioni corrette ai consumatori, ma si eviti la giungla cartellonistica che creerebbe solo confusione. Se si vuole un nuovo cartello significa che quelli che ci sono non sono utili. E allora li si eliminino e si razionalizzi la giungla cartellonistica. I prezzi dei carburanti sono già oggi i più pubblicizzati rispetto ad ogni altro prodotto di largo e generale consumo e occorre attenzione nel costruire nuove informazioni, tenendo conto delle specificità che ci sono tra rete ordinaria e rete autostradale".

Al centro della piattaforma sindacale, rileva Faib Confesercenti, "rimane la lotta alla diffusa illegalità fiscale e contrattuale, che si stima sia superiore ai 13 miliardi l’anno. Non è ammissibile che oltre la metà della rete carburanti sia condotta in modo illegale, con ampio ricorso a fenomeni di caporalato petrolifero e che oltre il 30% dell'erogato sia in evasione iva quando non anche di accise".

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