Martedì, 2 Marzo 2021
Foggia

"Schiavi mai": lo sciopero e la marcia dei berretti rossi, gli invisibili delle campagne

I braccianti agricoli delle campagne foggiane in marcia per dire basta all'infamia del lavoro senza dignità. Foto e video

La marcia dei berretti rossi, Foggia. Foto Facebook Aboubakar Soumahoro

Oggi gli invisibili delle campagne foggiane non sono andati a lavoro. Uomini e donne che lavorano in condizioni di schiavitù, con paghe da fame per raccogliere pomodori e altri ortaggi da immettere nei circuiti spesso perversi della grande distribuzione, hanno incrociato le braccia. Si sono messi in marcia. Hanno reclamato diritti. Hanno alzato la voce. Hanno detto basta.

Ora che il pomodoro è diventato rosso sangue, dopo i due incidenti avvenuti nel foggiano e costati la vita a sedici braccianti agricoli, "ultimi" al soldo di caporali senza scrupoli, lo sfruttamento nei campi è tornato ad essere un tema "caldo". Eppure qui, nelle campagne della Capitanata come in quelle di altre regioni del sud Italia, l'infamia del lavoro senza dignità non esiste da oggi. Chi fa finta di non vedere? Perché si fa finta di non vedere?

Pomodori rosso sangue: la legge sul caporalato c'è, i controlli no

Aboubakar Soumahoro, dirigente sindacale italo-ivoriano della USB da più parti invocato come prossimo leader della sinistra italiana, è uno degli organizzatori dello sciopero dei braccianti di oggi, una protesta accompagnata da una marcia che ha preso il via alle 8 del mattino da Torretta Antonacci (l'ex ghetto di Rignano dove molti braccianti stagionali vivono in baracche fatiscenti), nel comune di San Severo, e si è conclusa davanti alla prefettura di Foggia. Ecco le immagini del corteo in marcia, dalla sua pagina Facebook.

E' la marcia dei berretti rossi, come i cappellini che i quattro braccianti morti nell'incidente stradale avvenuto sabato scorso indossavano nei campi per proteggersi dal solleone mentre si spaccavano la schiena per raccogliere pomodori alla vergognosa paga di un euro o poco più al quintale. I lavoratori incrociano le braccia in memoria di Amadou Balde, Aladjie Ceesay, Moussa Kande e Ali Dembele, e delle altre dodici persone decedute in seguito all’incidente avvenuto allo svincolo per Ripalta sulla Statale 16. "Prima gli sfruttati", "Schiavi mai", sono alcuni degli slogan dei manifestanti.

"Non siamo migranti né extracomunitari, siamo persone come voi"

I due episodi tragici sarebbero legati, anche stando ad un'ipotesi investigativa, al fenomeno del caporalato. Dal palco a Foggia il rappresentante di Usb, Aboubakar Soumahoro, ha ricordato i morti italiani sul lavoro di 62 anni fa in una miniera in Belgio a Marcinelle e ha ringraziato per l'appoggio i vescovi di Foggia e San Severo e il presidente della regione Puglia Michele Emiliano. "Noi non siamo migranti, non siamo extracomunitari - ha detto Aboubakar Soumahoro rivolgendosi ai due vicepresidenti del consiglio e ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio e al premier Giuseppe Conte - siamo persone come voi ". Inoltre ha ricordato "lo strapotere dei caporali e della grande distribuzione organizzata. Agli organi giudiziari diciamo: fate indagini, andate a interrogare i padroni, quanto ci pagano. Un euro all'ora".

E agli altri sindacati e agli stessi rappresentanti istituzionali si è rivolto in questi termini: "Basta convegni in sale ghiacciate, tornate nei campi. Noi siamo lì a organizzare i lavoratori. Questa giornata non è una passerella - ha precisato Soumahoro - è una giornata di sciopero. Per la prima volta, non raccogliendo i pomodori, sfidiamo lo strapotere della grande distribuzione organizzata, i caporali, i padroni e chi ha vissuto nelle stanze ghiacciate dei convegni. Chi fa sindacato costruisce lotte sociali, non sta nelle sale dei convegni. Si impegna a organizzare uomini e donne che per la prima volta si sono sottratti a loro sfruttamento". "Ai padroni diciamo: non siamo schiavi, siamo esseri umani - ha sottolineato il sindacalista Usb - lottiamo ogni giorno contro qualsiasi forma di sfruttamento. I mafiosi non siamo noi. I ministri abbiano la forza di andare a 'interrogare' chi decide i prezzi".

Oggi i braccianti impegnati nella raccolta di pomodoro si sono astenuti dal lavoro. Nessuno, riferisce Usb in una nota, è al lavoro nei campi intorno al ghetto di Rignano, nel comune di San Severo. Centinaia di lavoratori hanno sfilato con gli stessi cappellini indossati dalle vittime, berretti distribuiti settimane fa da Usb e Rete Iside per aiutare i braccianti a proteggersi dal sole delle campagne e idealmente dallo sfruttamento e dalla mancanza di diritti. Ai lavoratori in marcia si è unito anche il governatore della Puglia Michele Emiliano. Intanto a Roma, durante la conferenza stampa con i giornalisti prima della pausa estiva, il premier Conte è tornato sulla legge sul caporalato. "C'è ma non viene completamente applicata", ha detto il premier. Quindi "dovremo intervenire per rafforzare il quadro delle tutele che sono già previste in quella legge".

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