Lunedì, 10 Maggio 2021
La protesta

I rider si fermano, il 26 marzo niente consegne: "Serve un contratto vero"

La protesta indetta dalla Uiltucs e dalla rete nazionale RiderXiDiritti. I sindacati chiedono '' equità e rispetto del loro lavoro''. Intanto Cgil, Cisl, Uil e Assodelivery hanno sottoscritto un protocollo contro caporalato e sfruttamento

Foto di repertorio Ansa

Ogni giorno corrono per le strade delle nostre città per consegnare pasti e altri prodotti, ma il 26 marzo si fermeranno tutti. Parliamo dei rider del food delivery, che venerdì prossimo prenderanno parte allo sciopero sostenuto dalla Uiltucs e dalla rete nazionale RiderXiDiritti. Alla base della protesta, come sottolineato dalle sigle sindacali, c'è la necessità di "contratto vero e proprio, con tutele reali, concrete garanzie, equità e rispetto del loro lavoro. In altre parole, un contratto collettivo nazionale".

Perché scioperano i rider 

''Da anni stiamo lottando affinché siano riconosciuti i nostri diritti - si legge in una lettera aperta inviata ai clienti e all'opinione pubblica, in cui si chiede di non fare acquisti in segno di solidarietà - Ci troviamo in una situazione paradossale, eppure diffusa nel mondo del lavoro contemporaneo, sempre più simile ad una giungla: siamo pedine nelle mani di un algoritmo, eppure siamo considerati lavoratori autonomi; siamo inseriti in un'organizzazione del lavoro senza alcun potere, eppure non siamo considerati lavoratori dipendenti''.

''Il finto lavoro autonomo è solamente un espediente: consente a multinazionali feroci di non rispettare i contratti e di non riconoscerci tutele quali ferie, malattia, tredicesima, quattordicesima, tfr, salari certi in base ai minimi tabellari e non variabili in base al ricatto del cottimo'', prosegue la nota che ricorda come la procura di Milano abbia ribadito che "il tempo dello schiavismo deve finire e deve cominciare quello di un lavoro che riconosca tutti i diritti di cittadinanza".

Ma questo non può avvenire in presenza di un "accordo pirata siglato col sostegno di un sindacato di comodo, sul cui profilo di dubbia legittimità si è espresso criticamente anche il Ministero del Lavoro", spiegano puntando il dito contro il Contratto firmato tra Assodelivery e Ugl. ''Un contratto truffaldino per evadere la legge e confinarci in questa situazione di mancanza di garanzie", proseguono. I lavoratori si fermeranno così da Milano a Bologna, da Napoli a Trieste, da Firenze a Reggio Calabria, da Rieti a Messina, da Reggio Emilia a Brindisi.

''Non ci sono dubbi - ha commentato Mario Grasso che per la Uiltucs nazionale segue i rider e i lavoratori della Gig Economy - per noi il contratto collettivo di lavoro di riferimento non può che essere quello dei pubblici esercizi e della ristorazione''. ''

Rider, firmato accordo anti-caporalato

Intanto Cgil, Cisl, Uil e Assodelivery hanno sottoscritto, alla presenza del Ministro del Lavoro, il Protocollo Quadro Sperimentale per la legalità, contro il caporalato, l'intermediazione illecita e lo sfruttamento lavorativo nel settore del food delivery. "Un risultato importante" dicono all'unisono i sindacati per i quali l'intesa rappresenta "la conclusione di uno dei percorsi di confronto sui diritti e le tutele dei riders, aperto presso il Ministero del Lavoro". Il Protocollo firmato oggi dunque ha l'obiettivo di porre fine alle dinamiche che vedono questi lavoratori coinvolti in sfruttamento e pratiche lavorative illegali, che ne intaccano i diritti fondamentali.

Nel merito, il contenuto si snoda attorno a tre punti chiave: il primo riguarda l'impegno delle aziende aderenti ad Assodelivery ad adottare un modello organizzativo ai sensi del d.lgs. 231/2001, idoneo a prevenire comportamenti scorretti all'interno di un'azienda, e di un Codice Etico. Il secondo punto vede l'impegno delle piattaforme a non ricorrere ad aziende terze, almeno fino a quando non verrà creato un apposito albo delle stesse piattaforme; l'ultimo punto, invece, attiene alla costituzione di un Organismo di Garanzia con il compito di vigilare in posizione di terzietà sulle dinamiche lavorative dei riders e riportare eventuali specifiche segnalazioni alla Procura della Repubblica. Un organo che dovrà lavorare coordinandosi con il Tavolo di Governance e Monitoraggio, del quale fanno parte anche i rappresentanti dei lavoratori, oltre che le aziende.

"La firma di oggi è un passo in avanti nel sistema di relazioni industriali che stiamo provando a costruire con le ''piattaforme'' del food delivery", dicono ancora Cgil, Cisl e Uil che ringraziamo il Ministero del Lavoro per il ruolo attivo e la funzione di garante nell'applicazione del Protocollo.

Ma i sindacati guardano anche a quelle giuste tutele contrattuali dei circa 30mila lavoratori coinvolto per assicurare dignitose condizioni di lavoro, un equo compenso e misure adeguate di sicurezza. "Troppo tempo è stato perso su questo tema", dicono sollecitando . Per questo è importante continuare a lavorare seguendo il percorso intrapreso per chiudere in tempi brevi anche l'altro Protocollo su salute e sicurezza in tempo di Covid e sancire una vera contrattazione tra le Parti. Sarebbe paradossale se parallelamente all'avvio di un percorso che afferma la legalità e contrasta lo sfruttamento in questo settore, si continuasse ad utilizzare modelli contrattuali che, nelle circostanze date, favoriscono implicitamente l'insinuazione di soggetti illegittimi nell'intermediazione del lavoro.

Il caso SoDe, il primo delivery sociale d'Italia

In attesa dello sciopero previsto per venerdì 26 marzo, da Milano arriva una SoDe, il primo delivery sociale, solidale e sostenibile d'Italia. Il progetto viene finanziato nell’ambito del crowdfunding del Comune sulla piattaforma Produzioni dal Basso, dove per veder realizzato questo primo delivery etico è possibile donare fino al 28 marzo. Nel frattempo l'iniziativa ha già come primo partner ufficiale la storica azienda di biciclette Rossignoli. SoDe vedrà la luce grazie al contributo di oltre 500 donatori che hanno permesso di superare la cifra di 25mila euro fissata sulla piattaforma di crowdfunding, arrivando a raccoglierne oltre 27mila. A questi si aggiungeranno i 37.500 donati dall'amministrazione comunale, che corrispondono al 60% dei fondi grazie a cui il progetto, cofinanziato anche dall'Unione Europea, potrà partire. 

Basterà ordinare attraverso la piattaforma online e si potranno ricevere a casa, oltre alla  cena, anche  altri articoli come libri e piante. Ai rider che li consegneranno verranno garantiti un contratto equo, una formazione adeguata e tutto l’equipaggiamento che serve per svolgere il servizio. Rossignoli metterà a disposizione le proprie biciclette per le consegne donandole, oltre a offrire attività per imparare a provvedere alla loro manutenzione. So.De, inoltre, permetterà di acquistare i prodotti di negozi di quartiere, librerie indipendenti, ristoranti, botteghe artigianali.

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