Sconti e rimborsi per chi usa bancomat e carta di credito: "Fino al 4 per cento"

Il governo sarebbe al lavoro per introdurre nella prossima legge di bilancio lo sconto tra il 2 e il 4 per cento delle spese per chi fa acquisti con le carte di credito. Aumento selettivo dell'Iva: no di Confcommercio. La strada da fare è ancora lunga, ma ci sono buoni segnali

Si procede spediti: sono sempre più concrete le ipotesi che parlano di incentivi all'utilizzo della carta di credito e del bancomatcontenuti nella prossima legge di bilancio. "Pagamenti con le carte governo pronto a ridare fino al 4% dei soldi spesi. Palazzo Chigi sta studiando possibili aggiustamenti dell'Iva su alcuni beni", scrive oggi la Stampa. "Il Tesoro - spiega il quotidiano torinese - lavora a un provvedimento che prevede lo sconto tra il 2 e il 4 per cento delle spese per chi fa acquisti con le carte di credito. Il meccanismo dovrebbe basarsi sull'accordo con i grandi circuiti, con modalità che vanno ancora definite.

La strada da fare è ancora lunga, ma ci sono buoni segnali. Nel 2018, in Italia, il numero di pagamenti al dettaglio effettuati con strumenti diversi dal contante è cresciuto del 6,8%, in accelerazione rispetto al tasso di crescita registrato nell`anno precedente. E' quanto si legge nella 17esima edizione dell`Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments curato da Assofin, Nomisma e Ipsos, con il contributo di Crif. A tale dinamica corrisponde un aumento dei volumi complessivi del +4,7%. Ci sono però ombre: si riduce infatti l'importo medio transato annuo che si attesta a 1.418 euro rispetto ai 1.501 euro del 2017 (-5,5%). Serve un cambio di passo.

M5s: "Incentivare l'uso di carte di credito e bancomat"

Conferme dell'attenzione riservata dal governo al tema dei pagametni elettronici rrivano anche dal Movimento 5 stelle. "Risultati concreti dalla lotta all'evasione passano senza dubbio da una diffusione dei pagamenti elettronici, carte di credito e bancomat. Lo abbiamo messo nel programma e lo sosteniamo convintamente. Per centrare l'obiettivo è necessario incentivare il ricorso a queste forma di pagamento agendo su due canali: un accordo con l'Abi per limitare al massimo il peso delle commissioni a carico degli esercenti, e un meccanismo di cashback per chi paga, ovvero un premio che può tradursi in un abbassamento dell'Iva". Lo comunica in una nota Laura Bottici, capogruppo M5S in Commissione Finanze del Senato.

"Dopodiché è anche necessario che l'Europa decida una volta per tutte di tassare adeguatamente tutte quelle multinazionali che, a forza di accordi su misura, ancora oggi pagano pochi spiccioli grazie all'atteggiamento a dir poco morbido di Paesi europei che portano avanti una concorrenza fiscale sleale: concorrenza che determina inaccettabili disparità di trattamento. A dirlo non siamo noi, ma da anni lo stesso Parlamento europeo".

Aumento selettivo dell'Iva: no di Confcommercio

"Palazzo Chigi sta studiando anche possibili aumenti Iva per alcuni beni" scrive oggi la Stampa. Abbattere il macigno di 23 miliardi di clausole Iva effetto della clausole di salvaguardia ed evitare che l’aliquota massima arrivi al 26,5% entro il 2022 è la sfida più complicata per il nuovo esecutivo.

"Un aumento selettivo delle aliquote Iva colpirebbe i redditi più bassi. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ribadisce il proprio no a tale ipotesi in un'intervista a Repubblica.

"Un'economia come la nostra, sull'orlo della recessione - ha spiegato -, ha bisogno piuttosto di una riduzione netta della pressione fiscale complessiva. Anche se l'aumento si limitasse all'Iva agevolata, vie rientrano beni importanti come gli alimentari e l'aliquota al 10% riguarda settori importanti per la nostra economia, come il settore albeghiero".

"Non crediamo alla validità di operazioni di scambio tra imposte dirette e indirette - ha detto poi Sangalli in riferimento all'ipotesi di un contemporaneo taglio del cuneo fiscale -. Inoltre l'aumento dell'Iva, anche selettivo, avrebbe un effetto regressivo, peserebbe di più sui livelli di reddito più bassi".

Nessuna tassa sui contanti con il governo Pd-M5s

Nessuna tassa sui contanti è comunque all'orizzonte. Il piano del governo Pd-M5s non è quello di rendere più "caro" i prelievi di contanti. Molte critiche si erano levate dopo la proposta del Centro studi di Confindustria, che aveva suggerito in chiave anti-evasione una commissione sui prelievi di contante. "Sembra ragionevole assumere di esentare i prelievi mensili fino a 1.500 euro: ciò si traduce in un'esenzione dalla commissione per il 75% dei conti italiani. Applicando una commissione del 2% sui prelievi eccedenti tale soglia - stima il Csc -, si avrebbe un gettito annuale di circa 3,4 miliardi". Raffica di critiche, e smentite conseguenti: non se ne farà nulla. 

In molti Paesi europei dove da decenni è consuetudine pagare con bancomat e carte di credito anche acquisti con importi molto bassi. In Italia oggi come oggi il contante viene utilizzato per pagare circa l’86 per cento delle transazioni nei punti vendita.

Il governo cercherà di "incentivare l'uso della moneta elettronica", ma "senza penalizzare chi usa il contante". Lo ha detto più volte negli scorsi giorni il premier Giuseppe Conte. "Confido che con questa manovra riusciremo ad incrementare ancora di più la digitalizzazione dei pagamenti, incentivando l'uso della moneta elettronica, ma non penalizzando chi usa il contante, semmai incentivando con vari meccanismi chi usa le carte di credito".

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