"Sconto" su bollette e generi di prima necessità: il piano ambizioso (ma infattibile)

L'annuncio di Conte sembra destinato a restare lettera morta

Foto di repertorio

Tra gli obiettivi dichiarati del nuovo governo c’è anche quello di abbassare l’Iva sulle bollette e sui generi di prima necessità. A lanciare la proposta è stato qualche giorno fa il premier Conte, spiegando che l’esecutivo sta lavorando "per portare l'Iva sulle bollette dal 10% al 5%, e su latte, pasta, frutta e pane dal 4% all'1%", ma per farlo "dobbiamo incentivare l'uso dei mezzi elettronici e serve per questo un piano nazionale". In sostanza, ha aggiunto, "dobbiamo consentire anche a chi non ha carte o bancomat o conti correnti di poter usare questi strumenti senza costi e senza provvigioni. La logica è incentivare, beneficiare le persone che usano questi sistemi che ci consentiranno di contrastare l'evasione. Dobbiamo pagare tutti per pagare meno. Stiamo lavorando a un piano per questi obiettivi, lasciateci qualche giorno di tempo".

Castelli (M5s) categorica sull'Iva: "Non aumenterà"

In realtà però, secondo voci di corridoio, una delle ipotesi al vaglio era quella di abbassare su alcuni prodotti alzandola per altri. Si tratta della famosa "rimodulazione" dell’imposta sul valore aggiunto di cui avevamo già parlato. Una proposta però già bocciata sia da Renzi che dai 5 Stelle. Oggi il viceministro dell’Economia Laura Castelli ha chiuso la questione ribadendo in modo che categorico che "l’Iva non aumenterà". Sul tema si sono espresse anche fonti M5S: "Questo governo nasce su due principi fondanti: il blocco dell’Iva e il taglio dei parlamentari. Se uno dei due viene meno, allora si perde il senso di questo governo". 

Senza rimodulazione dell’Iva sarà però difficile trovare le risorse che servono per alleggerire le bollette e abbassare l’imposta sui generi di prima necessità. Dalla lotta all’evasione, condotta facendo leva sulla tracciabilità dei pagamenti, il governo conta di ricavare sette miliardi di euro, ma si tratta di una stima ottimistica. E in ogni caso la lista delle cose da fare è molto lunga, a partire dal taglio del cuneo fiscale che dovrebbe portare nelle tasche dei lavoratori circa 40 euro al mese. La promessa di Conte è destinata a rimanere lettera morta.

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