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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Economia

Lavorare meno guadagnando lo stesso stipendio: la settimana corta è un successo

In Italia Intesa San Paolo fa da apripista, ma ci sono differenze con altri Paesi in cui la settimana lavorativa corta è realtà: i dati sono molto incoraggianti

La settimana corta arriva in Italia: si potrà lavorare un giorno in meno guadagnando lo stesso stipendio. Il modello della settimana lavorativa breve è nuovo per il nostro Paese, ma all'estero è già una realtà più consolidata, con delle differenze. Intanto, in Italia è la la banca Intesa San Paolo - la più grande banca italiana con oltre 76mila dipendenti - a fare dei passi in avanti introducendo delle novità rilevanti nella settimana dei suoi dipendenti: si tratta di un progetto rilevante - perlomeno tra le grandi azienze - nel mercato del lavoro italiano ancora estraneo a queste dinamiche, che invece sono già presenti in diversi Paesi esteri. con delle differenze.

Le novità di Intesa San Paolo e Lavazza nella settimana lavorativa

Da gennaio del 2023 Intesa San Paolo introdurrà per i suoi dipendenti la possibilità di scegliere la cosiddetta settimana corta: si lavorerà quattro giorni alla settimana invece che cinque, mantenendo lo stesso monte orari di 36 ore settimanali. Si lavorerà quindi nove ore al giorno ma fino al giovedì. Intesa San Paolo ha fatto anche sapere che introdurrà stabilmente nuove regole per il lavoro da remoto, per lo smart working: i dipendenti potranno decidere di farlo per un massimo di 120 giorni all’anno, senza limiti mensili e ricevendo un buono pasto giornaliero da 3 euro.

Lavazza si avvicina al modello della settimana corta inserendo nel nuovo contratto integrativo la possibilità, sempre a parità di stipendio, di accorciare la giornata lavorativa il venerdì, consentendo ai lavoratori di lasciare prima il lavoro.

Settimana corta nel Regno Unito: meno giorni, ma anche meno ore

Nel Regno Unito la settimana corta ha assunto dimensioni globali e sta già coinvolgendo decine di grandi aziende. All'inizio di giugno è infatti iniziato quello che viene definito il più grande esperimento globale di riduzione dell'orario di lavoro a trentadue ore e quattro giorni a settimana, mantenendo invariato lo stipendio dei lavoratori. Le aziende interessate sono 73, per un totale di circa 3.300 dipendenti coinvolti.

Il progetto è stato monitorato da vicino e i primi risultati sono incoraggianti. Il rapporto ha riscontrato che la settimana lavorativa di quattro giorni ha migliorato la salute fisica e mentale, l'equilibrio tra lavoro e vita privata e la soddisfazione dei dipendenti. I vantaggi però non sono solo dei dipendenti: anche i ricavi delle aziende che hanno aderito al progetto sono saliti in media dell’8 per cento grazie a una riduzione di assenteismo e dimissioni. Nove imprese partecipanti al progetto su dieci hanno dichiarato di voler mantenere il nuovo orario di lavoro anche dopo la fine del periodo di prova. In metà delle imprese la produttività si è mantenuta più o meno allo stesso livello con quattro giorni lavorativi invece che cinque, mentre nel 34 per cento del campione la produttività è "leggermente aumentata" e nel 15 per cento è "significativamente aumentata".

Spagna e Belgio puntano l'Islanda, modello di riferimento

A febbraio, i lavoratori belgi hanno ottenuto il diritto di poter lavorare quattro giorni invece dei soliti cinque, mantenendo lo stesso salario. Il disegno di legge è entrato in vigore il 21 novembre, consentendo ai dipendenti di decidere se lavorare quattro o cinque giorni alla settimana.

In Spagna da poco è stato lanciato un progetto pilota su una settimana lavorativa di quattro giorni, senza ridurre i salari, e rivolto alle piccole e medie imprese. Il test vuole verificare se ci sarà effettivamente un aumento della produttività, punto su cui gli economisti si dividono. 

Ma è l'Islanda ad essere all'avanguardia per l'uso ormai strutturale della settimana lavorativa corta. Tra il 2015 e il 2019 l'Islanda ha condotto il più grande progetto pilota al mondo di una settimana lavorativa da 35 a 36 ore, rispetto alle tradizionali 40 ore, senza ridurre la retribuzione. Alla fase di test hanno partecipato circa 2.500 persone. 

Il progetto pilota è stato definito un successo dai ricercatori e dai sindacati islandesi che hanno negoziato con il governo una riduzione dell'orario di lavoro. Lo studio ha anche portato a un cambiamento significativo in Islanda, con quasi il 90 per cento della popolazione attiva che ora ha orari di lavoro ridotti. Il risultato per i dipendenti: stress e burnout dei lavoratori diminuiti e miglioramenti nell'equilibrio vita-lavoro.

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