rotate-mobile
Lunedì, 6 Dicembre 2021
L'intervista

Per i sindaci la direttiva europea sulle concessioni farà bene alle nostre spiagge

Cosa è successo sulle concessioni balneari e come sarà la nuova legge per il riordino del settore. L’intervista al sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, e all’assessore al demanio del comune di Rimini, Roberta Frisoni

La globalizzazione è un processo economico iniziato molti anni fa al quale nessun settore può sottrarsi, compreso quello degli stabilimenti balneari. Dopo la sentenza del Consiglio di Stato del 9 novembre scorso, infatti, a partire dal 1° gennaio del 2024 lo Stato italiano dovrà attenersi alla direttiva Bolkestein e assegnare tutte le concessioni balneari ai privati attraverso gare con regole equilibrate e pubblicità internazionale. Lo scopo principale di questa direttiva è quello di favorire la concorrenza senza creare privilegi.

Secondo il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, e l’assessore al demanio del comune di Rimini, Roberta Frisoni, intervistati da Today, si tratta di una naturale evoluzione dell’attività economica, imprescindibile per migliorare l’uso dei beni del demanio pubblico e il rapporto qualità prezzo del servizio offerto alla clientela.

Al momento la priorità è quella di mettere insieme una nuova legge di settore, da scrivere con il contributo delle regioni, dei comuni e delle associazioni di categoria. Solo mediante un proficuo confronto si potranno gettare le basi per il futuro degli stabilimenti balneari e per far fiorire un settore che potrebbe rivelarsi molto redditizio per la nostra economia.

L'assessore di Rimini: "Vanno coinvolti gli enti locali"

La riviera romagnola è la ‘culla’ delle imprese impegnate nelle attività di gestione degli stabilimenti balneari, con 1.064 attività sulle 6.823 nazionali. Basti sapere che i comuni di Ravenna, Cervia, Rimini, Riccione e Cesenatico da soli totalizzano 745 realtà imprenditoriali, il 70% di tutte quelle sparse sul territorio nazionale.

Essendo un’area molto rappresentativa abbiamo chiesto all’assessore al demanio del comune di Rimini, Roberta Frisoni, quali sono gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato e come cambierà lo scenario degli stabilimenti balneari negli anni a venire. "Con questa sentenza del Consiglio di Stato è chiaro che il governo deve affrettarsi a fare una legge del settore, che deve essere in armonia e in accordo con quelle che sono le prescrizioni della direttiva Bolkestein. Insieme alla legge di settore bisognerà fare anche una mappatura di tutte quelle che sono le attuali concessioni demaniali, è necessario farlo in primis, prima di approcciare alle procedure di gara", ha risposto la Frisoni.

L'assessore al demanio del comune di Rimini si aspetta un arresto degli investimenti nei prossimi due anni, in attesa che venga definito un nuovo quadro normativo. "Finché non viene chiarito questo a livello normativo nazionale è evidente che in queste settimane tutti sono nell’incertezza, sia i concessionari che gli enti pubblici. La cosa che preme di più adesso è essere coinvolti nel percorso di costruzione del nuovo provvedimento normativo nazionale", ha aggiunto la Frisoni riferendosi a tutti gli enti locali, dalle regioni ai comuni.

Quali dovrebbero essere i punti salienti della nuova legge?

"La nuova legge sul rilascio delle concessioni balneari dovrà incentivare e valorizzare gli investimenti, valorizzare anche le professionalità perché il sistema turistico balneare è un perno, nel nostro caso, di un sistema turistico più ampio, di un’economia del territorio. Inoltre, bisogna fare in modo che si investa in servizi oltre che in strutture nuove: l’arenile di Rimini sarà verosimilmente ridisegnato con le nuove evidenze pubbliche, la legge serve dunque per incentivare in questo senso gli investimenti e avere delle regole che specifichino come devono essere in caso ristorati gli attuali concessionari qualora abbiano fatto investimenti negli ultimi anni. Il tema focale, per quanto ci riguarda, è fare in modo che le spiagge continuino ad essere ancor più un volano dell’economia del nostro territorio. Rimini è una città che si sta rinnovando nel suo complesso, dal Parco del mare al centro storico, e ha necessità ormai non più procrastinabile di avere nuovi investimenti anche sulle spiagge".

Ci saranno dei miglioramenti in futuro nel rapporto qualità/prezzo?

"Ci sono tutte le condizioni per avere delle gare ben strutturate che consentano di avere un miglioramento della qualità degli stabilimenti balneari senza avere necessariamente un incremento dei prezzi, di lettini e ombrelloni per intenderci, però è evidente che tutto dipende dalla struttura delle evidenze pubbliche e su questo noi siamo assolutamente preparati a dare il nostro contributo. Su questo si dovrà dare come obiettivo, a mio avviso, quello di elevare la qualità ma di non elevare i prezzi dei servizi offerti ai nostri clienti, perché è uno dei fattori competitivi, almeno per il nostro territorio che conta ben oltre 430 concessioni".

Le concessioni potrebbero finire in mani straniere, cosa ne pensa?

"Grazie al meccanismo concorrenziale saranno in tanti a volersi affacciare, operatori locali e stranieri. Io immagino però che ci sia molta appetibilità da parte degli operatori locali, di possibili operatori turistici alberghieri e altri operatori locali, che magari in sinergia o in concorrenza, questo lo vedranno loro, con gli attuali concessionari potranno mostrare dell’interesse nei confronti delle nostre spiagge".

Sindaco di Lecce Salvemini: “Gli imprenditori italiani sono pronti, molto dipende da loro”

Sulle concessioni balneari abbiamo intervistato anche il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che da anni si batte per eliminare vecchi privilegi e aprire il settore alla concorrenza.

Cosa accadrà dopo la sentenza del Consiglio di Stato?

"La decisione del Consiglio di Stato di prorogare le concessioni fino al 31 dicembre del 2023 è stata presa “per evitare una situazione di possibile caos e deregulation che avrebbe messo fuori mercato l’intero comparto delle concessioni demaniali marittime ad uso turistico balneari. Io ritengo che sia una norma che aiuti il paese, affermi dei principi di accessibilità piena, trasparenza, di pieno riconoscimento del valore del bene pubblico, quale sono le spiagge, consentendo a tanti possibili nuovi operatori di poter legittimamente candidarsi alla possibilità di gestire anche con servizi magari innovativi il nostro demanio. Non intravedo motivi di censura o di criticità rispetto a questo provvedimento e sono convinto che da qui al 2023 non cambierà praticamente nulla. Il modello diffuso di molta offerta che non contempla chissà quali investimenti in costi fissi".

Quali dovrebbero essere, secondo lei, le priorità della nuova legge?

"Mi aspetto un confronto molto serrato, tra le forze politiche, portatori di interessi, rappresentanze delle autonomie locali, regioni e comuni in primis per raggiungere un punto maturo di equilibrio tra interessi pubblici e interessi privati, nella consapevolezza che le concessioni balneari non potranno più essere considerate dei titoli di proprietà trasferibili di generazione in generazione, come finora evidentemente è accaduto. Bisogna cogliere questa occasione per dare al paese una legge nazionale sul demanio marittimo e definire criteri nazionali di equilibrio del rapporto tra spiaggia pubblica e spiaggia privata. Serve una nuova legge che definisca anche criteri di sostenibilità della nostra costa sottoposta a fenomeni preoccupanti di erosione costiera, di aggressione dei paesaggi e di fragilità ecosistemica, che non può essere considerato un argomento meno importante". 

Gli imprenditori italiani saranno svantaggiati?

"L’idea che ci siano alla frontiera stranieri pronti a entrare sul mercato la vedo come quasi caricaturale. Si tratta di un argomento vissuto da alcuni con sentimenti di angosciosa preoccupazione, ma non dobbiamo dimenticare che ormai siamo un mercato dei beni e servizi liberalizzato dal punto di vista delle presenze straniere in Italia e degli italiani all’estero. Non credo che sia un valore aggiunto che la bandiera tricolore sventoli fuori al vento sullo stabilimento balneare, è la qualità del servizio quella che conta e il rapporto tra servizi e prezzi delle prestazioni e l'impegno, ad esempio dei gestori, nel siglare con le amministrazioni azioni di contrasto all’erosione costiera e iniziative di monitoraggio. Detto questo, io credo che questo scenario dipenda dalla capacità degli imprenditori italiani di essere pronti ad entrare in un tempo nuovo, cogliere la sfida di uno scenario competitivo che cambia e io credo che conoscendo moltissime qualificate realtà imprenditoriali, che molti di loro sono pronti, dipende molto da loro".

Cosa è successo sulle concessioni balneari

Cerchiamo di ricostruire cosa è successo negli ultimi tempi sulle concessioni balneari. Sinora l’Italia ha temporeggiato sul riordino delle concessioni nonostante le pressioni di Bruxelles per il recepimento della direttiva Bolkestein. Si attendevano novità importanti già con il ddl concorrenza, ma il governo Draghi sembra aver preso ancora altro tempo per tentare di conciliare le divergenze in seno alla maggioranza.

Il premier ha deciso di iniziare ad affrontare la questione partendo dalla mappatura del settore, visto che al momento non si hanno dati precisi, al fine di rendere maggiormente consapevole l'opinione pubblica prima di compiere il primo passo. Come un fulmine a ciel sereno, è arrivata però la sentenza del Consiglio di Stato che ha concesso due soli anni di proroga delle attuali concessioni, anticipando di 10 anni la scadenza fissata dal governo Conte.

La proroga delle concessioni balneari al 31 dicembre 2023 è servita ad “evitare il significativo impatto socio-economico che deriverebbe da una decadenza immediata e generalizzata di tutte le concessioni in essere”, specifica il Consiglio di Stato. In ogni caso dal 2024 in poi qualsiasi tentativo da parte dello Stato di introdurre nuove proroghe sarà considerato “senza effetto perché in contrasto con le norme dell’ordinamento dell’Unione Europea”.

La nuova legge sul riordino delle concessioni balneari

Il governo deve ora varare una legge per riordinare il settore sulla base della direttiva Bolkestein, decidendo di mettere a gara le concessioni balneari per un tempo limitato e non per decenni come avviene attualmente, fissando anche il rapporto tra spiaggia libera e spiaggia privata.

A tal proposito ricordiamo che da un rapporto di Legambiente è emerso che in Italia le spiagge private coprono più del 42% delle nostre coste, con punte del 70% in Campania, Liguria ed Emilia Romagna mentre si arriva al 90% nel caso della Versilia e al 100% per il centro di Gatteo a Mare. Solo per avere un parametro di riferimento segnaliamo che in Francia le concessioni agli stabilimenti balneari non possono sperare il 20% della costa e non possono durare per più di 12 anni.

Questi secondo Federconsumatori Rimini, associazione a difesa dei consumatori della provincia, i punti chiari che la nuova legge dovrà necessariamente contenere:

  • la concertazione con le Regioni ed i comuni in ragione delle differenziazioni in materia ad oggi in essere; 
  • canoni di concessione che rispettino il reale valore del bene demaniale;
  • sostenibilità ambientale degli stabilimenti balneari;
  • tutela dei lavoratori e il rispetto dei contratti di lavoro; 
  • sicurezza in spiaggia con il servizio di salvataggio come servizio pubblico a tutela dei bagnanti;
  • criteri contro le infiltrazioni delle organizzazioni criminali; 
  • disponibilità per i turisti i cittadini di un congruo di numero di spiagge libere;
  • valorizzazione degli investimenti, delle esperienze e delle capacità imprenditoriali; 
  • prezzi consoni e non speculativi per ombrelloni e lettini e servizi di spiaggia.

Il business delle concessioni balneari in Italia

Veniamo ora ai numeri che ruotano attorno alle concessioni balneari. Il turismo vale un sesto dell'economia italiana, ma non è fatto solo di cultura e gastronomia ci sono anche il sole e il mare e ben 8.300 chilometri di coste. Il business delle spiagge (cabine, ombrelloni, lettini) occupa una parte molto importante del settore turismo, coinvolgendo 6.823 stabilimenti balneari, responsabili di ben 29.689 concessioni (dati Nomisma), dando lavoro a decine di migliaia di persone.

Le concessioni balneari rientrano nel ristretto gruppo di attività che negli ultimi anni hanno registrato performance economiche positive nonostante la stagnazione economica pre pandemia. Secondo i dati del Ministero dell’economia, infatti, negli ultimi 14 anni i guadagni degli stabilimenti balneari sono praticamente raddoppiati, realizzando nel 2019 in media 190.700 euro di ricavi, per un valore aggiunto di 85.800 euro e un reddito d’impresa di 22.600.

Questi numeri vanno raffrontati con i canoni di concessione pagati allo Stato, pari a 115 milioni di euro totali, cifra che secondo Nomisma dovrebbe arrivare a 15 miliardi di euro con il “sommerso”, pari all’1% del Prodotto interno lordo italiano.

Di contro in alcune località le tariffe per due lettini e un ombrellone sono da brivido, come i 400 euro di Porto Cervo, considerando che nel 2019 i 59 concessionari della Costa Smeralda pagavano in media al demanio 312 euro l’anno, vale a dire quasi un euro al giorno. Proprio sulla base di queste evidenze un decreto varato nell'estate del 2020 ha stabilito un canone minimo di concessione pari ad almeno 2.500 euro l'anno a partire dal 2021.

Perché con le concessioni balneari azzerate è a rischio la "qualità"

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Per i sindaci la direttiva europea sulle concessioni farà bene alle nostre spiagge

Today è in caricamento