Sirti, il taglio è servito: licenzia un quarto dei lavoratori in tutta Italia

L'azienda ha comunicato l'apertura di una procedura di licenziamento collettivo per 833 esuberi su un totale di 3.691 lavoratori. Sindacati su tutte le furie: “Il Governo intervenga”, e scattano gli scioperi

Sciopero per i dipendenti Sirti di Carini, in provincia di Palermo

Pessime notizie per i dipendenti della Sirti, azienda nazionale specializzata nella realizzazione e manutenzione di grandi reti di telecomunicazione. Oggi, lunedì 18 gennaio, i vertici della società hanno annunciato l'apertura di una procedura di licenziamento collettivo che riguarderà tutti i dipendenti sparsi sul territorio nazionale. Si parla di 833 esuberi su un totale di 3.691 lavoratori, praticamente un quarto della forza lavoro. Ma quali sono i motivi di questi pesanti tagli, che si ripercuoteranno su tutto il territorio nazionale? Secondo quanto riportano le sigle sindacali, Sirti ha giustificato la scelta di licenziare un quarto del personale con le condizioni del mercato che nell'ultimo biennio hanno generato ingenti perdite finanziarie: la scarsa marginalità e la frammentazione dei soggetti imprenditoriali concorrenti.

Licenziamenti Sirti, scattano gli scioperi

La reazione dei sindacati non si è fatta attendere, con il coordinamento nazionale sindacale delle RSU di Fim, Fiom e Uilm che ha proclamato quattro ore di sciopero con assemblee sindacali nei giorni lunedì 18, martedì 19 e mercoledì 20 febbraio.

"Di fatto – si legge nella nota della Fiom-Cgil - si dà inizio alla proclamazione dello stato di agitazione del gruppo, con la sospensione di tutte le prestazioni straordinarie, delle flessibilità, delle reperibilità e dei tempi di viaggio, l’affissione delle insegne sindacali all’esterno dei perimetri aziendali e la diffusione a mezzo stampa della protesta promossa dal coordinamento sindacale nazionale".

I sindacati hanno inoltre richiesto un incontro al ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico per avviare un confronto con l'azienda, così da permettere ai vertici di riferire direttamente al Governo le motivazioni celate dietro questo pesante piano di esuberi. 

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(La mappa delle sedi Sirti in Italia)

"La guerra di posizione tra i maggiori azionisti interna a TIM – continua la nota della Fiom - non può essere scaricata sui lavoratori delle installazioni telefoniche; pur essendo da anni in mano ad aziende private, il settore telefonico ha urgente bisogno di un governo pubblico. Paradossale, infine, la situazione inerente Open Fiber, di fatto una società a partecipazione pubblica, le cui regole d’ingaggio in termini di gare e di tempistica nei pagamenti stanno mettendo in crisi gli operatori del settore più strutturati, ovvero quelli con maggiore occupazione e più rispettosi delle tutele previste dalla contrattazione collettiva e della tutela della salute e sicurezza". L'adesione alla protesta è stata totale. “Non vogliamo perdere nemmeno un posto di lavoro”, dicono  Giuseppe Romano e Francesco Agnello, Rsu della Fiom alla Sirti. 

Licenziamenti Sirti, cosa sta succedendo

Ma come stanno realmente le cose? Cosa succederà nei prossimi giorni? Per avere un quadro più chiaro della situazione siamo andati a chiederlo a Sergio Bellavita dell'USB, Unione Sindacale di Base: “C'è da dire che Sirti come le altre aziende del settore non è nuova a questo genere di operazioni che si traducono in grossi tagli di personale. Basti pensare che circa 30 anni fa Sirti aveva 12mila dipendenti, adesso siamo arrivati a quasi 4mila e ne vogliono licenziare un altro quarto”.

“Nel caso di Sirti – racconta Bellavita a Today - oltre ai problemi del settore, ci sono anche la questione legata alla dirigenza di Telecom, che sta scaricando i problemi su tutte le aziende che lavorano in appalto diretto. La Telecom ha imposto una riduzione del 10% dei contratti e i manager hanno deciso di fare la cosa più semplice: tagliare i posti di lavoro. In realtà il lavoro c'è, anzi è più di prima. In realtà il tema vero è quello della crisi del settore delle installazioni telefoniche, che non ha mai pagato  il prezzo della delocalizzazione, ma ha subìto una sorta di 'cinesizzazione' perchè pur di abbassare i costi si è fatto un massiccio ricorso al subappalto, hanno tenuto ferme o tagliato le retribuzioni, hanno peggiorato drasticamente le condizioni di lavoro”.

Come sempre, a pagare il prezzo più alto saranno i lavoratori, ma i sindacalisti sono pronti a fare la guerra: “A giorni verrà aperta la procedura di licenziamento, con l'azienda che invierà le prime lettere alle organizzazioni sindacali. Oggi c'è stato il presidio e le prime ore di sciopero, ma noi abbiamo intenzione di mettere in campo azioni sempre più dure per indurre l'azienda a cambiare linea”. 

Sirti, sindacati chiedono un incontro al Governo

Sulla stessa linea di Fiom e USB anche la Cisal Metalmeccanici che attraverso una nota ufficiale ha chiesto “urgentemente una convocazione da parte del ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, affinché Sirti possa riferire direttamente al governo le ragioni di un così pesante piano di sovreccedenza”. Cisal, come gli altri sindacati, chiede a Sirti una “immediata sospensione della procedura di licenziamento collettivo e l'apertura di un confronto con l'esecutivo affinché si possano ricercare le opportune soluzioni mediante anche l'utilizzo di ammortizzatori sociali, favorendo così il ricambio occupazionale tramite riconversione professionale ed accompagnamento alla pensione”.

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Sirti, le giornate della lotta

“Iniziano le giornate della lotta”, come le hanno volute chiamare Roberta Turi, responsabile nazionale, e Pietro Locatelli, coordinatore nazionale Fiom, secondo cui il caso Sirti si “colloca drammaticamente tra le vertenze a maggiore impatto occupazionale nel Paese.

“Una vertenza che incombe su tutti gli attori presenti nel settore, a cominciare da Tim e Open Fiber, principali committenti di Sirti e oggettivamente parti in causa. Pertanto, per portare all’attenzione di tutti le ragioni della nostra protesta, la nostra mobilitazione continuerà in maniera crescente e vigorosa, ma sempre in modo civile, democratico e soprattutto alla luce del sole”.

E' l'inizio di una nuova battaglia, in cui in gioco ci sono il futuro e il lavoro di centinaia di famiglie sparse in tutta Italia. Ecco il calendario completo delle mobilitazioni:

  • Alessandria - martedì 19, assemblea + sciopero 4 ore
  • Ancona - lunedì18, assemblea + 2 ore sciopero | martedì 19, 2 ore di sciopero
  • Bari - martedì 19, assemblea + sciopero 2 ore | mercoledì 20, sciopero 2 ore
  • Belluno/Treviso - mercoledì 20, assemblea + 4 ore sciopero
  • Bologna - martedì 19, sciopero 2 ore | mercoledì 20, sciopero 2 ore
  • Cagliari - mercoledì 20, assemblea + sciopero 4 ore
  • Catania - martedì 19, assemblea, modalità dello sciopero 4 ore decise in assemblea
  • Catanzaro - mercoledì 20, assemblea + sciopero 4 ore
  • Firenze - martedì 19, assemblea + sciopero 4 ore
  • Genova - mercoledì 20, assemblea + sciopero 4 ore
  • Lecce - lunedì 18, assemblea + sciopero 4 ore
  • Milano - martedì 19, assemblea | mercoledì 20, sciopero 4 ore
  • Napoli/Salerno - lunedì 18, assemblea + 4 ore sciopero
  • Palermo - lunedì 18, assemblea | mercoledì 20, sciopero 4 ore
  • Roma - martedì 19, assemblea + 4 ore, con la presenza dei coordinatori nazionali Fim, Fiom, Uilm
  • Trento - martedì 19, assemblea + 4 ore sciopero
  • Udine - mercoledì 20, assemblea + 4 ore sciopero
  • Verona - martedì 19, assemblea + 4 ore sciopero

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