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Giovedì, 20 Gennaio 2022
LAVORO

Serve la circolare di Brunetta per tornare in smart working

Letta: "Ormai sappiamo che con lo smart working si può mantenere viva l'economia". Ma Brunetta frena: "In caso di necessità, sarò io stesso, con una circolare, a invitare le amministrazioni ad attuare il nuovo lavoro agile regolamentato"

"Il governo sta facendo bene, approvo  totalmente le misure discusse in cabina di regia e penso che ora  bisogna prepararsi al passo successivo, cioè l'obbligo vaccinale e il  ritorno allo smart working". E' quel che afferma il segretario del Pd, Enrico  Letta, che in un'intervista alla "Repubblica" nega sia stato un errore riportare le persone al lavoro in presenza a partire da questo autunno "Non credo. La situazione - osserva - allora giustificava la  decisione, Omicron è una novità non prevedibile. Ma ormai sappiamo che con lo smart working si può mantenere viva l'economia".

Ma lo smart working nella pubblica amministrazione nonostante lo tsunami di contagi in Italia, non pare essere un'ipotesi. "Riguardo le nuove misure decise ieri in Cdm, per la Pa non ci sarà il ritorno allo smart working d’emergenza - fa sapere via Twitter il ministro per la pubblica amministrazione e deputato di Forza Italia Renato Brunetta - in caso di necessità, sarò io stesso, con una circolare, a invitare le amministrazioni ad attuare il nuovo lavoro agile regolamentato, in base alle effettive necessità". "Sono soddisfatto - continua Brunetta - per la soluzione trovata sulle nuove quarantene: garantisce l’equilibrio tra sicurezza e aperture, evitando la paralisi del Paese. Tra una strategia offensiva (anticipo e aperture) e una strategia difensiva (lockdown e chiusure), l’Italia ha scelto la prima", conclude. Tra i commenti al tweet di Brunetta, una follower domanda: "Oggi sono chiusi una decina di uffici da me (tutti servizi essenziali) che prima potevano lavorare alcuni giotni in smart working. Stiamo andando verso il blocco dei servizi. A quanti casi dobbiamo arrivare per questa circolare? In quanti ci dovremmo ammalare?". Domande legittime.

Cauto però anche il presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), Claudio Mastroianni, secondo cui le ulteriori, recenti, misure adottate dal Governo per contenere l'epidemia di Covid-19 vanno nel verso giusto. "Aspetterei dunque per deciderne altre", come ad esempio il ripristino parziale dello smart working, deciso in Francia, "che potrebbe in parte alleggerire il trasporto pubblico". Ma ora "credo si debba ragionare sull'obbligo di vaccinazione". In realtà la Francia sta andando ben oltre. Il Ministro del Lavoro in Francia ragiona su una multa per le aziende che non applicano lo smart working, con multe da 1000 a 50.000 euro.

Nel settore privato ci sono realtà che hanno già implementato lo smart working e intendono mantenerlo con alte percentuali anche al termine dell'emergenza sanitaria: Poste, Unicredit, Bnl, Vodafone, Enel tra le altre. In Italia si continua però a lavorare in gran parte in presenza. Il ministro della Pubblica amministrazione ha "ordinato" il ritorno al lavoro di tutti gli impiegati pubblici lo scorso 15 ottobre. Da un lato il ministro ha raggiunto con i sindacati un accordo per regolarizzare il lavoro da remoto nella pubblica amministrazione. Dall’altro, però, la fine del regime "emergenziale" ha significato il ritorno al lavoro in presenza per centinaia di migliaia di lavoratori.

Le aziende che vorranno continuare in Italia ad usare il lavoro agile anche al di fuori della fase emergenziale per la pandemia da Covid ora hanno linee guida alle quali attenersi in attesa dei contratti.  In Italia il dibattito sullo smart working è spesso superficiale, si parla quasi solo degli effetti deleteri che lo smart working ha avuto su non pochi esercizi commerciali che puntavano forte sui lavoratori in pausa pranzo, costretti (non sempre riuscendoci) a reinventarsi, concentrandosi sulle fasce orarie serali: qualcuno l'ha ribattezzata "economia del tramezzino". L'equiparazione tra smart working e "fannulloni" è poi il "non detto" sottointeso in molti discorsi sul tema, anche a livello istituzionale. Per concludere, l'ultimo decreto pubblicato prima di Natale stabilisce tra le altre cose che persino i lavoratori fragili dovranno aspettare un nuovo decreto che indicherà le patologie in presenza delle quali è permesso lo smart working. Il decreto sarà emanato entro il 25 gennaio 2022. Con calma.

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