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Domenica, 5 Dicembre 2021
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Smart working nel 2022, il governo ora accelera: cosa cambierà

Un protocollo sarà discusso con le parti sociali entro metà mese, fissando una serie di principi e paletti. Il ministro Orlando ipotizza sostegni a favore delle imprese che anche col nuovo anno continueranno ad utilizzare la modalità del lavoro a distanza. Secondo le previsioni rimarrà per 4,3 milioni di persone

Sullo smart working il governo ha un piano. O almeno un'ambizione, quella di arrivare a un protocollo congiunto con le parti sociali sullo smart working entro il 31 dicembre quando, in base alle norme in vigore, scadrà lo stato di emergenza e andrà a scadenza il regime semplificato per il lavoro agile. Le sfide vere sono il salto culturale, il cambiamento nei meccanismi di misurazione delle performance, le finalità e modalità di svolgimento delle riunioni, una diversa organizzazione delle giornate di lavoro. 

Un protocollo per la definizione dello smart working

Un protocollo per la definizione dello smart working sarà discusso da e con le parti sociali entro metà mese. Lo ha annunciato il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, al termine del tavolo di confronto avuto con le stesse parti sociali sul tema dello smart working: "Ho convocato le parti sociali, i rappresentanti delle imprese, i rappresentanti del sindacato per discutere insieme su come disciplinare lo smart working dopo la pandemia. Sappiamo che sarà utilizzato di più rispetto al passato ma sappiamo anche che durante la pandemia è stato utilizzato molto anche per ragioni legate all'emergenza sanitaria. Siamo in una fase in cui si andrà a definire un nuovo equilibrio nell'utilizzo dello smart working", ha spiegato il ministro.

"Per questo - ha aggiunto -  ho ritenuto importante che le parti sociali incomincino un dialogo, un confronto in vista del superamento delle norme emergemziali che concluderanno la loro vigenza alla fine di questo anno. È importante stabilire alcuni principi e paletti entro i quali potersi muovere. Da un lato per favorire un intervento normativo del legislatore alla luce però di un confronto tra le parti sociali e dall'altro quello di favorire una contrattazione aziendale che definisca il nuovo modo in cui su può usare lo smart working sui luoghi di lavoro". Per il ministro "la discussione è stata molto positiva e tutti coloro che hanno partecipato hanno dato la loro disponibilità a lavorare a un protocollo che sarà sottoposto alla valutazione di questo stesso tavolo entro metà mese. Credo sia un modo giusto affrontare le novità cioè affrontarle insieme e monitorando insieme i cambiamenti che si possono produrre sui luoghi di lavoro. Non dobbiamo avere paura delle tecnologie ma non dobbiamo neppure subirle dobbiamo guidarle e dobbiamo guidarle insieme con il massimo dell partecipazione, base fondamentale delle democrazia anche sui luoghi di lavoro".

L'obiettivo del governo è superare le criticità emerse in questi anni "emergenziali" fissando una serie di principi e paletti. Orlando, tra l'altro, ha anche ipotizzato di introdurre sostegni a favore delle imprese che anche col nuovo anno continueranno ad utilizzare la modalità del lavoro a distanza, sia rimodulando alcune misure già oggi destinate a migliorare la competitività delle imprese sia individuando assieme con altri ministeri altri filoni di finanziamento, pensando alle esperienze di coworking. Secondo la Stampa il proliferare di disegni di legge ed emendamenti sul tema del lavoro a distanza viene visto potenzialmente come causa di confusione, oltre a produrre "interventi privi di organicità. Per questo, in prima istanza, si pensa di rinviare questa materia alla contrattazione collettiva e semmai, solo in secondo tempo o in assenza di una intesa, ricorre alla via legislativa"

L'obiettivo finale è arrivare a definire una "cornice" sul lavoro agile, "senza schemi eccessivamente rigidi" ma indicando semplicemente una serie di contenuti minimi dell'accordo, che sarà comunque individuale tra datore di lavoro e lavoratore come prevede già oggi la legge. "In particolare questo accordo – laddove la contrattazione collettiva dovesse essere carente – dovrà stabilire alcuni contenuti regolativi minimi su temi come orario di lavoro e diritto alla disconnessione (definendo anche una fascia di contattabilità), luogo di lavoro (non solo la casa), principio di parità di trattamento economico-normativo fra lavoratori in presenza e lavoratori da remoto, sicurezza sul lavoro e protezione dei dati", spiega il quotidiano torinese.

Appuntamento a metà novembre con un nuovo incontro per sciogliere nel merito tutti i nodi e definire un protocollo condiviso.

Smart working, cosa prevede la legge del 2017

A livello normativo per ora esiste solo la legge del 2017 che ha introdotto lo smart working nel nostro ordinamento, dopo che nel 2015 la cosiddetta legge Madia ne aveva previsto una iniziale sperimentazione. Se il rientro in ufficio dal 15 ottobre per i dipendenti pubblici è un dato di fatto, nel privato dovrebbe cambiare tutto davvero solo a fine anno, nel caso lo stato d'emergenza non venga prorogato dopo il 31 dicembre 2021. Lo stato di emergenza è una sorta di cornice giuridica per il regime semplificato per lo smart working nel privato. Fino a Capodanno i datori di lavoro possono attivare lo strumento unilateralmente, senza l'accordo individuale previsto dalla "normale" legge ordinaria.

Nei prossimi mesi ai vari tavoli dei rinnovi dei contratti nazionali dei dipendenti pubblici si parlerà anche di smart working, ma bisogna per l'appunto attendere i nuovi contratti nazionali per avere regole di carattere generale. Fino ad allora farà fede l'intesa individuale tra dipendente e amministrazione. Le amministrazioni dovranno organizzarsi in base alle esigenze, poi attraverso il Piano integrato della Pa che assorbe il Piano organizzativo del lavoro agile (Pola) e che andrà definito entro il 31 gennaio 2022, si dovrà prevedere, per le attività che si possono fare da remoto, che almeno il 15% dei dipendenti possa sfruttare l'opportunità.

In smart working dopo il Covid

Nel post Covid ci saranno 4 milioni e 380mila smart worker che lavoreranno in maniera ibrida, in parte in presenza e in parte da remoto. Ben oltre 7 volte in più della normalità pre Covid, quando erano appena 570mila. E' quello che prevede l'Osservatorio Smart working del Politecnico di Milano: i risultati dello studio vengono anticipati oggi dal Sole 24 Ore: "L’esperienza della pandemia ha fatto evolvere i modelli di organizzazione del lavoro e cambiato le attese di imprese e lavoratori, che hanno potuto toccare con mano i vantaggi di modelli più flessibili e intelligenti - spiega il responsabile scientifico, Mariano Corso -. Lo smart working rappresenta ormai un trend inarrestabile".

A marzo del 2020, nel cuore della prima ondata, in Italia c'erano sei milioni e 580mila persone in smart working. Un milione e 850mila nella Pa, 1,5 milioni nelle micro imprese, un milione e 130mila nelle Pmi e 2 milioni e 110mila nelle grandi aziende. Questo numero si è ridotto in settembre 2020, quando è iniziato un parziale ritorno in presenza: nel post emergenza saranno 4 milioni e 380mila, dicono i dati dell’Osservatorio.

In questi quasi due anni di pandemia il 62% delle Pmi e il 98% della Pa ha permesso ad almeno una parte della popolazione aziendale di lavorare da remoto. Un lavoratore su tre dichiara un miglioramento dell’efficacia e dell’efficienza nel lavoro "in smart", il 39% riesce a conciliare meglio vita e lavoro, mentre il 22% parla di un peggioramento.

Sbarra (Cisl): "Su smart working serve accordo triangolare"

"Apprezziamo che il ministro Orlando voglia farsi promotore di un'intesa sullo smart working. Come abbiamo ripetuto più volte in questi mesi, la via è quella di un accordo triangolare tra Governo, sindacato e impresa per restituire questo strumento alla contrattazione e coglierne così tutte le potenzialità in termini di flessibilità, inclusività, sostenibilità e produttività". A rilevarlo è Luigi Sbarra, segretario generale Cisl, commentando così l'incontro di ieri sera con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, sul lavoro agile. Sbarra evidenzia che "il vero lavoro agile richiede il ritorno a soluzioni pienamente negoziate, adattive, capaci di dare vantaggi al lavoratore, alla sua azienda e alla collettività con soluzioni organizzative nuove, improntate su un metodo di valutazione per obiettivi, sulla valorizzazione dell'autonomia della persona che lavora. Opportunità che dobbiamo saper cogliere attraverso le relazioni industriali".

"Per questo - prosegue- dobbiamo ritrovarci in un accordo quadro che tenga fermi alcuni riferimenti essenziali: la difesa del salario e la fruibilità del welfare contrattato e dei benefit, il diritto alla disconnessione e chiari limiti sull'orario massimo di lavoro, il vincolo che chiama le aziende a fornire tutti i dispostivi necessari, il riconoscimento dei diritti sindacali e di quelli alla privacy". "È indispensabile estendere al lavoro agile la disciplina su salute e sicurezza e affermare senza ambiguità il principio di adesione volontaria da parte di lavoratrici e lavoratori. Vanno invece affrontate criticità, che non dipendono da carenze legislative quanto invece dall'irrigidimento dovuto all'ingerenza normativa nella fase emergenziale. Bisogna ridare protagonismo alla contrattazione, specialmente decentrata, da declinare poi negli accordi individuali. Al legislatore chiediamo di stabilire insieme alle parti sociali gli affidamenti generali e di sostenere le aziende che regolamentino lo smart working in rigorosa attuazione dell'accordo quadro", afferma infine il segretario generale Cisl.

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