Martedì, 15 Giugno 2021
La novità

Smart working: c'è la proroga fino al 31 dicembre anche per i lavoratori del settore privato

Lo prevede un emendamento al decreto 'Riaperture'. Non servirà l'accordo preventivo con il dipendente

Foto di repertorio

Sarà progorato fino al 31 dicembre 2021 il ricorso allo smart working semplificato per i dipendenti del settore privato senza preventivo accordo con il lavoratore. Lo prevede un emendamento al decreto legge 'Riaperture' approvato in commissione alla Camera.  Il diritto allo svolgimento dell'attività lavorativa in modalità agile era riconosciuto fino al 31 dicembre solo per i lavoratori del settore pubblico, mentre per il privato la normativa prevedeva che il ricorso al lavoro agile fosse possibile, anche in assenza degli accordi individuali, solo fino al 31 luglio.

Ora però tutto viene prorogato fino alla fine dell'anno. E con il regime semplificato i datori di lavoro avranno la possibilità di poter attivare lo smart working con un atto unilaterale, senza cioè dover sottoscrivere un accordo con ogni singolo lavoratore. Ovviamente il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico non inferiore a quello riconosciuto ai lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda. Nei prossimi mesi gli smart-worker potrebbero essere tra i 3 e 5 milioni secondo una stima dell'Osservatorio del Politecnico di Milano e di Randstad Research.

La ricerca: "Lo smart working favorisce equità retributiva e di genere"

Quello del lavoro agile del resto è uno strumento che piace in primis agli stessi lavoratori. Stando ad un'analisi presentata giovedì scorso, presso la Commissione XI del lavoro della Camera dei deputati, da Variazioni, società di consulenza specializzata in innovazione organizzativa e smart working, il ricorso al lavoro da casa, se strutturale e vero, favorisce l'equità e la trasparenza retributiva di genere. 

Secondo il rapporto, basato sui dati raccolti dalle proprie indagini condotte su oltre cinquantamila lavoratori e manager multi settore, sia pubblico che privato, 1 lavoratore agile su 2 è donna ed esiste una forte correlazione tra adozione del lavoro agile, employability femminile, trasparenza ed equità retributiva. L'organizzazione del lavoro e la flessibilità organizzativa tipiche del lavoro agile nella sua forma vera e strutturale, ovvero come soluzione di efficienza organizzativa voluta condivisa e non dettata da motivi di welfare (e tanto meno emergenziali) contribuisce a realizzare la parità retributiva perché, tra le altre cose, favorirebbe un più equo utilizzo del tempo di donne e uomini e una più equa redistribuzione dei compiti di cura. Inoltre, spiegano da Variazioni, lo smart working riduce il ricorso delle donne al part time e allo stesso tempo aumenta la consapevolezza degli uomini ai carichi di lavoro domestico e di cura. Non solo. Il lavoro agile funge anche da equalizzatore retributivo perché il tempo - in ufficio o lavorato - non è più un fattore determinante per la retribuzione; non conta più il tempo lavorato, ma gli obiettivi; le policy di lavoro agile non prevedono straordinari retribuiti.

"Suggeriamo che lo smart working venga considerato come uno strumento prioritario di miglioramento della condizione lavorativa femminile", ha affermato Arianna Visentini, fondatrice e ceo di Variazioni, in audizione illustrando i dati delle survey condotte negli ultimi 12 mesi che confermano le evidenze raccolte anche prima dell'emergenza pandemica. "Il vero lavoro agile se correttamente inteso e introdotto, può fungere da strumento di straordinaria efficacia nella direzione della parità retributiva di genere, della trasparenza verso un vero cambiamento culturale. La trasparenza delle retribuzioni con il lavoro agile arriva come risultato di un processo. Diversamente l'introduzione di una misura di trasparenza imposta dall'alto o in contesti impreparati, non viene compresa e può potenzialmente diventare controproducente". 

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