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Sabato, 22 Gennaio 2022
Lavoro

Omicron: torna lo smart working?

Il sottosegretario Sileri parla di un ritorno "parziale", ma l'Italia traccheggia. La Germania lo ha reintrodotto (con successo) da novembre: per ridurre la circolazione del virus sarebbe la misura più facilmente applicabile

"Penso che dovrà essere rivisto il sistema lavorativo" con un ritorno "parziale" allo smart working di fronte al dilagare della variante Omicron: la previsione è del sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri. "Penso che sia inevitabile un parziale ritorno allo smart working", ha detto in un'intervista a Libero, "Se in redazione avete 1-2 positivi è chiaro che altre 5-6 persone finiscono in isolamento. Non vedo alternative per le aziende. Il vero problema sarà negli ospedali, dove il lavoro non può essere a distanza: nel Regno Unito ci sono già 50 mila medici, infermieri e dipendenti in quarantena".

Ci sono realtà del settore privato che hanno già implementato lo smart working e intendono mantenerlo con alte percentuali anche al termine dell'emergenza sanitaria: Poste, Unicredit, Bnl, Vodafone, Enel tra le altre.  In Italia si continua a lavorare in presenza. Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha ordinato il ritorno al lavoro di tutti gli impiegati pubblici lo scorso 15 ottobre. Da un lato il ministro ha raggiunto con i sindacati un accordo per regolarizzare il lavoro da remoto nella pubblica amministrazione. Dall’altro, però, la fine del regime "emergenziale" ha significato il ritorno al lavoro in presenza per centinaia di migliaia di lavoratori.

Le aziende che vorranno continuare in Italia ad usare il lavoro agile anche al di fuori della fase emergenziale per la pandemia da Covid ora hanno linee guida alle quali attenersi in attesa dei contratti. Un recente protocollo fissa il quadro di riferimento, condiviso tra le parti sociali, per la definizione dello svolgimento del lavoro in modalità agile. Ma dal 15 ottobre tutti i dipendenti pubblici sono tornati a lavorare in presenza. L'approvazione del Dpcm in merito risale al 24 settembre scorso, il decreto ministeriale disciplina il rientro al lavoro in presenza per tutti i dipendenti della Pubblica amministrazione  In Italia il dibattito sullo smart working è spesso superficiale, si parla quasi solo degli effetti deleteri che lo smart working ha avuto su non pochi esercizi commerciali che puntavano forte sui lavoratori in pausa pranzo, costretti (non sempre riuscendoci) a reinventarsi, concentrandosi sulle fasce orarie serali: qualcuno l'ha ribattezzata "economia del tramezzino". L'equiparazione tra smart working e "fannulloni" è poi il "non detto" sottointeso in molti discorsi sul tema, anche a livello istituzionale.

In Germania contro Omicron hanno fatto la differenza tamponi gratuiti e tanto smart working: il numero di contagi quotidiani è stato abbattuto. L'Italia però traccheggia. Con lo smart working per tutti coloro che possono applicarlo, i mezzi pubblici che sono evidentemente luoghi di grande contagio si svuotano. Se l'obiettivo è diminuire la circolazione delle persone in generale per un determinato periodo di tempo, si deve partire dallo smart working: non è un segreto. Nelle prossime settimane "dobbiamo conoscere maggiormente Omicron, avere la conferma della minor letalità, del fatto che è meno aggressiva. Solo allora, eventualmente, potremo prendere decisioni" continua Sileri.  Pregliasco, che fa parte del Cts, ha previsto per il 15-20 gennaio 100 mila nuove infezioni al giorno in Italia: "Credo che ci arriveremo molto prima considerando la contagiosità della variante Omicron", ha avvisato Sileri. Durante la conferena stampa di fine anno il presidente del Consiglio Mario Draghi aveva rimandato alla seguente cabina di regia la decisione su un'eventuale ritorno allo smart working, visto il boom contagi: poi non se n'è fatto nulla, e non è detto che si farà.

L'ultimo decreto pubblicato poche ore prima di Natale stabilisce tra le altre cose che persino i lavoratori fragili dovranno aspettare un nuovo decreto che indicherà le patologie in presenza delle quali è permesso lo smart working. Il decreto sarà emanato entro il 25 gennaio 2022. Non bastava far riferimento all'elenco stilato mesi fa per le categorie a rischio con priorità vaccinale? Se lo chiedono in tanti. Burocrazia, lentezze, Italia. Intanto Omicron galoppa. La rinuncia allo smart working è la dimostrazione plastica non tanto del fatto che non abbiamo pianificato il contenimento della "sorpresa" Omicron, ma che non siamo riusciti a correggere in corsa la traiettoria.

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