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Sabato, 29 Gennaio 2022
L'investimento

Distributori di idrogeno in Italia: Snam riconverte i gasdotti

Tra il 2021 e il 2025 sono previsti 8,1 miliardi di investimenti

L’idrogeno è considerata la migliore fonte di energia rinnovabile per il futuro dell’intero globo. Di metodi per ottenere energia in modo alternativo se ne conoscono, ma la maggior parte ha il difetto di essere utilizzabile soltanto attraverso procedure dipendenti dalle fonti fossili a cui l’intero Globo è abituato dai tempi della rivoluzione industriale. L’idrogeno invece, sembra poter superare questa criticità ed essere la chiave per un futuro ecosostenibile. Ne è convinta sicuramente anche Snam, una delle principali società di infrastrutture energetiche al mondo, che prevede di installare la prima rete a idrogeno di 2.700 chilometri da Sud a Nord in Italia entro il 2030. Lo ha detto proprio la società in occasione della presentazione del Piano Strategico 2021-2025, che prevede l’investimento di 23 miliardi di euro per "rendere l'Italia un hub mediterraneo verso l'Europa. Snam prevede così il passaggio da società di infrastrutture del gas a società di infrastrutture energetiche e green. E' la 'Visione al 2030' del Gruppo che presenta il Piano Strategico 2021-2025. Gli investimenti saranno concentrati nel trasporto, stoccaggio e progetti green sull'idrogeno ed il biometano. Tra il 2021 e il 2025 sono previsti 8,1 miliardi di investimenti (700 milioni in più del Piano precedente al 2024).

Di cosa si tratta di preciso? Snam prevede la riconversione dei quasi tremila chilometri di rete, da Mazara del Vallo a Passo Gries e Tarvisio per il trasporto di idrogeno dall'Italia verso le aree del Nord Europa, dove c’è una maggiore domanda. In pratica l’Italia diventerebbe un crocevia fondamentale per l'approvvigionamento dell’idrogeno da parte dei Paesi del Nord del Vecchio continente, in particolare la Germania. Tale conversione avverrà attraverso attività di repurposing di infrastrutture esistenti e realizzazioni di nuove linee.

Quella sull'idrogeno illustrata oggi da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, "è la nostra strategia e vi siamo più che ben inseriti, tra l'operazione con Eni sui gasdotti e i nostri piani siamo oggi molto ambiti dai tedeschi e dalla Commissione Ue" ha spiegato Marco Alverà, Ceo di Snam. Von del Leyene infatti avrebbe fissato come obiettivo quello di portare il costo sotto 1,8 euro al chilo entro il 2030. “Una cifra sfidante ma fattibile” ha detto Alverà perché rappresenterebbe meno della metà di quanto non si paghi già oggi. E siccome per l'Europa si stimano dieci milioni di tonnellate l'anno di idrogeno verde per un prezzo sotto 1,8 euro al chilo, "produrre 10 milioni di tonnellate l'anno - continua Alverà - significa scendere sotto i 2 dollari al chilo, è e una profezia che si autoavvera, con l'abbassarsi del costo degli elettrolizzatori" la cui disponibilità dovrà aumentare, facendo scendere i costi.

Snam ha diversi progetti e sono relativi anche allo stoccaggio per un investimento fino a cinque miliardi di euro, di cui 3 miliardi nello stoccaggio di gas naturale e biometano e due miliardi in nuovo stoccaggio di energia (inclusi idrogeno, anidride carbonica, gas naturale e biometano). 

Perchè l'idrogeno è il futuro per un mondo decarbonizzato 

Si parla molto di idrogeno perché viene visto come la migliore alternativa ai carboni fossili dagli esperti e, di conseguenza, anche dai big del pianeta, che provano ad accelerare su un sistema economico globale più sostenibile. Secondo diversi studi, l'idrogeno può diventare un elemento essenziale della transizione energetica verso la quale sta andando l’Europa. Lo dice uno studio dal titolo "Hydrogen Roadmap Europe: Un percorso sostenibile per la transizione energetica europea". Il report redatto da una serie di aziende europee impegnate nel settore dell’energia stima come l’idrogeno verde potrebbe coprire entro il 2050 fino al 24% della domanda finale di energia e creare 5,4 milioni di posti di lavoro, oltre a contribuire al totale riduzione di 560 milioni di tonnellate di CO2.  

Idrogeno verde? Sì, perché il problema è che l’idrogeno non aiuta alla decarbonizzazione a prescindere. Dipende. Quello prodotto oggi in quantità maggiore è noto come "idrogeno grigio" perché dipende dallo sfruttamento di combustibili fossili. Ci sono poi delle forme di lavorazione che riducono la dipendenza dal carbone e si parla di “idrogeno blu”. Ma l’unico veramente slegato da qualsiasi forma di inquinamento e sfruttamento dell’ambiente è l’idrogeno verde, che si può ottenere, tra le varie, attraverso l'elettrolisi dell'acqua in speciali celle elettrochimiche alimentate da elettricità prodotta da fonti rinnovabili. Soprattutto attraverso l’eolico offshore, cioè l'eolico realizzato in mare, dove i venti sono molto forti e consentono alle turbine di generare grande potenza energetica. 
L’idrogeno è il più leggero e il più abbondante degli elementi che compone la materia. Quasi il 90% delle cose che vediamo intorno a noi è composto anche da idrogeno che, ricordiamolo, è anche il composto dell’acqua perché la formula dell’idrogeno è H2, mentre l’acqua è la nota a tutti H2O. Il problema è che non esiste in natura da solo, ma si trova solo combinato con altri elementi. Serve separarlo per sfruttare tutto il suo potenziale energetico e quel processo rischia di dipendere sempre dai fossili e di avere quindi un costo economico e ambientale, rendendo così vana e paradossale la conversione ad una fonte energetica nuova. 

La possibilità di avere una rete di trasporti senza emissioni inquinanti è possibile. L’unica via sembra l’idrogeno verde. Per questo la comunità scientifica e tecnologica è impegnata da tempo a rendere l’idrogeno verde più facile da produrre e più economico. Il progresso sembra aprire una nuova era industriale e a quanto pare potrebbe essere anche a portata di mano. 
 

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