Lotta agli sprechi e tagli alle agevolazioni fiscali: il governo rilancia la spending review

Riduzione delle "tax expenditures", lotta all'evasione fiscale e dismissione del patrimonio dello Stato. Sono queste le misure allo studio per scongiurare l'aumento dell'Iva (e magari realizzare la flat tax). Ma la strada è tutta in salita

Foto ANSA

Dove trovare i soldi che servono a finanziare la Flat tax e scongiurare l’aumento dell’Iva? Il governo punta tutto sulla revisione della spesa e sul taglio delle "spese inutili". Secondo il premier Conte, le coperture per centrare gli obiettivi del governo andranno cercate nelle risorse che arriveranno dalla "spending review", dalla "revisione delle tax expenditures" e da "un'aggressiva politica di contrasto dell'evasione e dell'elusione fiscale".

Salvini: "Via le spese inutiili e le scorte ingiustificate"

Anche Matteo Salvini, ospite di Rtl 102.5., ha assicurato che non ci sarà nessun aumento dell'Iva. "Stiamo lavorando - ha detto - su un taglio di spese inutili. Faccio l'esempio del ministero dell'Interno: il taglio delle scorte. Oggi abbiamo quasi 2000 agenti impegnati nel servizio di scorta o nel proteggere Tizio o Caio. Qualcuno è a rischio e la protezione è assolutamente giustificata; per qualcuno che ce l'ha come status symbol da 10 o 15 anni, rivedremo i criteri di assegnazione".

Non solo. "Stiamo lavorando - ha aggiunto - su un piano di vendita degli immobili pubblici vuoti da anni" e su una serie di dismissioni dalle quali, ha precisato Salvini citando un dato "a memoria", dovrebbero arrivare 6 miliardi. 

Tre miliardi dalla vendita dei beni dello Stato

Tagli alle "spese inutili", dismissione del patrimonio pubblico, politica di contrasto all’evasione fiscale. Tutti buoni propositi, ma non certo inediti. Vediamoli uno per uno. Nel Def c’è scritto ad esempio che l’esecutivo intende avviare "un programma straordinario di dismissioni immobiliari per 1,25 miliardi nel triennio 2019-2021, oltre agli 1,84 miliardi già previsti a legislazione vigente".

Il 78% degli immobili è usato direttamente dallo Stato

A questo proposito, il Mef ricorda che "il valore patrimoniale dei fabbricati pubblici censiti, pari a circa 1 milione di unità catastali, è stimato in 284 miliardi" e tuttavia esso "è per la maggior parte (78 per cento) riconducibile a fabbricati utilizzati direttamente dalla PA (circa 222 miliardi) e quindi non disponibili, nel breve-medio termine, per progetti di valorizzazione e dismissione. Il restante 22 per cento è dato in uso, a titolo gratuito o oneroso, a privati (48 miliardi), oppure risulta non utilizzato (12 miliardi) o in ristrutturazione (2 miliardi)".

In sostanza lo Stato conta di ricavare circa 3 miliardi in un triennio (e non 6 come ha suggerito Salvini), dalla vendità dei suoi beni. Un’impresa non certo facile dal momento che potrà fare cassa solo sugli immobili non utilizzati direttamente dallo Stato (il 22% del totale) alcuni dei quali però sono già in affitto a "titolo oneroso". 

La lotta all'evasione fiscale

La promessa di recuperare soldi dall’evasione fiscale è invece un vero e proprio evergreen, usato alla bisogna da politici di qualunque colore. Nel Def viene specificato che il contrasto all’evasione "sarà perseguito potenziando tutti gli strumenti a disposizione dell’amministrazione finanziaria, in particolare sfruttando l’applicazione di nuove tecnologie per effettuare controlli mirati". 

E vale a dire? "Da gennaio 2019 - si legge ancora nel documento - è entrato a regime l’obbligo di fatturazione elettronica tra operatori economici, associato a misure di semplificazione fiscale e di riduzione degli oneri amministrativi a carico dei contribuenti . Già nel primo mese di operatività sono più che raddoppiate le fatture elettroniche inviate all’Agenzia delle Entrate: i dati mostrano un trend in forte ascesa, con 228 milioni di file inviati da parte di oltre 2,3 milioni di operatori".

Va detto che finora il contrasto all’evasione fiscale non ha mai dato i risultati auspicati dai governi di turno e visti i condoni da poco varati c’è qualche dubbio che negli anni a venire le cose possano andare diversamente. 

Spending review, quando il M5s prometteva di trovare 70 miliardi

E poi c’è la spending review. Tutti la invocano (dall’opposizione) per poi cambiare idea una volta al governo. La revisione della spesa era già stata promessa dall’esecutivo ben prima della finanziaria del 2019, poi però nel giro di qualche settimana del "team mani di forbice" annunciato da Di Maio si erano perse le tracce.

Nel Def si parla di risparmi per "2 miliardi nel 2020 (ammontare invariato rispetto al 2019) a 5 miliardi nel 2021 e 8 miliardi (cumulati) nel 2022". In campagna elettorale il M5s aveva promesso di recuperare ben 70 miliardi nel corso della legislatura con i tagli agli "sprechi" e alle "spese inutili". Finora però si è visto ben poco: basti pensare che l'intervento sulle pensioni d'oro ha garantito un gettito di appena 70 milioni. 

Il governo punta sulle agevolazioni fiscali

Anche volendo essere ottimisti però appare difficile che grazie a questi interventi si possano trovare i soldi necessari a scongiurare l’aumento dell’Iva (costo 23 miliardi) e finanziare la Flat Tax (15 miliardi). Senza contare poi il rifinanziamento di reddito di cittadinanza e quota 100. Per questo il governo guarda soprattutto alle tax expenditures, le centinaia di agevolazioni fiscali che pesano per circa 75 miliardi sulle casse dello Stato.

Le misure classificate come tax expenditures In Italia sono centinaia, e decine di milioni i contribuenti interessati. Si va dalle detrazioni Irpef per spese di reddito o per familiari a carico, ai bonus fiscali per le fonti energetiche fossili per agricoltori e trasportatori, passando per le detrazioni per le spese veterinarie e i sussidi per le spese funerarie, le assicurazioni e le cooperative. Si stima che le detrazioni definite 'intoccabili' abbiano un peso quantificabile in una 50ina di miliardi di euro l'anno.

Non sarà una sforbiciata indolore

Ci sono ovviamente alcune spese su cui si potrebbe intervenire. Un miliardo e mezzo è ad esempio destinato all’esenzione dall'accisa sui carburanti per gli aerei. Poi ci sono 456 milioni di euro di esenzioni dall'accisa sui carburanti per la navigazione, 1.295 milioni di euro di rimborsi per il gasolio per l'autotrasporto e 634 milioni di euro di esenzione dall'accisa sull'energia elettrica. Tagliare queste agevolazioni però non sarebbe indolore e, oltre a danneggiare alcune categorie di lavoratori, potrebbe finire per ritorcersi anche contro i consumatori (eliminare le agevolazioni agli autotrasportatori potrebbe ad esempio portare ad un aumento dei prezzi dei prodotti).

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Il taglio delle "tax expenditures" peraltro era stato già annunciato in estate, ma come sappiamo l’esecutivo aveva deciso di fare marcia indietro ingaggiando una lunga battaglia con Bruxelles per sforare gli  obiettivi di deficit. 

Def 2019, a questo link è possibile consulare il programma nazionale di riforma
 

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