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Sabato, 27 Novembre 2021
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Lo spread tocca quota 335, poi ripiega. Di Maio: "Il deficit al 2,4% non si tocca"

Dopo il flop di ieri dei Btp Italia, oggi lo spread ha aperto di nuovo in rialzo. Secondo il Mef, solo nel 2018 pagheremo 1,9 miliardi in più rispetto alle previsioni di aprile

Il debutto del Btp Italia, il primo emesso sotto le insegne del nuovo governo, ieri ha fatto segnare un risultato non proprio esaltante (eufemismo), raccogliendo sottoscrizioni per 481,3 milioni (record negativo dal giugno 2012). A fine seduta il differenziale tra Btp e Bund è arrivato a toccare i 322 punti base e oggi, alla vigilia del parere della Commissione europea sulla manovra, che potrebbe preludere all’avvio di una procedura per deficit eccessivo, le cose sembrano andare anche peggio. In rialzo deciso lo spread tra Btp e Bund tedeschi che ha toccato anche i 335 punti base con un rendimento del 3,70%, per poi ripiegare intorno ai 325 punti.

Insomma, se non è allarme rosso ci manca pochissimo, se pensiamo che la soglia fissata dal governo per fare dietrfront sulla manovra è di 400 punti base. 

Spread in tempo reale

Il responsabile del Mef: "La situazione non è preoccupante"

Secondo Davide Iacovoni, responsabile debito pubblico del Mef al Gr1 economia,  lo spread volato ieri a 322 punti non è di per se preoccupante, anche se ''il volume raccolto, poco meno di 500 milioni di euro, è stato inferiore alle aspettative". 

''La situazione - dice - non è di per se particolarmente problematica e assolutamente non è insostenibile, nella misura in cui gradualmente si riesce a ritrovare stabilità sul mercato e quindi una minore volatilità. Noi abbiamo dei feedback molto positivi da diverse tipologie di investitori sia nazionali che internazionali. In un contesto invece di volatilità che alto questo tende a mantenere tutti quanti più prudenti''.

Iacovoni però ammette che l'aumento dello spread costerà caro agli italiani in termini di interessi sul debito: per il 2018 il costo degli interessi pari a circa 1,9 miliardi sopra il livello di spesa che era stato previsto ad aprile, quando erano stati simulati i dati del Def . Per il 2019 questo incremento, invece, diventa chiaramente più consistente tra i 3,5 miliardi e i 4 miliardi di euro.

Cgia: spread a 300 è un rischio per le imprese

Con uno spread sopra i 300 punti base, nell’economia reale del nostro Paese sono più a rischio le imprese che le famiglie. A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA che ha analizzato sia la situazione di liquidità delle imprese sia il peso dei titoli di Stato e il numero di mutui per l’acquisto della casa in capo alle nostre famiglie.

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Se circa la metà delle imprese italiane (2,5 milioni) ha all’attivo poco meno di 681 miliardi di euro di prestiti bancari (impieghi vivi relativi al mese di giugno del 2018), per contro, solo il 9,3 per cento delle famiglie (pari a 2,4 milioni) ha in essere un mutuo per l’acquisto della prima casa e un altro 6,1 per cento (pari a 1,6 milioni di nuclei) detiene dei Titoli di Stato. Sulla base dei dati della Banca d’Italia (aggiornati al 31 dicembre 2017) si evince che l’ammontare dei Bot e dei Cct/Btp in possesso delle famiglie è di 300 miliardi di euro, mentre l’indebitamento per mutui collegati all’acquisto dell’abitazione ammonta a circa 340 miliardi di euro.

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Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: "E’ ovvio che con il perdurare di uno spread così elevato a farne le spese sarebbe tutto il sistema paese, in quanto il costo del debito pubblico, ad esempio, subirebbe un forte aggravio. Al netto delle banche, nell’economia reale, invece, i più esposti in termini assoluti sono gli imprenditori che si troveranno a pagare di più il denaro ricevuto in prestito dalle banche e in prospettiva avranno meno credito a disposizione, perché per gli istituti di credito sarà più difficile erogarlo". 

Spread in aumento, Di Maio: "Non torniamo indietro"

"La Ue si sta comportando come un muro di gomma nei confronti dell'Italia. Da una parte abbiamo l'establishment, dall'altra quota 100, abbiamo il reddito e le pensioni di cittadinanza e l'abbassamento dell'Ires per le aziende che assumono. Noi tutti questi provvedimenti li vogliamo portare a casa a ogni costo". Lo ha detto il vice premier, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, ospite di "Radio anch'io" su Radio Raiuno.

"Non lo so che cosa deciderà la Commissione europea. Una cosa però deve essere certa: se si aprono al dialogo con noi una soluzione - che non preveda l'elimininazione delle misure che abbiamo detto dalla legge di bilancio- la troviamo, sui tagli agli sprechi, sulla dismissione degli enti pubblici e del patrimonio secondario dello Stato... questo si può fare", ha sostenuto.

"Ma se la linea della Ue è 'facciamola pagare all'Italia che ha osato superare dei margini per aiutare gli italiani', allora io non posso che andare avanti. Loro sono compatti? Sono tutti contro di noi? Anche noi siamo compatti e gli italiani sono con noi", ha concluso Di Maio. "Boeri dice che non ci sono i soldi per fare tutte queste cose? Beh io credo che non dovrebbe lanciare questi allarmismi perché le norme su quota 100 e sul reddito di cittadinanza ancora non le abbiamo scritte, quindi come fa a sapere che i soldi non ci sono?"

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