Scontro Lega-M5s e lettera di richiamo Ue: vola lo spread, Italia sotto pressione

Giovedì nero a Piazza Affari: il differenziale tra i Btp e i Bund è arrivato a toccare i 326 punti, nuovo picco da 5 anni e mezzo. La commissione Ue boccia l'Italia: "Deviazione senza precedenti". Il Governo ha tempo fino al 22 ottobre per una risposta

La Borsa Italiana in piazza Affari, Milano

"Il progetto di Bilancio presentato dall'Italia sembra configurare una inadempienza particolarmente grave rispetto alle regole del Patto Ue". Così la lettera della Commissione europea in risposta alla manovra 2019 approvata lo scorsa settimanda dal Governo Conte.

"Il deficit al 2,4% preoccupa l'Ue" afferma il commissario per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici nel corso della conferenza stampa che si tiene al Mef. Ma ora a preoccupare ancora più gli investitori è il rischio di un downgrade nei rapporti che le agenzie di rating sono chiamate a pubblicare entro la fine di ottobre

Lettera Ue: "Deviazione senza precedenti"

I rilievi avanzati dall'esecutivo comunitario vertono sulla deviazione dal Patto di stabilità e di crescita che i commissari reputano "senza precedenti nella storia". Il governo dell'eurozona aveva infatti invitato l'Italia a continuare la cura dei conti con il taglio del debito pubblico diffidando il governo del nostro paese dal dare il là ad una manovra espansiva.

La Commissione europea sollecita l'Italia a rispondere entro il 22 ottobre alla sua lettera di rilievi sul progetto di Bilancio, in modo da poter formulare una valutazione definitiva, e mentre tra Lega e M5S è scontro aperto sul decreto fiscale, lo spread vola alle stelle: Piazza Affari chiude in deciso ribasso con il Ftse Mib -1,89% a 19.087 punti, sui minimi da marzo 2017.

A essere fortemente colpiti sono i nostri titoli di Stato: il differenziale tra i Btp e i Bund è arrivato a toccare i 326 punti, nuovo picco da 5 anni e mezzo, con il rendimento del decennale italiano salito fino al 3,7%.

Scivolano nuovamente le banche con l'acuirsi delle tensioni sullo spread: Banco Bpm -5,7%, Unicredit -3,4%, Ubi -3,36%, Intesa Sp -3,3%. Tra le blue chip, maglia nera a Buzzi Unicem (-6,43) sulla scia della rivale Heidelbergcement, che ha annunciato la revisione al ribasso della guidance sugli utili 2018.

Scontro tra Lega e 5 stelle sul condono

Dopo le accuse Luigi Di Maio rompe il silenzio sul caso del "condono per i reati di riciclaggio e autoricicalggio" inseriti nel decreto fiscale.

"Il tema è politico e ha bisogno di un chiarimento politico - spiega il vicepremier su Facebook - La sede è in Consiglio dei Ministri ma possiamo fare anche un vertice prima anche perchè lo spread è a 327 perchè i mercati pensano che questo governo non sia più compatto".

Sabato mattina si svolgerà un Consiglio dei ministri: lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una conferenza stampa a Bruxelles durante la quale il premier ha ribadito che venerdi sera al ritorno a Roma rileggerà i testi del decreto fiscale che tanto stanno facendo discutere.

"Sabato mattina ho convocato il vertice, ci riuniremo per confermare la deliberazione a seguito del coordinamento tecnico dei testi o se del caso per diradare dei dubbi. Se ci fosse anche qualche dubbio politico, tranquillamente in piena trasparenza ci confronteremo con tutti i ministri e se sarà necessario faremo una seconda deliberazione".

Ma che cosa è successo? Esiste davvero una "manina" che ha cambiato il decreto fiscale in cui è contenuto il condono della discordia?

Dopo le accuse del vicepremier Luigi Di Maio andate in onda sulla rete ammiraglia Rai1 all'interno del programma Porta a Porta in cui il leader pentastellato accusava l'aggiunta di misure di condono non concordate durante il consiglio dei ministri, il capogruppo M5S alla Camera, Francesco D’Uva rincara la dose: 

"La misura inserita all’ultimo nel testo del decreto fiscale semplicemente sparirà. Dico grazie a Luigi di Maio che ha scovato questa furberia che favorirebbe i grandi evasori e al premier Conte che ha stoppato un’altra misura fantasma".

Eppure, l'altra forza della compagine governativa conferma che "tutti sapevano": lo conferma Massimo Garavaglia, viceministro all'Economia della Lega e Riccardo Molinari, capogruppo del Carroccio a Montecitorio, che si dice "stupito" del baccano montato dai 5 stelle. Sempre sul fronte leghista il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, ospite del programma di Rai Radio1 Un Giorno da Pecora ha sostenuto la necessità dello Scudo Fiscale, spiegando: “si vuole dare una mano alle imprese che essendo in difficoltà non hanno pagato le tasse, perché non hanno potuto pagarle. E se queste hanno anche delle ditte all'estero, è chiaro che devi allargare anche all'estero. Se uno ha l'impresa all'estero cosa facciamo, gli diciamo no, sei cattivo?”.

"Quelli che non pagano le tasse sono quelli che spostano le sedi legali in altri paesi così non pagano nulla in Italia, quelli sono i veri evasori, quelli che fanno le società con le scatole cinesi. Non consideriamo evasori coloro che non hanno pagato per rimanere in piedi".

Romeo spiega anche che le accuse di Di Maio nascono solo da un misunderstanding: "Vedrete che nelle prossime ore la cosa si chiarirà, non c'è nessuna manina, via"

Ma che la tensione sia salita ben oltre i livelli di guardia tra gli alleati di governo è evidente e lo scontro ha fatto anche saltare la chiusura dell'accordo politico sulle nomine Rai.

Condoni penali e scudi fiscali, cosa è successo

"Lunedì prima del Consiglio dei ministri c'è stato un tavolo politico in cui l'accordo raggiunto prevedeva nessun condono penale e niente scudo fiscale sui capitali esteri - spiega Laura Castelli, viceministro dell'Economia ed esponente del M5S - Adesso la Lega ci dicono che approvano una norma che introduce per capitali all'estero? Allora c'è un problema politico".

"Basta un vertice politico tra Salvini, Di Maio e Conte in cui si chiariscano, per noi - ribadisce - gli accordi sono quelli del contratto di governo e di lì non ci muoviamo".

Per spiegare cosa sia successo è bene però comprendere come funziona il percorso che porta all'approvazione della legge di bilancio e del collegato decreto fiscale.

Le norme sul condono della discordia sono contenute nel decreto legge fiscale che entrarà in vigore non appena firmata dal presidente della Repubblica e pubblicata nella Gazzetta ufficiale. Tuttavia è prassi che nel Consiglio dei ministri non si approvi il testo vero e proprio ma una serie di linee guida che funzionano come canovacci su cui i tecnici scrivono il testo del decreto legge che, bozza dopo bozza, viene visionato dai ministeri competenti e poi controllato dalla Ragioneria generale dello Stato e dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi. Solo a questo punto il testo torna all’ufficio del presidente del Consiglio, che lo invia al presidente della Repubblica per la firma.

Quindi quanto affermato da Di Maio appare contraddittorio anche alla luce di quanto dichiarato dal Quirinale prima e dal premier Conte poi che ha confermato una cosa che sapevano già tutti gli addetti ai lavori e cioè che il decreto fiscale non era ancora arrivato alla fase in cui viene ultimato e spedito al presidente della Repubblica.

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Nessun misterioso ufficio, l'unico mistero resta su una "manina" che, ai più, appare solo come calata appositamente a fini elettorali, sià essa per reinserire una norma (sul condono penale e sullo scudo fiscale) precedentemante stralciata, o per gettare polvere sugli occhi.

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