Lunedì, 26 Luglio 2021
Economia

Un "tesoro" nella spazzatura: quanto ci costa lo spreco di cibo

Secondo l'Osservatorio Waste Watcher 2020 gli alimenti che gettiamo nell'immondizia costano quasi 5 euro a settimana per ogni famiglia, per un conto totale che arriva a 10 miliardi di euro

Foto di repertorio

Nonostante lo spreco di cibo tra le mura domestiche sia in calo del 25%, il cibo che non consumiamo e gettiamo nella spazzatura continua ad avere un costo tutt'altro che esiguo. Secondo i dati contenuti nell'Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market/Swg, realizzato in occasione della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare di mercoledì 5 febbraio 2020, promossa dalla campagna Spreco Zero con il patrocinio dei ministeri dell’Ambiente, della Salute e degli Affari Esteri.

Quanto ci costa lo spreco alimentare

Ma passiamo ai numeri. Quanto ci costa lo spreco di cibo? Il costo medio settimanale per ogni famiglia è di circa 5 euro (4,9 per la precisione), per un totale annuo che sfiora i 240 euro per nucleo familiare. Il conteggio totale parla di 6,5 miliardi gettati nella pattumiera in Italia, che arrivano a 10 miliardi se si includono anche gli sprechi derivanti dalla filiera produzione/distribuzione 2020, par a circa 3miliardi 293 milioni. 

Nel rapporto Waste Watcher del 2019, lo spreco alimentare si attestava su un valore medio di 6,6 euro settimanali per nucleo familiare (il costo di 600 grammi circa di spreco settimanale), per un totale di circa 8,4 miliardi di euro, la tendenza 2020 è quindi di circa il 25% in meno in termini di spreco alimentare nelle case degli italiani.

Il Rapporto Waste Watcher 2020 è legato allo spreco percepito. Il dato dello spreco 'reale' era stato calcolato nel 2018-2019 misurando lo spreco nelle famiglie italiane con i test scientifici dei 'Diari di famiglia' (Progetto Reduce dell'Università di Bologna-Distal con il ministero dell'Ambiente e la campagna Spreco Zero), registrando 8,70 euro di spreco alimentare settimanale per ogni nucleo familiare, per un costo complessivo di 11.500 miliardi di euro ogni anno. L'aspettativa è che anche la prossima rilevazione dei Diari di Famiglia dimostri che lo spreco alimentare domestico è in calo.

Spreco alimentare, dalla salute alle etichette: cosa pensano gli italiani

Quasi 7 italiani su 10 (il 66%) ritengono ci sia una connessione precisa fra spreco alimentare, salute dell'ambiente e dell'uomo (è sempre così per il 30% degli intervistati, lo è spesso per il 36% e solo talvolta per il 20%). Così, al momento dell'acquisto l'attenzione agli aspetti della salubrità del cibo e del suo valore per l'impatto sulla salute, così come agli elementi di sicurezza alimentare, incide in maniera determinante per 1 italiano su 3, il 36%. Mentre per un'identica percentuale di italiani (36%) questo aspetto incide in una certa misura non determinante. Il 13% degli italiani ritiene di poter dare per scontato questi aspetti rispetto al cibo in vendita e una residua percentuale non ci fa caso (6%) o non ha elementi specifici di valutazione (9%).

Per attingere informazioni sulla salubrità e sul valore del cibo che si intende acquistare, essenziali si confermano le etichette: ben il 64% dichiara di consultarle al momento dell'acquisto come garanzia di sicurezza per i prodotti, mentre 1 italiano su 2 (51%) attribuisce valore alla stagionalità dei prodotti, come garanzia di scelta alimentare corretta. I prodotti bio sono presidio di certezza nell'acquisto del cibo per 1 italiano su 5 (19%) e una significativa percentuale dichiara di informarsi prima di fare la spesa (17%). In ogni caso, l'asticella dell'attenzione per la questione spreco si è quindi decisamente alzata: lo dichiarano d'altra parte 7 italiani su 10 (68%) per i quali l'ultimo decennio è stato decisivo per approcciare la gestione del cibo in modo più consapevole, mentre per il 24% l'attenzione è rimasta inalterata.

Determinante, per ben 1 italiano su 2, sono i grandi paradossi e le diseguaglianze del mondo, quindi un aspetto etico-sociale. Ma è notevole, per quasi 6 italiani su 10 (57%) la sensibilizzazione prodotta negli ultimi anni attraverso la veicolazione di dati e la sensibilizzazione di campagne informative e iniziative coinvolgenti sul tema spreco, che ha raggiunto oltre 1 italiano su 5 (23%). Un po' meno sono filtrati i messaggi della produzione/grande distribuzione (14%), dei media (12%) e le raccomandazioni di singoli personaggi autorevoli (5%).

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